bitless & barefoot - studio

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ANNO 2011 :

- Il tuo cavallo sferrato, necessità ed aspettative

- Tempo al tempo!  / it's relevant to ALL bare working & competing feet

- Asini!

- La capezza di Cook, un articolo da "the horse" e riferimenti bibliografici

- Scarpette e solette

- Etica?

- Dalla parte del più forte

- Anemia infettiva equina/ Equine infectious anaemia

- un video della SwedishHoofSchool, commento

- La Storia di Rocket

- "Vaccini e vaccinosi" Ward, DVM

- "And they call us horse lovers"  Miller, DVM

- Appello di T. Teskey, DVM

- In Turchia

 

ANNO 2010 :

- P.Paradise (una discussione tra amici)

- Why Do Horses Get Frog Disease?

- La scelta del cavallo

- Parassiti e loro controllo

- I livelli nel pareggio

- Storie di cavalli. Cavalli che lavorano bitless and barefoot

- Crioterapia e prevenzione della laminite. Favole per sempliciotti.

- Parassiti. Un fungo di cui sentirete parlare

- Fioccati. Un alimento da evitare 

 


 

Il tuo cavallo sferrato. Prime indicazioni su necessità ed aspettative.

Con gli auguri di fine anno, è il 29 dicembre, ecco la letterina introduttiva che dal prossimo gennaio accompagnerà la sferratura di ogni nuovo cavallo. Alla letterina fanno seguito le "linee di guida" tratte dalla introduzione nella pagina "studio di zoccoli"

Abbandonare il ferro elimina il paravento che può avere occultato numerosi problemi. Non è la sola sferratura a potere risolvere gli eventuali problemi del cavallo o che può farlo diventare realmente sound, pur rappresentando essa la premessa necessaria.  Dovrai provvedere a mettere il cavallo nelle condizioni migliori se desideri ottenere da lui una buona prestazione scalza.

Quasi tutti i proprietari non hanno cura degli zoccoli del proprio cavallo, limitandosi a farlo riferrare ad intervalli spesso economici. La semplice osservazione, pulizia e disinfezione del piede è rara ed ostacolata dalla presenza del ferro.

La gestione del cavallo in spazi ristretti, l'alimentazione troppo ricca a fronte di un “lavoro” di qualche ora la settimana, la sosta su terreni sporchi, la deambulazione su terreni morbidi, la ferratura, minano la salute del piede rendendo sempre più fragile e inconsistente l'insieme zoccolo.

La prestazione non sarà eguale, standard, da cavallo a cavallo come non sono mai eguali le prestazioni ottenibili da diversi atleti umani nelle diverse discipline. Ogni essere vivente ha una dotazione di partenza che gli permette di diventare un campione, un capo o di rimanere se va bene un semplice dilettante o gregario comunque degno di rispetto.

La genetica, le condizioni di allevamento, l'età alla prima ferratura, le capacità del maniscalco, la frequenza di ferratura, determinano le condizioni del piede del cavallo che oggi è stato deciso di sferrare.

Gestione, alimentazione semplice, movimento, pulizia, frequenza di pareggio, ne determineranno le condizioni future.

I compromessi, giocheranno a sfavore del cavallo.

Durante il periodo di transizione, più o meno lungo, potranno rendersi necessarie cautele dettate dal buon senso o vera e propria protezione dello zoccolo rappresentata da scarpette e solette.

Come regola generale tieni presente che il cavallo si muoverà confortevolmente solo sul terreno sul quale staziona e si muove con continuità. Un diverso terreno, magari più aggressivo, va introdotto con gradualità e pazienza o affrontato con una protezione temporanea.

Ti invitiamo a leggere articoli introduttivi sul sito:  www.bitlessandbarefoot-studio.com

Per tua maggiore informazione la linea di guida bitlessandbarefoot-studio per il pareggio dei cavalli prevede:

- Suola

Rispetto assoluto della formazione callosa e  valutazione del suo spessore senza ricerca della linea bianca ad ogni intervento. Queste formazioni sono generate dal cavallo per la riduzione della concavità della volta soleale al fine del contenimento del carico periferico che tende ad aumentare con l'indurirsi dei terreni con conseguente scarsa penetrabilità dello zoccolo. Consentono il sicuro appoggio e sono una maggiore assicurazione contro le asperità del terreno.

Nel cavallo appena sferrato, eliminazione del gesso e del materiale  che non ha potuto essere esfoliato grazie al contatto della suola con il terreno.

Nessuna costruzione artificiale della concavità basata sulla speculazione del maggiore elaterio indotto. La suola deve trovare la sua concavità, spessore e densità, grazie al movimento ed alla corretta alimentazione.

-Fettone

Massima cura del fettone. Disinfezione periodica più frequente tanto più il tempo è inclemente ed umido. Nessuna asportazione di tessuto calloso in BUONE condizioni, anche se si presenta in rilievo rispetto al piano di appoggio dello zoccolo. In questo caso il fettone non è stato evidentemente compattato per mancanza di movimento, l'asportazione di materiale anche nella parte più  vicina alla punta è fonte di maggiore sensibilità causa la scarsa densità del materiale rimasto. La pratica di riduzione del fettone nel terzo anteriore, ed in generale, è quindi rifiutata a favore di una maggiore stimolazione e maggiore densità da raggiungere con il movimento.

Solo casi particolari richiedono la riduzione della massa.

-Barre

Le barre, se consistenti e robuste, quindi non suscettibili di spezzarsi e non ripiegate su se stesse sono rispettate. Ridotte in modo da non risultare attive rispetto alla linea congiungente il punto della parete loro adiacente con la parete dal lato opposto. Nella riduzione delle barre si tiene conto della concavità e della penetrabilità dello zoccolo nel terreno sul quale il cavallo vive e si muove.

-Parete

Nel piede sano si lascia la parete attiva rispetto al piano della suola di un paio - tre mm. Se la suola è ricoperta da formazioni callose estive la parete viene lavorata tenendo conto e avendo valutato il loro spessore. La altezza dello zoccolo deve restare invariata e non essere influenzata dalla presenza o meno del callo.

Eventuali flare non naturali  comportano il lavoro di scarico della parete dalla parziale funzione di sostegno del peso che a lei compete tramite lavorazione appropriata. Le setole sono ignorate ritenendo  il lavoro di pareggio periodico dello zoccolo già in grado di ridurle.

Ai quarti si presta attenzione affinché la parete non venga lasciata più alta che altrove affinché lo zoccolo conservi la sua naturale geometria ad arco (arco di La Pierre)

L'altezza dei talloni, così come la lunghezza della punta, influiscono direttamente sulla pendenza dello zoccolo e sull'allineamento dell'asse digitale. Non si ricercano talloni particolarmente bassi su un modello. Due-tre mm. di altezza della parete all'angolo di inflessione sono il limite minimo accettabile. Una altezza transitoria o permanentemente maggiore dei talloni può essere dettata da condizioni particolari o patologiche e necessaria alla riabilitazione consentendo all'animale di muoversi con maggiore disinvoltura.

Riteniamo, con Pete Ramey, di non dovere ricercare tramite il pareggio il parallelismo della terza falange del cavallo con il suolo (cavallo piazzato su superficie livellata e non penetrabile).

Riteniamo più corretto, a cavallo piazzato, un angolo compreso tra i 3° ed i 5° che comporta  il parallelismo tra terza falange e suolo al momento del massimo carico sui talloni con il cavallo in movimento. Non condividiamo la posizione quindi, su questo fondamentale punto, nè di Strasser(che lo ricerca nel cavallo laminitico), nè di Adams, nè di M. Smith, per citare alcuni. Questo introduce un motivo di discussione  sia sull'angolo formato dalla corona con il suolo sia sulla pendenza della parete frontale dello zoccolo (essendo la terza falange un solido e l'angolo tra la faccia articolare e la frontale di P3 fisso).

Riteniamo  che la pendenza dello zoccolo non sia "data" ma segua la gaussiana individuata da Jackson all'interno della popolazione dei cavalli  che vivono liberi in nordamerica e che i nostri domestici siano dispersi all'interno di essa. Riguardo all'altezza dei talloni riteniamo, e sperimentiamo sul campo,con Ramey, che il cavallo sound necessiti di  talloni ad una altezza tale da sostenere, tra le altre cose, il parallelismo di P3 con il suolo MA nel momento successivo all' "impatto" dello zoccolo con il terreno ed i talloni ormai in posizione divaricata verso l'esterno.

Pratiche di "apertura" forzata dei talloni non sono accettate e considerate innaturali. La semplice creazione di un piano inclinato che contrasti la contrazione dei talloni grazie alle forze applicate su di esso dal terreno è accettabile. Nessuna riduzione strutturale al fine di un consumo maggiore ed accellerato di una parte rispetto ad un'altra è accettata.

-Finitura (roll)

Diverse finiture sono adottate compatibili con diversi terreni. Nella finitura si esprime al meglio la visione riguardo alla distribuzione delle forze di reazione alla forza peso. Essa ritiene la suola un esempio di soffitto a volta(come tale componente strutturale di rilievo nel sostegno del peso) e la parete una struttura protettiva con funzioni di sostegno accessorie anche se affatto trascurabili. La finitura della parete, creando un piano ad angolo acuto tra la parete ed il terreno fa si che si crei una forza di compressione da parte del terreno sulla parete verso l'interno. La parete rimane così favorita, nel rimanere adesa alle strutture interne. Terreni particolarmente non penetrabili richiedono invece una water line a terra ed un roll limitato alla parte pigmentata affinché il carico in kg su cm. quadro risulti il più basso possibile. Ai talloni si crea un piano di appoggio piuttosto che un roll, parallelo alle lacune del fettone.

Il piano di finitura della parete è spostato dalla sua sede naturale verso l'alto, consentendo un maggiore scarico dal lavoro di sostegno del peso, al fine di  consentire un più veloce recupero nel cavallo laminitico.

Il posizionamento della terza falange ad un ridotto angolo positivo con il terreno consente di bilanciare, sia nel cavallo sound che laminitico, la migliore scomposizione delle forze atte a sollecitare la giunzione laminare nel modo minore possibile con la tanto millantata forza trattiva del tendine flessore. Questo, insieme al contenimento corretto della punta (siamo contrari al toe rocker almeno così come viene inteso da molti) mette il cavallo ed il suo piede nelle condizioni meccaniche migliori possibili. Per contenimento corretto della punta intendiamo il posizionamento del breakover nel punto più vicino possibile a quello naturale del cavallo, individuato dalla proiezione a terra della dorsale di P3 dalla quale ci distanziamo opportunamente. In pratica ad un quarto di pollice (6mm.) dal limite esterno della suola.

-Bilanciamento medio laterale

Nessun bilanciamento prescinde dal piano della suola. Esso può comportare il disallineamento delle articolazioni. Deve essere effettuato da persona competente che deve sapersi collocare in posizione corretta per l'osservazione.

-Osservazione e registrazione dei dati

La osservazione e registrazione di tutti i dati e misure dello zoccolo viene continuamente sollecitata affinché possa essere valutata l'evoluzione dello zoccolo ed il suo progetto.

-Studio, pratica ed osservazioni

Queste note sono una breve e concisa indicazione del lavoro e della teoria sottostante. Se si desidera applicarle, ma noi consigliamo la gestione professionale dello zoccolo, in specie quello patologico se non altro almeno stagionalmente, non vanno copiate ma studiate. L'insieme teorico comporta le difficoltà incontrate(diamo una idea)per sostenere un esame universitario pesante. A ciò si deve aggiungere la necessaria acquisizione di manualità. Vi invitiamo a partecipare ai nostri incontri, a studiarle insieme a noi e/o tramite la bibliografia ed i video che saremo felici di indicarvi e che trovate in parte nella pagina links.

La meccanica deve essere accompagnata dalla gestione. Non ci può essere salute o riabilitazione in mancanza di libero movimento e alimentazione semplice ed adeguata ad un erbivoro. Per quanta riguarda questi punti alla pagina links trovate il sito della safergrass e di thehorseshoof-naturalbording.

Per sfatare miti e leggende riguardo all'alimentazione del cavallo e non riuscite a farlo se non siete sommersi da prove, filmati, percentuali e tabelle contattate Alberto Barozzi. Ha dedicato gran parte della sua vita a questo. Trovate il contatto nella pagina links sotto bitlessbridleitalia.com

-Frequenza di intervento sullo zoccolo

Qualsiasi "norma" a riguardo è dettata dalla necessità di semplificazione. L'intervallo (30gg.-50gg.) è puramente indicativo. L'unghia di un cavallo cresce costantemente, il terreno più o meno abrasivo e la quantità di movimento ne determinano l'usura. Libertà di movimento e spazio a disposizione accompagnati dalla NECESSITA' di movimento (molti chilometri al giorno) fanno allungare l'intervallo tra un pareggio e l'altro. Le asimmetrie comportano consumi differenziati della capsula, le parti non sufficientemente abrase debbono essere comunque ridotte ad intervalli regolari, quindi può essere pianificato da un trimmer accorto un pareggio più ravvicinato nonostante le favorevoli condizioni di gestione di un cavallo. Le variabili sono molte e non possono essere percepite e valutate dal proprietario preoccupato a volte unicamente dalla spesa periodica per il pareggio. Il desiderio di risparmio sul pareggio accompagnato dalla spesa di 3500 euro per una sella e magari dal continuo acquisto e "smaltimento di cavalli non adatti" non ha nulla a che spartire con la filosofia ironfree.  Spesa Periodica o in alternativa Studio, Applicazione, scelta di un Tutor,  sono le due scelte possibili.

E' frequente tra i proprietari di cavalli , riguardo ai tempi tra un pareggio e l'altro, l'adozione dello stesso comportamento adottato da coloro che hanno i cavalli ferrati: l'allungamento dei tempi. Questo comporta rottura o deformazione della capsula cornea, il pareggio finisce con l'essere di riabilitazione invece che di mantenimento. Questo comportamento miope ha un equivalente nell'acquisto di una vettura costosa senza considerare i costi periodici di rifornimento. Una vettura senza carburante rimane semplicemente in parcheggio, il vostro cavallo subisce dirette conseguenze. E' il vostro "hoof care provider" che ha la esperienza per giudicare se uno zoccolo ha necessità di cura. Il superamento del limite delle 6 settimane conduce ad un rapido deterioramento.


 

Tempo al tempo! /  it's relevant to ALL bare working & competing feet

da

 

I made a very bold statement quite recently. I suppose I was feeling super confident because things have been going extremely well with our barefoot endurance horses. Our best horse, Perseverance Jedi, continues to improve and get faster and faster, and now that he has got up to National Team level, that is very gratifying. However Jedi is sitting at the top of a pyramid, a very broad pyramid of horses we have bred and raised with every intention of competing them entirely barefoot. And every indication is that they are going to be much better that Jedi. They are coming through the levels and running in his slipstream.

So on this wave of confidence I said to somebody, in fact, it was to Dr Glyn Catton of Stride, I said to him: "You can write this down and I will sign it." I said to him: "Eventually, the barefoot horses will go further and faster than the shod horses."

So maybe you think that is pie in the sky, but I don't. Let me explain it like this. The barefoot horses have a huge advantage, and that advantage is not immediate, but that advantage is ongoing, and it is this: The purpose of the hoof is to act as a governor to protect the body, the rest of the horse's body, from over exertion. Too much, too soon. For example, when the hooves do a lot of work they are not ready for, the horse will get footsore. Being footsore is not in any way harmful to the horse, but it does get the horse to slow down, look after itself.

A hoof being footsore is an indicator that a horse is doing too much distance or too much speed, too soon. In fact, distance done slowly is seldom the issue. It is almost always too much speed, too soon. Think of it this way, a hoof will take about seven months to grow out from hairline to the ground. The sole of the hoof is also growing at this time, but doesn't take quite so long. It takes that long for the toughening to work its way through the whole hoof from the inside out. When you condition the horse, you condition it with exercise, not with trimming. A good barefoot form to the hoof is only the outward sign that it is functionally right. But it tells you little about the inner toughness of the hoof. You can't trim the hoof into toughness. You have to work, to ride the hoof into condition.

When you train the horse, the hooves, the bones, the tendons, ligaments, muscles, heart and lungs are under strain. Given enough recovery time between training sessions they will gradually adapt to harder work. Heart and lungs adapt quite fast.

You can get a horse fit in three months as far as the pulse and breathing are concerned, but that is not true for the rest of the horse. The frame of the horse, the structure that has to bear the forces of the muscles pulling on the tendons and the pounding of the joints, cannot be ready in three months. It's not ready in three months. The hoof is the governor for the work load on the rest of the body. And also the shock absorber for absorbing some of the concussion to the joints.


A lot of horses start work as youngsters barefoot and at some time or other early in their careers they are shod, usually at the first sign of being footsore. So the trainer will call in the farrier and put on a shoe, so that the horse can continue work. This is the uttermost folly. When the horse's hoof is telling you that the body needs more time to adapt to the work it's doing, the dial which is telling you this is just switched off! That's not wise.

What the horse is telling you is this is: "Slow down, give me more time to catch up with the work you expect me to do
, and when I've caught up, we can continue from there." In this way, not just the hooves, but the ligaments, the tendons, the bones, the cartilage in the joints, the connective tissues that bind the muscles together, all these things get a chance to catch up with the work. Not to mention the horse's psychology, its mental maturity, surely that plays a role as well?

If you do it this way, the horse will last longer, rather than being retired before its time due to injury, arthritis, tendon injuries, catastrophic suspensory sprains, etc. No, if you proceed at the pace of the hoof, it will take many months longer than you are accustomed to, but the horse will build, year on year, it will get tougher and stronger year by year, slowly getting able to go further, slowly getting able to go faster, slowly getting able to bear more and more intensive training. It is a snowball effect, because as the horse's hoof can stand more work, you can make it train harder, the horse gets faster. You can create a superhorse.

There is far less risk of catastrophic injury, for example, suspensory sprains occur too often in shod horses. The barefoot hoof is far more elastic than the steel shod hoof. It takes up a lot of the sideways strain that occurs with bad footing or slipping that leads to suspensory sprains, therefore protecting the horse. On top of that barefoot hooves have superior grip on all sorts of terrain: mud, tar, paving, boulders. There is another factor which is seldom taken into account because most riders are unaware of it. A horse wearing shoes has very little feeling in its hooves. Yes, what I'm saying is that it is partially numbed by the shoe which is a clamp that affects circulation.

Ashley Gower & PSV Mauser mid-race at the South African International Challenge in Limpopo
The barefoot hoof is sensitive, even when it is highly conditioned, very tough, has a lot of callous so you can ride at speed over rocks and stones, the horse still knows it is riding over rocks and stones. This is not always the case with the shod horse. Shod horses are very prone to stone bruising because as they are galloping along, they come down hard on stones without knowing it. And it's only later in the day that the bruising starts to penetrate the horse's consciousness and he knows that he is now lame.

The barefoot horse however knows what he's running on, he knows that it's sand, he knows that it's stony now. As he's putting his foot down on a big sharp stone he feels it and doesn't throw his full weight onto that leg. He does exactly what you do when you tramp on a sharp stone or a thorn. You gimp, you take a lighter step and you hop, hop three steps. This is what the barefoot horse does, then it carries on without a bruise, because he has never exposed the hoof to the full force of the stone. That is the reason that the barefoot horses have fewer stone bruises than the shod ones.

PSV Mauser's left fore after completing his first 160km at Christiana in 9 hrs 49 min. He averaged 16km/h & placed 3rd
There are other things, barefoot endurance horses, just like shod ones, can be vetted out of a competition due to a high pulse, metabolic problems, muscle cramps and so on, however, lamenesses due to tendon or ligament injuries are extremely rare in barefoot horses, but relatively common in shod horses. This means that a lot of horses are going out of work because of lameness. Whereas the barefoot horses are able to continue training. Of course, they have taken longer to reach the same levels of performance as shod horses, because you were unable to take a short cut. But this not taking a short cut pays off because all the parts toughens up at the correct rate while avoiding damage due to pushing the horse too soon. Therefore, the barefoot horses start catching up and passing their shod equivalents.

They get better year on year and we don't even know yet what the limit is. I don't think we're even close to what we can achieve in time with each horse. And as more and more horses become barefoot endurance horses, with a bigger pool of horses to select the most talented athletes, who knows what heights they will achieve? And this is why I say: "Eventually, as we learn more about high performance barefoot endurance horses, and if we continue to push the boundaries of what we have already shown to be possible, I predict that the barefoot horses will go further and faster than the shod horses." (Franco)

 


 

Franco :  Asini!

Gli asini, non molto diffusi, meriterebbero una considerazione maggiore. La cura dei loro zoccoli viene effettuata sulla scorta della esperienza fatta con i cavalli. Non vi sono particolari studi sugli asini. Se ne conoscete, comunicateceli. Recentemente Pete Ramey ha pubblicato un DVD sugli asini ed elenca queste fondamentali differenze fra asini e cavalli :

Un comportamento più indipendente. Gli asini allo stato libero (burros) interagiscono tra loro lasciando un maggiore spazio tra i singoli individui. Pete ha passato qualche giorno nell'osservazione diretta degli asini rinselvatichiti (burros)non riuscendo a stabilire con loro un contatto e ad avvicinarli progressivamente, come invece normalmente gli hanno lasciato fare i mustang.

La dieta degli asini è più povera. Pur considerando le masse, gli asini necessitano di una razione giornaliera di peso percentualmente inferiore, rispetto al loro peso, di  un cavallo.   Originari del nord Africa  si sono evoluti in zone estremamente povere ed hanno sviluppato un apparato digerente di maggiore rendimento. L'1.5 % del loro peso vivo di fieno, limite minimo per un cavallo, è più che sufficiente per un asino. Ancora più sensibili dei cavalli, sopportano malissimo le aggiunte di concentrati e frutti. Uno stomaco piccolo piccolo è il risultato dell'abitudine a nutrirsi continuamente di quantità estremamente ridotte di cibo.

La loro zona di provenienza avara, calda e piena di sassi e sabbie ha fatto si che sviluppassero orecchie particolarmente grandi per la dissipazione del calore, forse zoccoli più piccoli per avere meno superficie di contatto con un suolo che supera le temperature dell'asfalto sulle nostre autostrade d'estate. Una ulteriore considerazione sulle dimensioni degli zoccoli degli asini deve tenere conto del fatto che non è tanto significativa l'altezza dell'animale quanto il suo volume e quindi la forza peso. (note nostre)

Allo zoccolo più piccolo dell'asino corrisponde  una terza falange di dimensioni ridotte. Le dimensioni dei pastorali lascerebbero supporre di trovare un "ossicino" all'interno della capsula dello zoccolo di dimensioni più generose. Così non è. Particolarmente robusto è invece il sesamoide distale o osso navicolare, colui che permette il mantenimento costante dell'angolo di aggancio o inserzione del tendine flessore profondo alla terza falange. Il fettone è robustissimo ed ampio.

Mentre la parete dello zoccolo di un cavallo spesso e volentieri tende a rompersi se trascurata, la robusta parete dello zoccolo di un asino continua a crescere diventando un vero e proprio trampolo. Con l'allungarsi  eccessivamente tuttavia, essendo comunque di un materiale plastico, lo zoccolo si deforma profondamente. Come una candela lasciata in un ambiente caldo per molto tempo, si piega. Purtroppo con gravi conseguenze per le articolazioni.

Un passo tratto dal sito del dr. John Stewart (UK):

The Hoof Wall is made up of longitudinal keratin tubules growing down, each one from a single papilla, from the coronet to the ground. Surrounding these are other types of strong keratin that bind them together, rather like reinforced concrete. How densely packed these tubules are will vary from the outside to the inside of the hoof wall. They are more densely packed on the outer edge, decreasing in numbers towards the internal laminae. The hoof wall is thicker at the toe than at the heel. Different species of equines will have different patterns so, for instance, in the donkey, the densely packed region extends further through the hoof wall.

L'asino, animale predato e più inerme del cavallo perché più lento, dimostra meno il dolore ed il disagio. Difficilmente si vedrà un asino zoppicare, anche con problemi gravi e zoccoli deformati. Proprio per questo motivo ... non essere individuati come facile preda.

Purtroppo questo è uno dei motivi, oltre al  più importante che è l'ignoranza, che determinano la trascuratezza che dimostrano i padroni nei loro confronti. Semplicemente gli asinelli fanno di tutto per non attirare l'attenzione.

A questa crescita si accompagna, nella trascuratezza, un continuo impacchettamento di materiale soleale che va a riempire lo spazio circoscritto dalla muraglia. Non è quindi raro, anzi frequente, che si debba intervenire per ridurre questo accumulo. Come riferimento Pete Ramey indica in  3/4 di pollice (18 mm) e 1/2 pollice (12 mm) la profondità delle lacune collaterali nella parte posteriore del piede ed all'altezza dell'apice del fettone.

In sostanza l'asino è difficile da mantenere, correttamente e semplicemente. Necessita di suoli duri e sassosi, di una dieta carica di fibre e poverissima di zuccheri. Di poco cibo. Non è per nulla adatto a funzionare da tosaerba come i suoi poveri  cuginetti pony shetland originari di territori alquanto diversi ma altrettanto poveri.

Nella pagina  "studio di zoccoli" trovate fotografie di zoccoli estremamente trascurati. 

Una ottima notizia per chi si vuole portare a casa un asinello: sono animali tostissimi che si riprendono con una "velocità" che farebbe rimanere di sale un cavallo. Andate a vedere!

 


 

Dr. Cook bitless bridle / Capezza del dr. Cook (The horse - agosto 2011)

Is Your Horse's Bit Harmful to His Mouth?

When behavioral problems arise with riding horses, owners undoubtedly will search for solutions. But many horse owners don't think to look their horse in the mouth for an answer. According to recent study results, the bit could be the cause of more behavioral problems and ailments than many owners currently recognize. W. Robert Cook, FRCVS, PhD, completed a study recently in which he compared 66 domestic horse skulls and 12 wild horse skulls in four U.S. Natural History Museum collections for differences in structure near the point where the bit contacts the skull.A five-point grading scale was used to document bit-induced bone spurs on the bars of the mouth (grade 1 being normal and grade 5 the most abnormal). Bone spurs are outgrowths on the bars of the mouth, akin to splints on the cannon bone. The first cheek teeth in the lower jaw are the first to be damaged due to their close proximity to the bit, so the frequency of dental damage was based on these.

Key findings of the study included:

  • 62% of the domestic horse skulls had bone spurs on the bars of the mouth;

  • 61% of the domestic horse skulls exhibited erosion of the first lower cheek tooth;

  • 88% of the domestic horse skulls showed evidence of either bone or dental damage;

  • As the grade of bone spur formation increased from 1 to 5, so did the frequency of dental damage; and

  • No bone spurs or dental damage was found in any of the 12 wild horses skulls.

Cook suggests that if behavioral problems arise in riding horses, owners and trainers should consider the bit as a cause along with other possibilities. He added that a veterinarian or equine dentist can check for evidence of bit damage in a horse's mouth.

Enjoy a fascinating compilation of real-life questions from owners regarding problems they've encountered with their horses with answers supplied by renowned equine behaviorist Sue McDonnell, PhD in Understanding Your Horse's Behavior.

Cook, who developed and patented the crossunder Bitless Bridle, noted, "There is a simple way for an owner to find out whether any particular behavioral problem (could be) caused by the bit: Try a nonbitted bridle and see if the horse's behavior improves."

The study, "Damage by the bit to the equine interdental space and second lower premolar," was published in February 2011 in Equine Veterinary Education. The article can be viewed online.

Note by bitlessandbarefoot-studio :  Do not wait a damage to the mouth of your horse become visible. Try a non bit bridle. For a visualization of the damage induced by the bit : http://www.bitlessandbarefoot.com/bitless-info.php . This is a page by Susan Duckworth web site. A study of Nevzorov at the university of S.Petersburg is reported.

L'imboccatura è dannosa per la bocca del vostro cavallo?

Se riscontrate problemi di comportamento andando a cavallo cercate indubbiamente di risolvere il problema. Purtroppo la maggior parte dei proprietari di cavalli non pensano alla bocca del loro cavallo cercando la soluzione. Recenti studi riconoscono nell'imboccatura la causa di molti problemi comportamentali. Il dr. Robert Cook, ha completato uno studio nel quale compara 66 crani di cavallo domestico e 12 di mustang appartenenti a quattro musei di storia naturale. La osservazione ha riguardato il o i punti dove l'imboccatura è a stretto contatto con l'osso. Cook ha utilizzato una scala di cinque gradi per valutare le deformazioni sulle barre della bocca indotte dall'imboccatura (dal grado 1, normale conformazione al grado 5, peggior danno) Sulle barre compaiono delle formazioni ossee, speroni. I primi molari della arcata inferiore sono i  primi ad essere danneggiati causa la loro prossimità all'imboccatura e rappresentano un indicatore della sofferenza e danno indotti.

I risultati statisticamente eclatanti sono i seguenti:

   .62% dei crani di cavalli domestici presentano speroni ossei sulle barre

   .61% dei crani di cavalli domestici mostrano erosione del primo molare dell'arcata inferiore

   .88% dei cavalli domestici dimostra danni ossei o ai denti

   .La frequenza del danno dentale e la  deformazione indotta sulle barre sono direttamente proporzionali. Tanto maggiore uno tanto maggiore l'altra.

   .Nessun danno dentale o alle barre è dimostrato nei crani di mustang.

Cook suggerisce che in caso di problemi comportamentali sia il proprietario che l'istruttore dovrebbero considerare l'imboccatura come una causa possibile e che un veterinario o un dentista possono in ogni caso verificare l'evidenza del danno indotto nella bocca dalle imboccature. Una ottima sequenza di domande risposte  sul tema è disponibile in Understanding Your Horse's Behavior. Il dr. Cook che ha sviluppato la briglia senza imboccatura a comandi incrociati sotto il mento è solito sottolineare: Vi è un semplicissimo modo per verificare se l'imboccatura è noiosa, molesta, dolorosa per il vostro cavallo e fonte di problemi comportamentali, toglierla e utilizzare una qualsiasi capezza priva di imboccatura.

Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Equine Veterinary Education, febbraio 2011. L'articolo può essere letto online.

Nota di bitlessandbarefoot-studio : Perchè attendere che danni si manifestino quando potete provare molto semplicemente ad eliminare l'imboccatura, qualsiasi imboccatura ? Per una visualizzazione dei danni indotti dall'imboccatura  cliccate qui:  http://www.bitlessandbarefoot.com/bitless-info.php  pagina appartenente al sito della nostra amica Susan Duckworth, descrive un esperimento condotto da Nevzorov all'università di S.Pietroburgo.

 

Ad una osservazione tipo sulla bitless di Cook una risposta esemplare da parte di Lucilla. Una chiacchierata tra amiche.

Lucilla: La mia è una risposta ad Anke che mi invitava alla fiera di Verona. Io le dicevo che sono indecisa, che avrei sì voglia di vedere tanti cavalli, ma alcuni aspetti di questo mondo mi disgustano. Ho così accennato al problema delle imboccature ma Anke mi ha risposto con la solita, noiosissima solfa, della giusta misura, cioè che l'imboccatura non è dannosa di per sé ma è dannosa in mano a chi non la sa usare e che alcune bitless sono ugualmente strumenti di tortura. Ecco allora la mia risposta:
"Cara Anke,
le questioni che tu poni sono interessantissime ma lunghe da trattare per mail.
Fammi sgombrare però il campo da un malinteso di fondo: quando parlo di bitless, non parlo certo di hackmore e side pull magari 'impreziositi' da metallo o da qualche bella leva, o di quella a cui ti riferisci tu, che credo sia addirittura la serreta spagnola! Intendo ben altro e in generale ritengo che qualsiasi strumento che impedisce la corretta respirazione del cavallo esercitando una stretta sul naso e di conseguenza un dolore con inserti ad esempio metallici, è da rifiutarsi esattamente come le imboccature.
Per quello che riguarda "l'uso corretto" delle imboccature, mi limito a dirti questo: la famosa 'mano leggera' è davvero un mito, perché, anche ad averla (e quanti onestamente puoi dire che ce l'hanno?!) il ferro in bocca, come ampiamente dimostrato, crea nel cavallo 'un'aspettativa del dolore'. Per intenderci, è come se uno ti seguisse da dietro con un bastone e tu dovessi camminare aspettandoti prima o poi una bastonata. Magari poi la bastonata non arriverà ma, se l'hai provata una volta, dubito che quella che andrai a fare sarà una passeggiata serena! E non vengano a dirmi che non ci è mai capitato che ad esempio il cavallo inciampando ci abbia costretti ad attaccarci e strappare in bocca: questo è dolore. Involontario, in buona fede quanto vuoi, ma per il cavallo è solo dolore, della buona fede lui se ne sbatte! Chiarissimo è il caso dei cavalli da scuola in mano a principianti pieni di tanta buona volontà e di onesta passione per i cavalli
.
Per darti una prima idea, seppure sommaria, ti rimando ad un video su youtube: digita 'The dark side of equestrian world'. Quando l'ho guardato la prima volta, la cosa che mi ha fatto riflettere è stata che in quel video potevamo esserci tranquillamente anche io e Cristal! E certo io non sono esattamente una che aveva la 'mano pesante'! Eppure quando siamo in sella, nel video questo è particolarmente chiaro, è impossibile rendersi conto di quello che succede 'là sotto', a meno che non ci siano reazioni forti di rifiuto del cavallo.
Se poi mi vengono a dire, e credi mi succede, : "Ma sai anche con la bitless bridle è questione di mano..." allora son disposta a montarla personalmente sulla testa di chi lo dice oppure posso fargli provare una bella bastonata con un bastone di gomma e uno di ferro e poi ne riparliamo!! In generale ho comunque verificato che chi dice queste cose, alla mia domanda: 'Ma tu hai mai provato o visto una bitless bridle?', la risposta è immancabilmente 'No!'.
Per i gravi danni strettamente fisici delle imboccature ti rimando su google a "bitless bridle italia" e in generale ai lavori del dott. Robert Cook e all'ampia bibliografia scientifico-veterinaria lì riportata. La bitless è pensata con un sistema di incroci che non possono mai stringere il naso del cavallo. Leggi attentamente, se ti va, la sezione del sito dedicata a "Paura dell'imboccatura" così diventa più chiaro anche quello che intendo. Il dott.Cook è un veterinario.
Se poi trovi che il sito è interessante ma ti viene il dubbio, come è venuto a me, che però i lavori di precisione da sella non si possono fare con una capezza così, vai a vedere sempre su youtube 'a barozzi il cavallo senza imboccatura'. Alberto Barozzi è amico di Franco e lo puoi trovare anche su 'www.bitlessandbarefoot-studio.com' che è appunto il loro sito.
L'altro dubbio giusto è: ma se il cavallo mi prende la mano quando sono fuori come faccio a fermarlo? E qui si torna al discorso di prima: il dolore e la paura che l'imboccatura crea, non sono buoni alleati in queste situazioni, perché creano un circolo vizioso: Il cavallo si spaventa ed è nella sua natura tentare di scappare, noi allora cerchiamo ovviamente di fermarlo tirandolo per la bocca, creiamo così dolore e quindi più paura, il cavallo perciò cerca di scappare con più disperazione, stavolta però anche dal dolore che noi gli creiamo! La bitless bridle è comunque efficace, perché un cavallo in fuga lo fermi solo con la flessione laterale, mettendolo in circolo per capirci, sennò non lo fermi neanche se in bocca gli metti la dinamite.
Adesso, intendiamoci, io non ti voglio dire che la bitless bridle è la panacea di tutti i mali, perché, e questo potresti insegnarlo tu a me, il rapporto di reciproca, e bada bene, ho detto 'reciproca', fiducia con il cavallo si crea innanzitutto da terra con pazienza e silenzio, affrontando per prime le nostre di paure, per le quali il cavallo davvero non ha colpa. Non sono tra l'altro un'agente commerciale del dottor Cook, insomma non sto qua a vendere le Bitless bridle, perciò o bitless bridle o capezza Parelli o testiera Anke o testiera Lucilla o magari niente, per me non fa differenza. In generale, il principio è questo: se Cristal fuori si spaventa e scappa, spero che non si trovi costretta a scappare anche da me. E ancora: se le stesse cose che faccio, le posso fare senza avvalermi di strumenti che creano ansia, danni e potenziale dolore al cavallo, perché mai non dovrei?!
Detto questo, poi, il rischio zero non esiste e chi lo vuole se ne dovrebbe stare a casa in poltrona e non relazionarsi con un altro essere vivente, sia esso cavallo, cane o uomo! Comunque sulla questione delle imboccature presto o tardi organizzerò un incontro teorico e pratico, perché giustamente non tutti hanno tanto tempo per mettersi a studiare tutti questi materiali spesso neanche troppo semplici.
Insomma, Anke, io lo so che è faticoso, almeno per me lo è stato tantissimo (come sai, volevo addirittura chiudere per sempre con i cavalli), rimettere in discussione tutto quello in cui abbiamo creduto, ripensare a quello che in assoluta buona fede abbiamo fatto e facciamo. Ma se l'uomo è uscito un tempo dalle caverne è perché gli deve essere venuta voglia di guardare oltre le certezze tramandate dai nonni o no? E per fortuna esiste un'altra via, più umana stavolta, per i cavalli, ma, ti dirò, ... soprattutto per noi!  ..........................................................
 

 


 

F: Scarpette e solette

Vi presento Marilena e Claudio con i loro cavalli. Una maremmana ed un criollo. Hanno avuto una transizione " inesistente ". Piedi forti e bilanciati. Il bilanciamento si traduce in forze ben orientate e distribuite. Lo  sviluppo delle strutture interne nella capacità di ammortizzazione e resistenza all'impatto. I cavalli fanno vivono liberi su una collina abruzzese alimentati con solo fieno. Fanno molta strada, Marilena e Claudio sono appassionati trekker. Per superare eventuali difficoltà rappresentate da terreni artificiali, ad esempio le strade brecciate o asfaltate, hanno desiderato  aggiungere alla loro dotazione le scarpette.

Quali sono gli utilizzi delle scarpette?

- Salvaguardia dello zoccolo nel caso raro di consumo superiore alla crescita (siete dei patiti di endurance o dei discendenti di Gengis Khan)

- Attraversamento di territori particolarmente insidiosi. Si narra che Senofonte in Asia minore riuscì a mantenere la distanza fra i suoi e la cavalleria persiana incamminandosi su un terreno roccioso di ossidiana, durissimo e tagliente, sul quale i persiani dovettero smontare e procedere con cautela. Senofonte riuscì  in questo modo a riorganizzare le file ed a dotarsi a sua volta di un reparto di cavalleria. (ANABASI)

L'asfalto, il cemento, la strada brecciata non sono terreni per cavalli, ferrati o sferrati che siano. Andreste con un trattore in autostrada? O con una vettura a tirare un erpice? Lo zoccolo deve penetrare nel terreno altrimenti ne soffrono le articolazioni, "iperdorsiflessione". Questo era il problema più grave che affliggeva gli animali da tiro su strada fino a 50 anni fa. Il piede ferrato soffre maggiormente, se possibile, su questi terreni, a causa della mancanza di ammortizzazione offerta dal meccanismo dello zoccolo. L'allargamento dei talloni e la distensione talloni-punta. 

La pietra a spigoli vivi che viene messa sulle strade bianche per consentire il grip dei pneumatici delle vetture è estremamente aggressiva. Un cavallo libero la eviterebbe. Ed è normale che cerchi di spostarsi sul bordo della strada per cercare la terra. Un cavallo ferrato, nella stessa situazione, si comporta come un cieco sul bordo di un burrone.. Anestetizzato non è capace di percepire efficacemente i sassi e le asperità e più facilmente si farà male.

-Riabilitazione. I cavalli doloranti traggono un beneficio immediato calzando scarpe. Liberi di muoversi, il movimento per un cavallo è tutto, recuperano in fretta.

-Transizione. Lo zoccolo ferrato non possiede "materiali da costruzione" e spessori adeguati.  La scarpa e la soletta aiutano il cavallo a muoversi meglio, con più disinvoltura ed a lungo. 

Come si scelgono le scarpette?

Le scarpette devono consentire l'espansione del piede nel momento di carico del peso. Quindi serve una certa clearance tra il piede e la parete della scarpa. Tuttavia questo spazio non deve essere eccessivo, ruotando con una mano la scarpa, zoccolo e scarpa devono muoversi insieme e sembrare una sola cosa.

La mia esperienza mi porta a consigliare scarpe che rimangono con il  loro bordo superiore al di sotto della linea del pelo, corona, per evitare fiaccature. Easycare consiglia le BOA solo per un utilizzo chilometrico limitato per questo motivo. Il sito Easycare.inc è molto interessante. Non vedo ragioni per non sospettare lo stesso problema con altre scarpette di costruzione simile a sacchetto come le Boa, le Cavallo e altre.  E' più facile costruttivamente fare una scarpa a sacchetto. La nuova Trail della Easycare è da poco sul mercato ed attendo riporti.  Con ciò intendo solo riportare la mia esperienza. Fateci conoscere le vostre.

Come si calzano le scarpette?

Non tirando la scarpa per la ghetta. La stracciate in pochi giorni. Se avete difficoltà mettete un pò di vasellina all'interno della ghetta per facilitare lo scorrimento. Per tirare la scarpa esistono i laccetti.

Ghetta o non ghetta?

Le ghette del modello Epic proteggono da eventuali raggiungimenti e assicurano la scarpa in posizione. La scarpa è più ferma e più difficile da perdere. Tuttavia se il vostro cavallo si muove in campo e non gradite lunghi percorsi invernali sotto la pioggia le easyboot (Epic senza ghetta) rappresentano una valida alternativa meno cara. SuperValidissima se il cavallo deve calzare la scarpa molte ore al giorno in campo o per riabilitazione.

Solette

Le solette sono un accessorio indispensabile. Disponibili in diversi spessori e densità da scegliere in base al terreno, concavità della suola, stato del fettone, permettono la distribuzione del peso del cavallo sull'intero plantare dello zoccolo e non il solo carico periferico sulla parete.   Noi, convinti dalla logica della biofisica, crediamo nel ruolo fondamentale della suola come struttura supportante il peso del cavallo e nella parete come struttura principalmente protettiva e di contenimento. Conseguentemente riteniamo che le solette, mettendo in pressione suola e fettone durante la fase di carico, siano essenziali. Una scarpa calzata senza la soletta appropriata assomiglia ad uno zoccolo di legno antidiluviano come le idee di chi ve la propone. 

Le solette vanno tagliate sulla sagoma dello zoccolo poggiato a terra e poi inserite nella scarpa.

Non ho avuto problemi causati da umidità anche lasciando le scarpette calzate per molte ore, in cavalli con fettoni sani. Una avvertenza, in caso di cavalli con  fettoni infetti,  che necessitano della protezione della scarpetta per camminare perché sensibili nella parte posteriore del piede è il trattamento giornaliero del fettone con la soluzione di solfato di rame in aceto e/o l'utilizzo di antifungini e antibiotici. Clotrimazolo, es.canesten e gentamicina per il tempo necessario. Leggete l'articolo sul fettone pubblicato su questa pagina. Fettoni erosi e fuori carico perché sempre troppo distanti da terra a causa del terreno troppo poco penetrabile necessitano di particolari inserti che fungono da cuneo di stimolazione. Anche questi accessori possono essere ordinati insieme alle solette alla Easycare.inc o ritagliati dagli avanzi residui dal taglio delle solette stesse. Anche il borotalco può provvedere a mantenere l'ambiente più asciutto. In ogni caso con un minimo di attenzione si può mettere il cavallo in grado di  muoversi efficacemente e recuperare in fretta.

Manutenzione

Lavate le scarpette dopo avere rimosso le solette con acqua e sapone. Fatele asciugare all'ombra. Se desiderate un effetto "nuovo" per particolari occasioni, potete usare il lucidante per cruscotti per auto. Effetto garantito. I pezzi di ricambio, cavetti, bulloncini, sono disponibili preso la Easycare o i costruttori.

Prezzi

Questi sono una nota dolente. Mi pare non appropriato il prezzo di questi oggetti fatti in Cina. Anche se il progetto è americano o europeo. Troppi passaggi e balzelli.

E' un fatto che il cliente nordamericano acquista un paio di scarpe ad un prezzo notevolmente inferiore, più o meno la metà. Basterebbe che Easycare aprisse un ufficio in Europa e importasse direttamente dalla Cina invece di far fare alle scarpe il giro del mondo. Nel frattempo come nel caso di tante altre utili cose mi tappo il naso e mi adeguo alle circostanze.

 

Marilena, Franco, Claudio, a Pescara. A sinistra le scarpette Renegade da endurance, mescola morbidissima, articolate, regolabili.

A destra scarpette Epic (Easyboot con ghetta) forse le più sperimentate, vendute, indovinate.

Solette della Easycare da 6 mm. di media densità.

Non ci interessa la pubblicità di un prodotto bensì il benessere del cavallo

 

Horse boots and insoles


Marilena translation

I would like to introduce Marilena and Claudio’s horses; a Maremman Horse and a Criollo Horse . These horses have strong and balanced feet. They had not a transition period. Balanced means well- oriented and well-distributed stance. Their strong, well balanced internal structure allows them to withstand high capacity impacts. They live on a hill in Abruzzo and are only fed hay. Marilena and Claudio are keen trekkers. They preferred to use boots to ride over difficulties like artificial ground for example gravel or asphalt road.

What do you use shoes for?

  • To protect hoofs in case of more use than growth ( If you are fond of endurance or Gengis Khan descendents!)

  • To cross hazardous terrain. The story goes that in Asia Minor Xenophon could keep distance from Persian cavalry because he walked across an hard and sharp-edged rocky ground of obsidian instead of Persians which have had to get off the horse and proceed with care. In this way Xenophon could organize his line of soldiers and settle a detachment of cavalry of his own. ( ANABASI).

  • To walk on asphalt and gravel roads.

Any artificial surface is not right for horses, shoed or not. Would you drive a tractor on the highway or pull a harrow with a car? Hooves need to go deep in the ground otherwise joints may suffer. The most common form of join is hyperdorsflixion. In the early 1950s hyperdorsflixion was the priory health issue for drought troubled animals. It was common to find shoed horses suffered more than barefoot horses due to the lake of cushion.

Sharp edged stone used to enable tyres grip on the road is extremely aggressive. Wild horse would avoid it and would like to move to the edge of the street looking for earth. At the same time shod horse seems like a blind on the edge of a ravine…. It is anaesthetized, it is unable to feel stones and roughness. It will get hurt.

  • Shoeing horses can greatly help rehabilitation from joint pain. They are free to move and movement it’s very important for them, they will recover very shortly.

  • Transition. Shod hoof have not “building material” and right thickness.

Boots and insoles help horses to move better, much more confident and for a longer time.

How to choose the correct shoe?

Horseshoes must allow for the hooves to expand while walking. They need just the right amount of clearance between the hooves and the horseshoe. Too much space will allow the shoe to move and too little space won’t allow the hoof to expand while walking. Hoof and horseshoe must move together.

Based on my experience I would recommend shoes that remain under the crown to avoid sores. That’s why “Easycare” recommends BOA just for a limited use . Easycare Inc is quite interesting. I don’t understand why I shouldn’t suspect that boots with same shape like BOA, Cavallo etc have not this problem . It’s easier to build a sack shaped boot. New Easycare Trail is on the market for a short time and we are still waiting for feedback. Please let us know yours!

How to wear horseshoes?

Don’t pull the shoe by the leggings or you will rip them up in a few days. If you run into some problems put some Vaseline inside the legging to help it slide.

Leggings or not?

“Epic” leggings will ensure the horseshoe is in the right positions and helps prohibiting the hose from throwing the shoe. If your horse runs on track (or you don’t like to ride him under the rain ) Easyboot without leggings is an effective and cheapest alternative. It is perfect for horses that ware shoes for rehabilitation or for the track during long practices.

Insoles

Soles are an essential accessory. They come in different thickness and should be chosen based on the type of ground the horse will run on, sole cavity, and frog conditions. They permit distribution of weight over the entire hoof’s surface. According to the biophysics we believe that the sole plays a key role in redistributing the weight over the entire hoof, and hoof surface an essential protective and restrain structure. Wearing boot without a suitable sole looks like an antediluvian wood hoof, antediluvian such as the ideas of who suggest it to you.

You should cut soles like hoof shape and then you can fit it into the boot.

My horses didn’t have humidity problem even if I leave them wearing boots for many hours, even if some of them have healthy frog.

Precaution: horses with infected frog needs protections with boots because they feel pain on the rear part of the foot, so it’s really important a good daily treatment with blue vitriol solution and vinegar or antifungini and antibiotics

Clotrimazolo, for example canesten and gentamicin as it needs. Let’s read the article about frog published on this page. Many frogs are eroded and out of load because they are too distant from the ground which is few penetrable, they need particular insert to act as a stimulation wedge. You can also order these accessories and soles from esycare.inc site or you can obtain it from the remaining sole. To keep everything dry you can also use talc. In any case if you take care of your horse he will be able to move successfully and will recover very soon.

Maintenance

Soles and shoes should be washed in water and soap and let dry in the shade. If you prefer a polished look for special occasions you can use dashboard polisher. Easycare also offers replacement cables.

Prices

That’s a sore point. I think that the price is not fit to these articles. They are made in China and even if that’s an American or an European project they need too many transits and bounds to sell them.

North America customers can buy horseshoes at almost half price. Maybe Easy Care could open an office in Europe or import directly from China to Italy to make the prices more competitive.

 

 

We are not interested on products advertising but rather on horses wellbeing.

 

 


 

Franco : Etica 2 - I monconi

Potete  per favore riflettere sull'utilizzo dei monconi di zampa di cavallo utilizzati per molti anni durante i corsi di introduzione al barefoot?

Persone che non hanno mai adoperato un coltello od una raspa si trovano tra le mani un pezzo di cavallo avvolto in un telo nero di plastica. Trovo una deprecabile analogia nel sacrificio della solita povera rana nel laboratorio di biologia del liceo o in quelli di zoologia, istologia, anatomia comparata, all'università. Mi direte che la rana è viva ed il cavallo già morto. Non mi pare cambi un granché. Comune denominatore è l'insensibilità nei confronti della natura e del "naturale", ormai inflazionata parola dietro la quale si nasconde ignoranza, furbizia ed omologazione. Potrebbe essere utile per un professionista la dissezione di un piede di cavallo morto perchè malato, perchè vecchio, eccetera. Trovo utile la dimostrazione di pezzi anatomici raccolti in questo modo.

Quando ad utilizzare un moncone sono studenti senza la minima preparazione di anatomia comparata e di anatomia patologica per non parlare di aggiustaggio ( aggiustaggio era la materia di insegnamento per l'uso degli attrezzi nelle scuole professionali ) vedo solo connivenza con un sistema che vede il macello come l'ultimo anello di una catena di maltrattamenti.

Lo zoccolo di un cavallo macellato non è quasi mai un esempio di ciò che il proprietario di un cavallo si troverà davanti mensilmente, almeno così spero.  Anche da questo punto di vista l'utilità didattica del moncone appare discutibile.

L'utilizzo degli attrezzi a mio avviso deve essere compreso ed affinato su un materiale alternativo al corno come ad esempio il legno. La realizzazione di superfici piane, curve di vario raggio, giunzioni, semplici giocattoli per i vostri figli metterà alla prova la vostra pazienza su pezzi stretti in una morsa.

Lo studio su atlanti, la pratica su legno, l'avvicinamento al cavallo, la conoscenza delle posizioni di sicurezza, la osservazione, pulizia e disinfezione del piede,  poi il primo timido intervento con la raspa magari sotto osservazione. Ecco una sequenza  logica e se vi piace ... "naturale"

Non critico solo chi ha impostato corsi di introduzione utilizzando monconi di cavallo. Piuttosto ritorno con la mente al passato quando, molto giovane, lavoravo in un laboratorio del CNR. Mi occupavo allora di neurochimica e studiavo, tra le altre cose, la produzione di rna messaggero nei neuroni di cervelli di gatti resi epilettici. A distanza di tempo mi sono chiesto molte volte che cosa cavolo potevo trovare di normale in popolazioni di cellule nervose martirizzate. Fu uno dei motivi del mio allontanamento.  Rivolsi il mio sguardo altrove. Pochi laboratori al mondo fanno ricerca,tanti giustificano i contributi. Sulle spalle degli animali. cavie,scimmie,cani. Un'orgia di denaro, interessi e sangue. Nel nostro piccolo possiamo evitare tutto ciò e fare un poco affinché, almeno un attimo, la nube di superficialità che ci circonda venga diradata. Un moncone di zampa è quanto resta di una tragedia,  di una grande paura e sofferenza.

 


 

Franco :  Etica ?

Navigando, ho trovato riportato su un forum che non conoscevo un mio passo. Lo avevo scritto tempo prima sul "forum barefoot". Mi sono incuriosito, l'amministratore del forum mi faceva tanto di cappello! Bene, ora io faccio tanto di cappello a lui e mi ricopio, dal suo sito,  quel che lui mi ha copiato insieme ai commenti.

L'argomento del contendere erano , se ricordo bene, le varie "scuole" e la loro pretesa di monopolio, di superiorità, di unicità, di riconoscimento DOC.

Noi di bitlessandbarefoot-studio non rivendichiamo nulla se non la nostra libera identità, discutiamo delle nostre tecniche senza mercede, la sicurezza economica ci mette in grado di  non dipendere da nessuno, di non doverci nascondere sotto la bandiera di chicchessia ne di esserne i pupazzi.

Questo stralcio è dedicato al nonno, classe 1881, che in estrema semplicità, staccate le tenaglie dal muro borbottava: -ho da tagliare le unghie al mulo ... non fa nulla!-

Non vorrei ora essere additato come un superficiale. Ma è vero che un piede di cavallo che cammina tanto trova un suo equilibrio così come è vero che un altro , meno fortunato , ha necessità di un più frequente intervento. E che l'intervento per essere qualche cosa di più di un semplice accorciamento deve tenere in conto i dati relativi ai precedenti pareggi (trim), la risposta del cavallo, il terreno su cui si muove.

In sintesi per ottenere "uno zoccolo ad alta prestazione" (Pete Ramey) , un pareggio da pascolo standard o riferito ad un modello non è sufficiente.

 

 

 
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Picio Pacio
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MessaggioOggetto: Franco Belmonte: - chapeau! Mar Gen 12, 2010 1:55 am  

Caro wild horse,cari amici,

sono costretto a scrivere in italiano per non rischiare di aggiungere confusione.

Mentre voi fate filosofia sull'argomento vi sono persone la fuori che pareggiano cavalli a 50-70 euro a capo.

Perdere o guadagnare 100 cavalli può far piangere o sorridere.

Mettere le mani sull'intero mercato barefoot italiano o gran parte di esso è un grosso affare.

Questo è quello che si sta tentando di fare.

Non vedo slanci caritatevoli nei confronti dei cavalli ne volontà di miglioramento del genere umano. Si sono persi per strada.

Ho visto pareggi affrettati(il numero dei cavalli e la qualità del
lavoro non sono direttamente proporzionali)ed anche
sbagliati,inopportuni, compiuti da coloro che ritengono di essere i
grandi nomi del barefoot italiano. Da coloro che pretendono di fare
scuola di FORMAZIONE.

Libri scritti male e tradotti peggio.

Corsi organizzati al solo scopo di procacciare clienti.

SVEGLIA!

Desidero anche rispondere cortesemente a chi su questo forum ha
scritto:”ma è poi utile spiegare tecniche,illustrare metodiche(alla
plebe aggiungo io)?”. Bene, rispondo con un secco SI!

E' sempre possibile adattare la risposta al livello dell'interlocutore affinchè ne tragga vantaggio.

Il sorrisino, il silenzio, la supposta complessità dell'argomento
sono invariabilmente la dimostrazione di ignoranza vera,di mancanza di
rispetto dell'interlocutore, di volontà di salvaguardia degli interessi
personali o di una rendita di posizione.

Lo sanno bene generazioni di studenti alle prese con altrettante generazioni di docenti spocchiosi e indecifrabili libri.

Ed anche tutti i semplici quando alle prese con coloro che li tengono in mano.

Ridimensionate gli attori di questo film e le loro opere. C'è un
gran polverone non sollevato da cavalli in corsa al solo fine di
guadagnare di più.
 
 
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Picio Pacio
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MessaggioOggetto: Re: Franco Belmonte: - chapeau! Mar Gen 12, 2010 2:31 am  

Di tanto in tanto, giro per i forum equestri, nel mare magnum della paccottiglia, a volte, si trovano delle "perle", ne ho trovata una e l'ho riportata.

Quello che dice Franco Belmonte - che non conosco - potrebbe essere il manifesto della mia "barefutteria", che è di ricondurre alla realtà il fenomeno (bello), dell'uso del cavallo scalzo, che a volte ha bisogno di: - se lasciato in ozio di pedicure come gli animali da compagnia, se troppo sfruttato di scarpette...le "scarpette" furono inventate 2000 anni fa, i cavalli - tutti lo sappiamo - hanno cominciato ad oziare a fare gli animali da compagnia da poco.
 
 
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MessaggioOggetto: Re: Franco Belmonte: - chapeau! Ven Gen 29, 2010 5:01 pm  

Devo dire è stato un intervento sacrosanto.

Resta il fatto che un costante pareggio richiede un certo sbattimento, per non parlare del know-how, da parte dell' "utente equino medio", che di norma non ha idea di come fare a cambiare una lampadina bruciata figuriamoci pareggiare un'unghia. E poi si suda e fa male la schiena.
Chi si appassiona a questa tecnica pareggia due volte per sfizio, oltre si è già rotto le palle.
Va dunque riconosciuto a costoro, tali professionisti o amici volenterosi, un corrispettivo in denaro, se non altro per la fatica, l'importante è non farsi prendere per i fondelli.

Certo poi è scandaloso il fatto che sembra esserci un accordo affinché tutti chiedano la stessa cifra, una sorta di "cartello" tale e quale ci hanno abituato gli scandali contro il libero mercato, ma per contro, non mi venite a dire che la cifra media per una ferratura è lecita!!!
Certo, i maniscalchi non fanno del loro mestiere il baluardo del benessere del lallo, non si mascherano dietro la promessa new-age della salvezza dell'anima e del mondo, ma a volte si palesano davvero per quello che spesso sono: degli omacci, più fabbri che conoscitori di piedi, che impauriti di fronte alla "vecchia novità" negano a priori la possibilità che un cavallo possa fare anche solo mezzo metro senza il loro ferraccio.
 
 
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MessaggioOggetto: Re: Franco Belmonte: - chapeau! Mar Feb 02, 2010 6:00 am  

Dopo più di tre anni di esperienza barefutta su tre cavalli, mi sono convinto che: -

!) Il cavallo può andar scalzo solo se ha suola e fettone adeguatamente calleggiati sul duro alla maniera di Senofonte ed adattati allo scopo.

2) La muraglia e i suoi bilanciamenti nel piede scalzo, non servono a nulla, perchè inevitabilmente la parte in discarico del peso crescerà più velocemente di quella di carico e ristabilirà sicuramente l'asimmetria che è figlia dell'appiombo dell'arto e non della forma del piede.

3) Il lavoro progressivo sul duro produce due effetti: - consumo della parete e rafforzamento/calleggio del fettone, suola e parete rimasta, questo apparente controsenso non è ancora ben evidenziato nella barefutteria.

4)l'influenza del clima nell'uso barefutto è fondamentale.

5) L'influenza, della qualità del piede è importantissima: - un sanfratellano, un murgese, un arabo sono predisposti geneticamente alla barefutteria.

6)L'intervento del barefutto è valido come pedicure: - accorciamento dell'unghio superfluo e dare forma gradevole allo zoccolo, ma non ha nessuna influenza positiva su di un cavallo dai piedi buoni e che si muove abbastanza regolarmente.

Fate la prova: - unghio leggermente lungo, arriva il pareggiatore, tot euri e lo accorcia...(a proposito quanto costa un pedicure, giù al nord ??)
Stesso unghio, costringete il vostro lallo scalzo ad andare sul duro: - passo sostenuto, poi trotto senza forzare, per due/tre sedute: - la prima di 20minuti/mezzora, le altre un trequarti d'ora, d'estate sentirete il cricchiolio caratteristico, d'inverno sarà meglio fare più sedute ma più brevi.

Risultato? il barefutto non avrà niente da pareggiare, a meno che non metta mani pesantemente alla suola, in quel caso danneggierà il cavallo...d'estate ci saranno "orribili" sbreccature che volendo si possono raspare, altrimenti tempo una settimana di normale lavoro spariranno da sole; d'inverno vedrete dei "riccetti" di unghia morbida ancora attaccati allo zoccolo che a volte si posso strappare con le mani, altrimenti lasciateli stare, la prossima uscita cadranno da soli se non son caduti già nel box.

Certo se il vostro lallo cammina o con le scarpette o sulla bambagia o sta fermo, allora il barefutto potrà sviluppare tutte le alate teorie della beneamata...tanto non ci potrà mai essere controprova.

 


 

Franco: Dalla parte del più forte


Ho letto e continuerò a trovare articoli e sentire chiacchiere sulla incapacità, brutalità e metodi spicci dei maniscalchi.

Questa volta, senza avvallare comportamenti censurabili, desidero mirare e colpire dall'altra parte, sul fronte dei proprietari.

Vuole essere una provocazione questo articolo. Chi ha da intendere, intenda.

Prendo di mira i proprietari di cavalli, che magari sbandierando rispetto e sensibilità per i propri animali non ne hanno in effetti per loro e per gli esseri umani.

Se tenete i vostri cavalli nel fango o i vostri recinti sono sporchi e di conseguenza i cavalli sono impresentabili ad un veterinario e ad un maniscalco allora qui siete presi di mira.

Voi che spazzolate il cavallo per non sporcarvi, che gli mettete fieri la capezza Parelli, ma che non vi sognate di sollevare e pulire gli zoccoli prima di uscire e meno che meno al ritorno, siete presi di mira.

Voi che non sapete utilizzare una spazzola per zoccoli, non li disinfettate periodicamente e credete che un cavallo, ferrato o scalzo che sia, necessiti solo di un tagliando periodico a intervalli lunghi ed economici …

...e voi che non abituate il vostro cavallo a sollevare i piedi e a rimanere in pace fermo permettendo l'esecuzione del “tagliando” siete davvero da prendere di mira!

Animali sporchi, luoghi inadeguati senza piazzola, senza riparo dal sole, cavalli non educati.

Proprietari che rimangono perplessi o reagiscono ad un colpo di piatto della raspa al cavallo o ad uno jo-jo fase 4 per richiamare momentaneamente all'ordine un cavallo capriccioso.

Il colpo di piatto dovrebbe essere per voi. Insieme alla vergogna.

Chi viene da voi è spesso prodigo di consigli...inascoltati. Può essere la persona più paziente del mondo ma non è li per fare recuperare al cavallo mesi o anni di mancanze.

Lo criticherete comunque, nel caso decida di andarsene o che, esasperato, dimostri la fermezza resa necessaria per completare il lavoro.

Tra il sudore e la fatica un bel colpo di piatto ci sta. Non è lui che dovete biasimare ma voi stessi. Se non conoscete la fatica che richiede il pareggio di un cavallo pesante o “cocco di mamma” dovete solo stare zitti.

Il maniscalco viene a riferrare o pareggiare il vostro cavallo. A 100, duecento o più km. Con la pioggia o con il sole , le mosche ed il rischio.

Se lo mettete in condizione di fare il proprio lavoro in un posto pulito e riparato, magari chiuso, con un animale tranquillo perchè preparato, dimostrerete di possedere il “savvy” che nessuno vi potrà mai insegnare.

 


 

AIE: CHIESTA L’ABROGAZIONE DEL PIANO DI CONTROLLO

 
29-06-2011

Tra i tanti carrozzoni, enti inutili, balzelli odiosi, leggi farraginose, posizioni di rendita, imposizioni, il controllo per la AIE è un freno, una perdita di tempo e danaro per il proprietario di un cavallo. Non è difficile comprendere che più di una categoria realizza un guadagno e non è interessata al benessere animale.

La disobbedienza, consapevole, organizzata e civile è una risposta possibile.

Siamo stati derisi e sbeffeggiati in tutta Europa per una stolta applicazione della legge europea sul trasporto di animali vivi. Nonostante una circolare chiarificatrice sono molti a credere o pretendere che un cavallo, o equino in genere, per essere trasportato dal suo proprietario o da un parente o da un amico, senza finalità di guadagno, debba sottostare alla normativa creata per i trasporti generici. Patentini, richieste di idoneità per i mezzi, vaschette raccolta per i liquami inutili (la pipi dei vostri cavalli andrà dappertutto meno che lì), patenti pagate e poi dichiarate inutili, "corsi" ....

Qualsiasi occasione è buona per mettersi in mostra, per agitare la paletta, per sottomettere il suddito.

Alla pagina "benessere animale" troverete la normativa che nazioni più settentrionali hanno applicato o stanno per applicare per garantire agli animali un trattamento  migliore.

 

Italian Horse Protection Association ha realizato un video, "per denunciare l'ignoranza generalizzata sulla Anemia Infettiva Equina che viene ogni giorno dimostrata da ASL e Comuni, il terrorismo psicologico creato da questa ignoranza e l'inutile spreco di risorse del faraonico piano di controllo nazionale. Questo spreco porta con sé il dolore di un animale sociale costretto a vivere in isolamento separato dal suo compagno umano o l'orrore dei viaggi della morte verso il mattatoio".

L'Anemia Infettiva Equina è una malattia poco studiata e fino a pochi anni fa tutti i cavalli riscontrati positivi venivano immediatamente macellati. Secondo l'Associazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani, "i cavalli positivi presentano un livello di viremia generalmente insufficiente per la trasmissione della malattia tramite insetti ematofagi" quindi i soggetti semplicemente positivi alla malattia non sono, in linea generale, fonte di contagio.

Per questo Italian Horse Protection chiede al Ministero della Salute "di avviare un'opera di educazione degli operatori istituzionali coinvolti e l'abrogazione del Piano Nazionale di Controllo destinando le risorse così risparmiate allo studio della malattia e delle cure per i (pochi) soggetti realmente malati". (fonte: Agenparl)

 

  •  La malattia si trasmette attraverso insetti ematofagi (essenzialmente tabanidi) o per via iatrogena (attraverso strumenti veterinari infetti ma più in particolare i casi accertati in Italia di trasmissione iatrogena sono avvenuti attraverso emoderivati contaminati in un unico episodio nel 2006). I test attualmente utilizzati per determinare la positività alla malattia (ELISA e AGID o Coggins) rilevano unicamente l’avvenuto contatto tra il sistema immunitario dell’animale ed il virus. Secondo l’Associazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani, “i cavalli positivi presentano un livello di viremia generalmente insufficiente per la trasmissione della malattia tramite insetti ematofagi” (ANMVI, 25 novembre 2009), quindi i soggetti semplicemente positivi alla malattia non sono, in linea generale, fonte di contagio. Diverso è il caso dei soggetti realmente malati. In Italia abbiamo un piano faraonico di controllo che, pur ridimensionato con l’ultima ordinanza in materia, ha fatto testare nel 2009 più di 200’000 tra cavalli, muli e bardotti con un dispiego di risorse immenso. Circa 300 di questi sono stati riscontrati positivi (Fonte: IZSLT Considerazioni conclusive “Piano di sorveglianza nazionale per l’anemia infettiva degli equidi” - Anno 2009). Dal punto di vista statistico, eliminando i dati anomali, abbiamo una percentuale di positività al di sotto dell’1%. Si stima prudentemente che almeno il 90% dei cavalli positivi non contrarrà mai la malattia e, quindi, non sarà mai una potenziale fonte di contagio. Considerando quanto detto abbiamo un rischio epidemiologico vicinissimo allo zero (per la procedura utilizzata per l’eliminazione dei dati anomali si veda il ns. articolo del 28 gennaio 2011). Tutto ciò significa che ogni anno centinaia di equidi sono stati strappati al proprio compagno umano per avviarli ad un inutile isolamento o addirittura alla macellazione senza che questo comporti alcun beneficio per il patrimonio zootecnico nazionale, creando solo dolore e alimentando paure medioevali basate sull’ignoranza. Tanto per fare una comparazione, si calcola che le percentuali di positività alla leshmaniosi nei cani siano circa del 2600% più alti alla positività dei cavalli nell’anemia infettiva. Ogni ragionevole compagno umano di un cane in Italia attua delle misure di prevenzione alla diffusione della leishmania ma a nessuno potrebbe mai venire in mente di isolare o uccidere tutti i cani positivi, eppure –a differenza della anemia infettiva- i cani positivi alla leishmaniosi sono contagiosi e talvolta anche verso gli umani. Italian Horse Protection chiede al Ministero della Sanità che sia avviata una opera di educazione degli operatori istituzionali coinvolti e l’abrogazione del Piano Nazionale di Controllo destinando le risorse così risparmiate allo studio della malattia e delle cure per i (pochi) soggetti realmente malati.  

    (English version) . With this video Italian Horse Protection Association wants to denounce the general ignorance the Italian authorities show every day in the regards of Equine Infectious Anaemia, the psychological terrorism created by such ignorance, and the useless waste of resources caused by the huge national control plan. This waste carries with it the suffering of a social animal forced to live isolated and separated by its human friend or the horror of the “death journeys” toward the slaughterhouse.  The Equine Infectious Anaemia is a little-researched disease; in fact, up to a few years ago, all the horses found positive to the testing were immediately slaughtered. The disease can be transmitted by blood-sucking insects or due to the use of infected veterinary tools (the only ascertain event of this kind in Italy happened in 2006, due to the use of contaminated blood products). The tests currently used to determine the positivity to the disease (ELISA and AGID aka Coggins), reveal only the occurred contact between the animal’s immune system and the virus. According to the Italian National Veterinary Association, “positive horses present a viraemia level generally insufficient for the transmission of the disease via blood-sucking insects”( ANMVI, 25 novembre 2009), thus positive specimens are not, as general rule, contagious. Really sick animals are different matter. In Italy there is an ongoing control plan about EIA that can only be called huge. Despite being downsized by the last ordinance on this subject, it led to the testing of more than 200.000 horses, mules and hinnies in 2009, with an enormous use of resources. About 300 animals were found positive (source, IZSLT, 2009). By a statistical point of view, if we remove the outliers (statically abnormal results), we have a percentage of positivity well below 1%. More, it is prudently estimated the 90% of the positive animals will never develop the disease and thus will never be a source of contagion. Thus we can conclude that the infection’s spreading potential is almost nil. (For more info about the criteria used to remove the outliers, check our 28th January 2011 article ). All of this meant that every year hundreds of equines have been torn away from their humans companions to be uselessly isolated (if not downright sent to slaughter), without any benefit for the country’s livestock heritage; it just caused pain and fuelled Middle Age-like fears based on ignorance. Just for comparison, the calculated percentage of Leishmania-positive dogs is 2600% higher than the percentage of EIA-positive horses. Every dog caretaker in Italy with a bit of common sense takes the necessary precautions to prevent the diffusion of Leishmania, but no one would ever even think to put down or isolate all the positive dogs. Yet, Leishmania-positive dogs, contrary to Equine Infectious Anaemia-positive horses, are contagious, sometimes even toward humans. Italian Horse Protection asks the Health Ministry to start a campaign of education for the local authorities, and to put an end to the National Control Plan, redirecting the thus-saved resources toward the study of the disease and the research of cures for the (few) really sick animals. See also our article published on 2011, Jan. 28th.

 

 


 

Franco: Commento sulla ricaduta pratica di un video della SwedishHoofSchool

I video della “SwedishHoofSchool” hanno fatto il giro del mondo. Hanno contribuito sostanzialmente a diffondere la filosofia barefoot. Se ne trovano molti su you tube e tutti sono da vedere più volte. Tuttavia un conto è la didattica altro è la realtà. E' possibile sollecitare con martinetti idraulici un moncone, non si lamenterà mai e non zoppicherà.

Questi video esplicativi della fisiologia dello zoccolo del cavallo non possono essere utilizzati direttamente come guida al pareggio. Sono un laboratorio per lo studio del funzionamento dello zoccolo. Punto. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul video qui allegato:

http://www.youtube.com/watch?v=EL_45ml-TlI&feature=related

e relativo all'importanza della pressione esercitata sul fettone dal terreno su cui va a posarsi il piede per il corretto esprimersi del “meccanismo dello zoccolo”

Lo zoccolo nel video, con fettone passivo, e scarso “meccanismo”, viene trimmato (pareggiato) riducendo notevolmente l'altezza dei talloni. Sottoposto nuovamente a sollecitazione lo zoccolo dimostra un “meccanismo” nettamente migliore. E' con questo video in mente e una foto del famoso zoccolo di mustang di Jackson in tasca che una moltitudine di proprietari rispettosi ed amici del proprio cavallo esce la mattina con l'idea di pareggiarlo, nella certezza che talloni più bassi faranno la differenza. Quel giorno per lo sventurato domestico cominciano i guai. Se è vero che tallone basso significa meccanica superiore è altrettanto vero che strutture di dimensioni e spessori ridotti debbono potere fare affidamento su materiali speciali. Un mustang con zoccoli in “lega aeronautica” si può permettere misure che un domestico non riuscirebbe a sognare. Il risultato del pareggio è un cavallo sensibile nella parte posteriore del piede(tradotto in chiaro = dolorante) su un terreno appena appena diverso da un magnifico prato inglese che inevitabilmente accorcerà il passo e magari inizierà ad atterrare di punta.

Il “take home message” è questo:

Non riducete, e pretendete che non venga ridotta, l'altezza dei talloni dei vostri cavalli su un modello. La registrazione dei dati, quanto e come il cavallo consuma sono un must. SE ciò è ignorato, a dispetto della chiacchiera chi vi sta trimmando (pareggiando) il cavallo sta semplicemente accorciando le sue unghie. L'altezza andrebbe regolata con riferimento al piano della suola all'angolo di inflessione lasciando un certo margine (millimetri) in più. C'è chi, addirittura, scava nella suola per ottenere direttamente o indirettamente un tallone ancora più basso. Questo margine, il numero di millimetri in più di sporgenza rispetto al piano della suola, dipende:

-dalla natura del terreno di lavoro e quindi da quanto lo zoccolo può penetrare in esso rendendo attivo, sottoposto a pressione, il fettone.

-dal cavallo, dallo stato in cui si trovano le varie parti costituenti lo zoccolo e la capacità conseguente di ammortizzazione all'impatto

-dalla eventuale patologia che comporta il bilanciamento di diverse necessità.

L'altezza dei talloni non è quindi “data” o “bassa” bensì una variabile dipendente a sua volta da altre variabili. Un video o una serie di video ottimi possono trasformarsi da strumento di diffusione della conoscenza in strumenti per la diffusione di idee e tecniche errate. Il gran numero di cavalli che, se non addirittura doloranti, non sono comunque “sound” su terreni vari, a causa della non meditata e non cautelativa riduzione dell'altezza dei talloni, dimostra che il problema è reale. Per favore non fatevi ipnotizzare e non lasciate che il vostro cavallo cada in un trabocchetto costituito di carta patinata e video sul web. In questa stessa sezione potete leggere un articoletto dello scorso anno: -I livelli nel pareggio- attinente. Qui di seguito la parola, che ritengo importantissima quanto disattesa in pratica, di Jaime Jackson.

Nel nome di Jackson è MIA OPINIONE vengano compiute azioni inappropriate. Per questo invito allo studio dei suoi documenti originali . Solo leggendone l'opera completa potrete comprenderlo ed apprezzarlo.

Questo sito è  rivolto a Pete Ramey ed alle sue tecniche. Ma si tratta di diversi rami dello stesso albero! Riguardo alla gestione non vi sono abissali differenze. Vedrete P.Ramey pareggiare un cavallo in una corsia di box e lo sentirete invocare per lui la maggiore libertà di movimento possibile ma non scoraggiare il proprietario di un cavallo stabulato nel suo avvicinamento al barefoot. Tutto matura con il tempo, le idee, l'organizzazione. Il lavoro sullo zoccolo: differenze importanti. La suola si lascia incallire, la parete si accorcia tenendo conto dello spessore di questo callo, il fettone non si riduce verso l'apice esponendo il tessuto sottostante ma si lascia incallire a protezione. L'altezza dei talloni viene regolata soprattutto tenendo conto della richiesta del cavallo e la necessità imprescindibile dell'atterraggio di tallone e non di punta. Il distacco da terra viene facilitato meccanicamente arretrando il punto di involo dello zoccolo anche, a seconda dei casi,  all'interno della linea bianca. Diverso è l'approccio allo zoccolo laminitico. Si utilizzano scarpe e solette, bende gessate e resine.

I brani che seguono sono estratti dal bollettino 101 di J.Jackson. Il bollettino è coperto da copyright. Non credo di fare un danno a chichessia riportandone solo un brevissimo passo a favore di tanti cavalli martirizzati ad ogni pareggio. Invito a comperare la serie completa dei bollettini. Costituiscono parte della storia del barefoot. Vi potrete rendere conto di quanto siano scritti attentamente senza lasciare nulla al caso. Anzi, prolissi! A scapito a volte dell'efficienza. Ho ricordato nello studiarli quando ero bambino e cercavo di allungare il tema per riempire almeno una facciata e mezzo del protocollo ...    Se poi vorrete abbracciarne la filosofia o rivolgere, come noi, l'attenzione a Pete Ramey, più ricercatore, sperimentatore e tecnico, sarà una vostra scelta personale. Per qualsiasi informazione o rerouting verso Ramey non avete che da chiedere :))   ( pagina contatti !!! )

Ma ricordate che non è possibile avere idee chiare o almeno provare onestamente ad averle senza conoscere le varie campane!

1)

The question that usually arises, and often without regard to T°, is how short can the toe and heels be trimmed to render a naturally shaped hoof? Commonly, the heels — like the toe wall — are trimmed as short as possible in the belief, often based on the wild hoof model, that minimal capsule length is the primary or sole objective of natural trimming.

2)

Let us summarize the effects of trimming for natural (N°) and adaptive/healing toe angles.

First, take note that we have sustained H° by regulating HL relative to TL. We have not simply reduced HL and TL to their maximum shortness without causing harm. If we think about this, we have actually subordinated the importance of maximum localized capsule reduction at HL. While the general trimming guidelines based on the wild hoof model require that we reduce TL to minimal shortness, which we have done, we must use restraint in trimming the heels so as not to lower the hoof’s healing angle-of-growth below H°. Even if this means leaving what we may be thinking (mistakenly) as “long heels”.

...“long heels” — is, in my opinion, a judgement call that does not take fully into account several important features of naturally shaped hooves (i.e., the wild horse hoof model):

First, in the natural hoof, HL is the length of heel required to sustain N°. In the wild, this is achieved through minimal capsule length (HL and TL) and optimal capsule angle-of-growth — both driven by the exigencies of equine life in a rugged, demanding environment. These characteristics, we know, favor the the animal’s survival, and there is no other explanation.

By and large, we simply don’t see this environmental pressure in domestic horse populations, so our horses are not blessed with the powerful wild horse hoof in the simple course of living. We must bridge the gap for them through natural hoof care (and horsekeeping) practices, or, as we have seen, they will continue to perish for our failure to do so.

 

 


 

PER LE SORELLE JESSICA E MORENA DI POLI (ROMA):

ANEMIA INFETTIVA EQUINA - LA STORIA DI ROCKET / FILMATO DI STRISCIA LA NOTIZIA

Potete trovare altri filmati e notizie riguardanti ROCKET sul web e firmare la petizione al ministero.

Rocket è giovane, piena di vita, è addestrata con il metodo Parelli e veniva montata a pelo e con la capezza, senza imboccature. Durante la detenzione i suoi zoccoli hanno cominciato a dare segni di cedimento per la mancanza di movimento e cura. Pochi minuti sono bastati a riportare alla luce zoccoli robustissimi, bilanciati naturalmente. La cura amorevole delle sorelle ha preservato fettoni e suole che fanno invidia. Ci prenderemo cura di Rocket periodicamente nella speranza che la logica possa prevalere sulla burocrazia e che i suoi zoccoli possano tornare ad essere consumati dalle forze della  natura e non solo da utensili di acciaio.

http://www.youtube.com/watch?v=Lrs3qtZmrTE

http://www.youtube.com/watch?v=_qCJvWV6XvQ&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=yGsv4ktWAWY&feature=related

Da sinistra: uno zoccolo prima dell'intervento, Rocket con Morena e Franco, due fotografie dell'ant.sin, l'unico compagno di Rocket


 

Vaccini e vaccinosi

Continuando con la presa di posizione di veterinari ecco a voi la dottoressa Ward. Austin, TX (USA)

E' un fatto che  problemi indotti dalle vaccinazioni siano riconosciuti ufficialmente.

Nonostante ciò, l'inerzia, i guadagni, comportano la vaccinazione a tappeto.

Nel movimento barefoot, a monte di tutte le divisioni, la concordia sulla necessità di almeno una più consapevole vaccinazione è totale.

la relazione tra laminite e farmaci, vaccini, antielmintici, uso sconsiderato di integratori e granaglie è nota.

Non aggiungerei inutilmente un fattore a quelli che già litigano con il cavallo. Limitazione del movimento, alimentazione ricca e sbilanciata, magari ancora la ferratura.

L'articoletto seguente è uno dei tanti. E' scritto da un veterinario che riporta fatti registrati, non opinioni.

Nel panorama avvilente della mercificazione ed ignoranza che affliggono il settore è qualche cosa di buono.

Non vaccinerei il cavallo solo perchè è arrivata la primavera. Spenderei meglio i miei soldi.


 

Problems With Vaccinations

by Madalyn Ward, DVM


 

I was taught in Veterinary school that vaccinations could do no harm and were very effective in preventing disease. For the first ten years of my practice, I encouraged owners to vaccinate for encephalomyelitis, tetanus and rabies once a year and influenza and rhinopneumonitis twice a year. Pregnant mares were vaccinated for rhino at 5, 7, and 9 months of pregnancy. I never saw a case of encephalomyelitis, tetanus or rabies and I believe the incidence of full blown cases of flu and rhino were decreased in vaccinated horses. However, I was kept very busy treating colic, laminitis, sick foals and chronic respiratory infections. Around 1990 I read my first article suggesting vaccinations could have some negative effects on horse's health. My initial reaction was one of disbelief and anger at even the suggestion. Once this seed was planted, however, I could no longer deny that vaccinations often did aggravate symptoms in some chronically ill horses.

At this time my roommate and I had 20 horses and after some soul searching, we elected to skip their annual boosters. To our amazement not only did the horses stay healthy, but their health actually improved. Several of these horses had a tendency to colic and they colicked less frequently or not at all. Two horses had chronic laminitis and both of these improved steadily and one was even able to go back into training. Several of the horses did contract a respiratory infection at a local show, but other vaccinated horses at other barns in the area were also affected. Hair coat, hooves and feed efficiency also improved.

About one year after our decision to skip vaccinations, we had an encephalomyelitis scare so we boostered all horses with eastern and western encephalomyelitis and tetanus. Within 30 days, both foundered horses relapsed and our colic incidence was back up. This experience made a believer out of me and from that point on, I advised my clients to tailor their vaccination programs to individual needs and to cease vaccinating any horse with a chronic illness. After 4 years of less vaccination and drug use I noticed fewer laminitis cases, milder and fewer colics and overall healthier patients. Vaccinations can overwhelm the immune system especially if it is weakened already by chronic disease. In healthy individuals excessive vaccination can actually create a disease state called vaccinosis. Symptoms of vaccinosis can vary greatly but include dry hair coat, weak hooves, skin eruptions, sarcoids and warts.

There is much we need to learn about the effectiveness and safety of vaccines. Drug companies do not test vaccines to see how long they are effective. so checking titers on horses may be a way to avoid annual vaccinations. Vaccination programs should be geared to fit each individual situation.


 

Miller e futurity 

 

And They Call Us Horse Lovers

By Robert M. Miller, DVM

( Robert Miller, veterinario famoso in USA per i suoi studi sull'imprinting. )

L'articolo è in lingua inglese. La traduzione che segue in italiano è di Lucilla. E' sottolineato da Miller quanto gli animali vengano "utilizzati" in modo distorto, crudele, soprattutto sciocco. Se siete attratti dalle discipline americane così come sono concepite e praticate attualmente, i vostri cavalli trarranno vantaggio da questa  lettura di Miller.

E se siete veterinari, il vostro collega veterinario scrive direttamente per voi! Questo articolo dovrebbe essere utile a farvi  riconsiderare almeno alcune delle vostre scelte ed atteggiamenti.

 

The Nation was shocked when Barbaro broke down shortly after leaving the gate at the Preakness. I saw the repaired fractures in TIME magazine. What I think happened is that the sesamoid bone fractured, a common injury. As a result, the fetlock collapses causing the pastern bone to explode into multiple fragments, probably with the next stride or two.

The last time the general public was exposed to a racetrack tragedy like this was when the great filly, Ruffian, fractured; the injury eventually resulting in her death.

The news media focuses on great champions like these, but what most people don't realize is that such injuries are relatively common occurrences in horse racing.

Part of the cause is that we have bred athletic power into our racing breeds far exceeding what nature requires for the horse to survive in its natural environment. All wild horses need to do is outrun a big cat. We have selectively bred for speeds that the anatomy of the horse cannot always cope with.

In addition, we train and race them long before they are mature. The immature are often capable of spectacular athletic performance. Every time I watch an Olympics and I see gymnasts as young as 13, 14 or 15 years of age, I wince at the thought of the damage I know is occurring to some of their bodies. I started a year of gymnastics at 17 years of age, and I wasn't very good, but I still managed to do damage that manifested itself many years later. Fortunately, I was drafted into the Army at 18, which ended my gymnastic career.

Half a century ago, when I was cowboying, "colts" were started at four years of age or older. Once in a while, one might be started as a three-year-old. Despite some very hard work, barring accidents, those ranch horses were still sound and working into their 20's.

I'm not opposed to racing. It's a great sport and has motivated mankind to produce truly great horse breeds. But I am opposed to any practices which contribute to premature crippling of otherwise healthy horses.

Some years ago, the annual convention of the American Association of Equine Practitioners (A.A.E.P.) was held in Dallas. The same week, the national cutting horse futurities were being held in nearby Fort Worth. Three colleagues from Sweden told me that they wanted to see the cutting horses. So, one evening, after the day of scientific lectures had ended, I accompanied the three Swedish vets to Fort Worth.

After watching several horses perform, the senior Swede, a professor from the vet school in Upsula, Sweden, said, "This is incredible! It must take many years to obtain such performance from a horse."

"But," I answered, "this is a futurity."

"I do not understand this word," he said.

"These are colts," I explained. "These are just three-year-olds."

He looked shocked, turned to his companions and explained to them in Swedish and then said to me in English, "I have only two comments: One, it must take great skill to be able to train a horse to do this in so brief a time. And, two, what is happening to their poor legs?"

Today, we have all sorts of futurities - reining, cutting, barrel racing, etc. I have tried many times to get owners to postpone arduous training to give the colt a chance to mature. Most of the time, I was ignored. The lure of winning something or making some money was too great to resist. My strategy when the owner insisted on going ahead with training and/or competition that I felt was premature was to say, "That's okay. You go ahead. What you are doing is very good for my business."

Why is it that the protests against over-using young horses come primarily from the people who profit from such abuse - the veterinarians? Is it because we best understand the trauma being inflicted upon immature skeletons, joints, ligaments and tendons?

Just as I am not opposed to racing, if properly conducted, I am not opposed to horse shows or competitive equine events.

Horse shows, like all livestock shows, were conceived of long ago to "improve the breed". They were designed to demonstrate and reward the people who were doing the best job of breeding, of selecting bloodstock, and of creating superior bloodlines.

Unfortunately, human nature, vanity and greed have corrupted the horse show industry.

We see grotesque caricatures of the original character of each breed. Stock horses, the working ranch breeds, are shown in Western Pleasure classes traveling in a manner that would drive a working cowboy crazy. With lowered heads, going in a downhill manner, these horses greatly magnify the forces placed upon the forelimbs. Once again, good for us vets. It produces income, but the horses suffer.

The wonderful Tennessee Walking Horse is shod and shown in distorted gaits that can only be called "grotesque".

If it weren't for the frequent veterinary checks, which are mandatory, can you imagine how many endurance racing horses would die because of their riders' consuming desire to win? I remember the early endurance races.

Saddlebreds, with surgically distorted tails, and gingered anuses, are exhibited with the pupils of their eyes dilated with atropine.

How many people who sincerely consider themselves to be "horse lovers" wean foals at three months of age, or even earlier, which nature never intended? How many horses, a gregarious species, spend their lives locked in box stalls? How many horses in the U.S.A, like so much of our human population, are damaged healthwise by excessive nutrition?

Such abuses exist in ever breed, every discipline, in every equine sport. We need to step back and analyze what we are doing.

One of my clients was a prosperous, educated couple. They were very congenial, and they owned three Quarter Horses. One day, they called me to come to their home to worm their horses and check them over and booster their vaccinations. When I arrived, I found only two horses, so I asked where the third one was.

"Oh, he's in training as a reining horse, with ____________" (a successful and notoriously brutal trainer who also happened to be one of my clients).

I said, "Oh, I see."

Then the wife said, "We know how cruel he is to the horses, but he wins!" I never felt the same toward those people, again.

This same trainer (he's been dead for many years) once said to me, "Doc, why can't you guys cut the tails on my horses? Why do you make me drive 300 miles round trip to get my tails done?"

He was referring to the illicit surgical paralyzing of the tail, common in reining horses so they can't switch their tails. ALL of the horses in his barn had their tails cut.

I said, "Were you ever beaten in a show by a horse that you knew had its tail cut?"

"Oh sure," he said. "Lots of times."

"Well," I told him, "I didn't cut the tail nor did my partners. We won't do anything against the association rules."

This same guy, a world-class competitor, kept every horse in his barn on Serpecil, a tranquilizer not approved by FDA for use in horses. I have no idea where he got the drug, but somebody was selling it to him.

I believe that a conspiracy exists in the horse show industry. The trainers are judges, and the judges are trainers. Too often, they scratch each others' backs.

If Western Pleasure horses were shown as they were 50 or 60 years ago, a good amateur could turn out a champion. But it takes a real pro to produce the freaks seen in today's Western Pleasure classes. And, after the horse goes back to the owner from the trainer and is no longer winning, it has to go back to the trainer for a "tune-up".

A few days before I wrote this article, I got back from Bishop Mule Days, a unique event I attend every year that has no equal anywhere in the world. I had the pleasure of seeing Western Pleasure mules that WERE NOT "peanut rollers".

The trend began some years ago, but the mule people balked at it and ruled it out. GOOD FOR THEM! You see, to be a mule lover, you REALLY gotta love horses!

 

E POI CI CHIAMANO "AMANTI DEI CAVALLI" di Robert M. Miller

La nazione rimase scioccata quando Barbaro di colpo stramazzò a terra dopo la partenza dalla gabbia al Preakness. Io vidi sul Time le fratture che erano state riparate. A mio avviso, quello che era successo era questo: l'osso sesamoide si era fratturato, un infortunio frequente. Di conseguenza il nodello aveva ceduto causando l'esplosione dell'osso pastorale in tanti frammenti, probabilmente già con la prima o la seconda falcata.

L'ultima volta che il grande pubblico aveva assistito in un ippodromo a una tragedia come questa era stato quando Ruffian, puledra eccezionale, si era fratturata. Alle fine l'infortunio portò alla sua morte.

I mezzi d'informazione concentrano la loro attenzione su grandi campioni come questi, ma quello di cui la maggior parte delle persone non si rende conto è che infortuni del genere sono eventi piuttosto comuni nelle corse dei cavalli.

Una delle ragioni è che nelle nostre razze da corsa abbiamo creato una potenza atletica che va ben al di là di quello che la natura richiede al cavallo per sopravvivere nel suo ambiente. Tutto quello di cui i cavalli selvaggi hanno bisogno è correre più veloce di un grande felino.

Abbiamo allevato selettivamente per delle velocità che l'anatomia del cavallo non sempre è in grado di sopportare. In più li alleniamo e li facciamo correre molto prima che abbiano raggiunto la maturità.

I soggetti immaturi sono spesso capaci di performance atletiche spettacolari.

Ogni volta che guardo un'Olimpiade e vedo ginnasti di soli 13, 14, 15 anni, rabbrividisco al pensiero del danno che so sta avvenendo in qualcuno di quei corpi.

Quando avevo 17 anni cominciai a praticare la ginnastica per un anno, e non ero molto bravo, ma sono riuscito ugualmente a creare un danno che si manifestò solo molti anni dopo. Per fortuna a 18 anni mi arruolai nell'Esercito, il che pose fine alla mia carriera da ginnasta.

Cinquant'anni fa, quando facevo il cowboy, i "puledri" cominciavano ad essere impiegati a quattro anni, se non più tardi. Nonostante il loro fosse un lavoro davvero duro, quei cavalli del ranch, salvo incidenti, a vent'anni erano in salute e continuavano a lavorare.

Personalmente non sono contrario alle corse. Sono un grande sport e hanno spinto gli uomini a creare razze di cavalli davvero eccezionali. Sono però contrario a ogni pratica che contribuisca a danneggiare prematuramente cavalli che altrimenti sarebbero sani.

Alcuni anni fa, il convegno annuale dell'American Association of Equine Practitioners (A.A.E.P.) si tenne a Dallas. Nella stessa settimana, nella vicina Fort Worth si stavano tenendo le nazionali di Futurity dei cavalli da cutting. Tre colleghi che venivano dalla Svezia mi dissero di voler vedere i cavalli da cutting. Così una sera, dopo che la giornata di conferenze scientifiche si era conclusa, accompagnai i tre veterinari svedesi a Fort Worth. Dopo aver visto le prestazioni di diversi cavalli, lo Svedese più anziano, un professore della scuola di veterinaria di Upsula, in Svezia, mi disse: "E' incredibile! Ci devono volere tanti anni per ottenere da un cavallo performance del genere!". "Ma questo è un futurity", risposi. "Non capisco questa parola", disse. "Questi sono puledri", gli spiegai "e hanno appena tre anni". Lui sembrò scioccato, si girò verso i suoi compagni per spiegarglielo in svedese e poi mi disse in inglese: "Io ho solo due commenti: uno, ci deve volere una grande abilità per essere capace ad addestrare un cavallo a fare cose del genere in così breve tempo. E, due, che sta succedendo a quelle povere zampe?".

Oggi abbiamo ogni tipo di futurity: di reining, cutting, barrel rancing, etc. Molte volte ho cercato di convincere i proprietari a rimandare l'addestramento duro per dare al puledro una chance di maturare. La maggior parte di quelle volte, sono stato ignorato. Vincere qualcosa o fare un po' di soldi era una lusinga a cui era troppo difficile resistere.

La mia strategia, quando i proprietari insistevano a continuare in addestramenti e/o competizioni che sapevo essere premature, era dire: "Va bene. Continua. Quel che fai è ottimo per farmi guadagnare soldi!"

È per questo che le proteste contro lo sfruttamento di cavalli giovani vengono principalmente da persone che traggono profitto da tali abusi, i veterinari? È perché noi capiamo meglio il trauma che viene inflitto a scheletri, articolazioni, legamenti e tendini immaturi?

E come non sono contrario alle corse, se condotte in modo appropriato, non sono contrario agli show equestri o agli eventi agonistici equestri. Gli show equestri, come tutti gli show di bestiame, sono stati concepiti molto tempo fa per "migliorare la razza". Il loro scopo era far vedere e premiare le persone che stavano facendo il miglior lavoro di allevamento, di selezione delle razze, e di creare linee di sangue di qualità superiore. Sfortunatamente la natura umana, la vanità e l'avidità hanno corrotto il settore degli show equestri.

Noi oggi vediamo caricature grottesche del carattere originale di ogni razza.

I cavalli da bestiame, le razze che lavorano nel ranch, sono presentati nelle classi di Western Pleasure mentre si muovono in un modo che farebbe impazzire un cowboy che lavora. Con teste abbassate, come se si muovessero lungo una discesa, quei cavalli amplificano enormemente le forze che vanno a scaricarsi sugli arti anteriori. Ancora una volta buoni per noi veterinari. Si fanno soldi, ma i cavalli soffrono. Il meraviglioso Tennessee Walking Horse è ferrato e presentato in andature così snaturate che si possono definire solo: "grottesche".

Se non fosse per i frequenti controlli veterinari, che sono obbligatori, potete immaginare quanti cavalli che corrono l'endurance morirebbero a causa dei loro proprietari divorati dal desiderio di vincere? Ricordo le prime corse di endurance.

Saddlebreds, con code chirurgicamente snaturate, e ani arrossati, vengono fatti esibire con le pupille degli occhi dilatate con atropina.

Quante persone che si considerano sinceramente "amanti dei cavalli" svezzano puledri a tre mesi, quando non prima? Quale natura avevano mai in mente? Quanti cavalli, una specie gregaria, passano tutta la loro vita chiusi sotto chiave in un box? Quanti cavalli negli Stati Uniti, così come troppi di noi esseri umani, sono danneggiati a livello di salute da un'alimentazione eccessiva?

Abusi del genere esistono in ogni razza, ogni disciplina, in ogni sport equestre. Abbiamo bisogno di fare un passo indietro e analizzare quello che stiamo facendo.

Due dei miei clienti erano una coppia agiata, educata. Erano persone piacevoli e possedevano tre Quarter Horse. Un giorno mi chiamarono perché andassi a casa loro a somministrare il vermifugo ai loro cavalli, fare una visita di controllo e i richiami dei vaccini. Al mio arrivo avevo trovato solo due cavalli, perciò chiesi dove fosse il terzo. "Oh, è in addestramento come cavallo da reining da ******* " (un brutale addestratore molto richiesto e famoso, che casualmente era stato anche uno dei miei clienti). "Oh, capisco", dissi. Allora la moglie mi disse: "Sappiamo quanto lui sia crudele con i cavalli, ma lui vince!" Verso quelle persone non ho più provato la stessa simpatia, mai più.

Quello stesso addestratore (è morto da molti anni) una volta mi disse: "Doc, perché voi altri non potete tagliare le code ai miei cavalli? Perché mi dovete far fare un viaggio di 300 miglia per avere le mie code tagliate?". Si stava riferendo alla paralisi chirurgica illegale della coda, frequente nei cavalli da reining così che non possano scuotere la coda. TUTTI i cavalli della sua scuderia avevano la coda tagliata. Dissi: "Sei stato mai battuto in uno show da un cavallo che sapevi che aveva la coda tagliata?". "Ma certo, un sacco di volte!" mi rispose. "Bene", gli dissi, "io non ho tagliato mai code e non l'hanno fatto nemmeno i miei colleghi. Non intendiamo fare nulla che sia contrario alle regole dell'associazione".

Quello stesso individuo, uno che competeva a livello mondiale, teneva ogni cavallo nella sua scuderia sotto Serpecil, un tranquillante non approvato dalla FDA per uso equino. Non ho idea di dove prendesse il farmaco, ma certo qualcuno glielo stava vendendo.

Io credo che esista una cospirazione nel mondo degli show dei cavalli. Gli addestratori sono giudici, i giudici sono addestratori. Troppo spesso una mano lava l'altra.

Se i cavalli del Western Pleasure fossero presentati così come erano 50 o 60 anni fa, un bravo amatore potrebbe tirarne fuori un campione. Però ci vuole un vero professionista per produrre i fenomeni da baraccone che si vedono nelle classi di Western Pleasure di oggi.

Inoltre, se il cavallo, dopo essere stato dall'addestratore, torna dal proprietario ma non vince più, deve tornare dall'addestratore per una "messa a punto".

Qualche giorno prima che scrivessi questo articolo, ero tornato dal Bishop Mule Days, un evento eccezionale al quale partecipo ogni anno e che non ha eguali in nessuna parte del mondo. Ho avuto così il piacere di vedere muli da Western Pleasure che NON ERANO "peanut rollers". La moda era cominciata qualche anno prima, tuttavia la gente di muli se ne tirò fuori e la respinse. BUON PER LORO!

Allora, vedete, per essere un amante dei muli, devi essere DAVVERO un amante dei cavalli.

 

 


 

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THE UNFETTERED FOOT:

A paradigm change for equine podiatry

Tomas G. Teskey D.V.M.

"PRIMUM NON NOCERE" (First, do no harm)

-Attr. Hippocrates c.460-357 B.C

 
Equine veterinarians have a responsibility to study the evidence that shoeing is harmful to horses.   At graduation, we swear an oath to use our knowledge to enhance animal health and we accept, as a lifelong commitment, the obligation to continually improve our knowledge and competence.

In the last eight years, a quantum leap has been achieved in the understanding of hoof care. In the words of the old song, the speed and instance of the leap has left many veterinarians and farriers feeling "bewitched, bothered and bewildered." The result is that, for a period of time yet, a widely stretched spectrum of professional opinion will exist, together with some tension, concerning what is considered to be appropriate hoof care. At the traditional end of the spectrum, are farriers who combine their knowledge of hoof anatomy with blacksmithing skills to provide a metallic system of hoof care that has been firmly in place for over a thousand years. At the opposite end of the spectrum is the new paradigm that first emerged in the closing years of the 20th century. These are barefoot systems of hoof care initiated by two pioneers, a veterinarian, Hiltrud Strasser, and a farrier, Jaime Jackson. They are based on and nourished by knowledge gained by research, observation and trimming to provide physiologically acceptable, non-metallic systems of hoof care.2,4,5,7

Many farriers, and many veterinarians who have previously obtained farriery credentials, remain ardent advocates of shoeing. Though they damn their craft with faint praise when they concede that shoeing is a necessary evil, they revoke this weakness by citing the millennium-long history of shoeing, under management strictures imposed by non-leisure usage, as evidence that horses suffered no ill effects from such a practice.26

The farrier-cum-veterinarians are fighting a rearguard action to defend the metallic end of the spectrum. Feeling the need to stay loyal to their first profession and its traditions, they are finding it difficult to defend their position in the face of an increasing army of knowledgeable horse owners who have studied barefoot hoof care. It is easy to sympathize with their dilemma. As more and more horse owners demonstrate success in working their horses without steel shoes, unheeding farriers and veterinarians alike will become increasingly uneasy at remaining entrenched in the metallic end of the hoof care spectrum. Utilizing the knowledge of natural hoof form and function as the basis for barefoot hoof care advances our success with horses, whereas holding fast to an untenable paradigm leaves hoof care mired in the past.

I am fortunate to have practiced at both ends of this spectrum. Having been raised and employed on working cattle ranches in Arizona, I learned from the wisdom of three generations how to shoe the horses in order to get the work done. These jobs demanded long hours of cross-country riding, a chore I recall as being dictated by necessity rather than choice. I am now aware that it is not only possible, but preferable, more efficient, and healthier for horses to work barefoot.

Nevertheless, the entrenched opinion of most farriers and veterinarians is that horses are simply unable to work without shoes. It is more correct, however, to say that their own horses cannot work unshod, while others can. Their opinion stems from the retention of traditional thinking and, therefore, practices that have not appreciably changed over the past few decades. There are those that cling to tradition by portraying modern-day shoeing as advanced and no longer the harmful practice it was, speaking of "new shoeing methods" or even using another odd term, "natural principled" shoeing. But with awareness of hoof biodynamics and of how and why horses can be trimmed and managed barefoot, these opinions are refuted. In their place emerges a paradigm for hoof care that enhances the welfare of the horse.

I submit that any acceptable method of hoof care should provide the hoof capsule with the ability to:

·Flex and torque in all directions in response to changes in terrain

·Assist in the movement of blood and lymph through weight-driven pump mechanics

·Protect sensitive inner structures from physical and environmental variables

·Exfoliate itself in a process that eliminates old and stimulates new growth

·Transfer sensory information about the environment to the central nervous system

Such criteria are met by the unfettered foot: a marvel of engineering that accomplishes these tasks by virtue of 60 million years of evolution. It possesses structures based on three very strong shapes...a cone-shaped inner and outer wall and coffin bone, a dome-shaped sole and coffin bone, and a triangular frog and bar-heel. This arrangement is healthy and helpful to the horse only when the hoof can shape itself by movement or be sculpted appropriately by tools and remain in a dynamic state. Inappropriate sculpting or the attachment of shoes impedes all these functions and, to varying degrees, hurts every hoof and harms every horse.

Forcing the flexible hoof to function when restricted by a rigid, steel shoe is one powerful prescription for promoting the hoof's deterioration. It results in deformity of the hoof and other nearby tissues, disrupts physiological processes, and leads to harmful overgrowth of the hoof capsule. Because when a shoe is finally removed, the overgrown hoof is trimmed in a manner designed to ensure the retention of the next shoe (rather than comply with the physiology of the hoof) additional harm follows. Such trims do not respect the shape conducive to optimal hoof performance.

Though iron, a thousand years ago, was utilized as the material of choice to prevent hooves from wearing down, we now realize that hooves are harmed when fixed in space due to the rigidity of metal, and fixed in time due to the normal growth of horn no longer being exfoliated. A review of my clinical records in equine veterinary practice over the past ten years has revealed that 85% of hoof and leg ailments of all kinds have occurred in shod horses, including catastrophic limb fractures. Yet the prevalence of shod horses amongst my clientele during that time was only 48%. The hoof capsule is a highly evolved and specialized skin. Steel has no redeeming qualities as a material for protecting skin.

Shod horses have historically represented what has been thought of as a "higher level" of care in my area and throughout the equine industry, receiving "better" nutrition, housing and management than barefoot horses. However, in my practice, the incidence of limb disease and injury is 70% higher amongst shod horses. Shod hooves cannot adequately dissipate forces of torque and concussion. Instead, these forces harm the hoof and are also referred up the limb to assault other structures that have not evolved to withstand these stresses and strains. The resultant harm to the horse's flesh and bone is both predictable and inevitable.

So common are hoof deformities in our daily clinical experience that many veterinarians accept them as normal. But upright cylindrical hoof capsules; with high, contracted heels; long toes; flat, oval soles; and relatively horizontal hairlines represent common and severe deformities. Normal hooves have sloping, conical capsules; with low, expansive heels; short toes; domed, round soles; and 30 degree hairlines. Many veterinarians blame the poor shape and condition of horse's feet today on genetic flaws, arguing that steel shoes are necessary to prevent further deterioration and breakage. But the evidence points to a simple environmental reason for the flawed feet of our domesticated horses-- an overall lack of movement of both horse and hoof. Foals, from the time they are born, are often confined on soft footing instead of being allowed to walk and run on firm terrain. The foal's feet are not shaped by the natural wear that should start in the first few days of life.24 Though we know that bone mass increases until four or five years of age, many horses are shod at one or two years old. Many adults continue to live sedentary lives and receive improper trimming and/or are regularly shod. Any combination of the above variables results in hoof deformities and small feet for the horse's size. Horses rarely inherit poor feet. They develop poor quality, atrophied feet due to improper trimming, confinement, and shoeing. My observations indicate that foals born from "genetically small-footed" parents with deformed feet have beautiful, appropriately sized feet when trimmed properly from a young age, allowed adequate movement, and kept barefoot.

Steel shoes weaken the hoof capsule. Preparation of a hoof for shoeing begins the weakening process by removing its strong, natural shape. A normal hoof is not flat in any plane, having naturally arching quarters and recessed bars and sole. But these important shapes are eliminated to permit the secure application of a shoe. A horse left barefoot, but trimmed as for shoeing, has poor hoof form, an uncomfortable gait, and impaired hoof function. Such improper trimming leaves an owner with the impression that their horse "can't go barefoot." The abnormally high pressure on bars and sole harms the hoof, as well as other portions of the limb and the whole of the body. With the shoe applied, the hoof incurs further harm through contact of the shoe with the outer wall. The outer wall has evolved to fulfill a function that is primarily protective rather than weight bearing. Increased concussion and constant pressure on the outer wall causes the commonly seen rippling and buckling of horn tubule and disrupts the normal flow of the outer wall relative to the inner wall 7,25. The transfixing metal nails course along the distal aspect of the inner wall, transmitting the excessive and harmful concussive force from the shoe through these areas. This breech of external surfaces results in mechanical disruption of the hoof wall, an unavoidable degree of laminar separation, the invasion of saprophytic bacteria and fungi, and exposure of the hoof to extremes of temperature. In addition, shoes inhibit the pumping system that promotes full circulation in the hoof, so reducing shock-absorbing ability.1,3 It is also easy to appreciate how this ischemia interferes with normal horn growth and metabolism. A congested physiology, with resultant dysplastic, weakened growth is the result, leading to the severe hoof deformities and leg diseases we see in daily clinical practice. Shoes provide such an effective barrier to sensation that their presence automatically debars a horse from being declared sound at any speed. The definition of a sound horse should be one free from pain that can walk, trot and canter with animation and impulsion, on unfettered feet.

In my experience, the terms "therapeutic" and "corrective" shoeing are oxymorons. Four years ago, I observed and provided reluctant veterinary support for a gelding that had prolapsed both coffin bones through the soles of his front feet and, at this late stage, was finally being managed on a barefoot hoof care program. Seven months later, this gelding was being ridden, never having had anything nailed to his feet to 'support' him through the ordeal. I was accustomed to forecasting one and a half to two years of healing time when applying the protocol of the Equine Digital Support System (EDSS), having seen several master farriers use this system on about fifty such cases. I noticed these horses grew what appeared to be new hooves, but upon removal of the EDSS appliance they were still unable to walk normally. When I learned about some barefoot trimming techniques, I discovered the problem. Realizing that healthy horses are suspended by their hoof capsules rather than supported by their soles, it became clear that EDSS and other shoeing protocols encourage horn growth that remains highly dependent on solar support, ignoring the need to develop strong laminar suspension. I quickly discovered that barefoot trimming techniques, boots, and a respect for the normal physiology of the hoof allowed these horses to grow durable structure with strong suspension. To "therapeutically" shoe them was contra-indicated. Healing in a natural manner minimized the redundant tissue repair and metabolic stresses that otherwise the horse's body had to endure. In this way, feet regained their normal shape and outperformed shod ones in a shorter time, becoming honestly sound.

Users of EDSS and other shoeing systems often advocate that the heels of laminitic and foundered horses should be elevated above their physiological height.30,31 I trust that this regrettable procedure will soon be discontinued, because laminae become even more stressed and ischemic when heels are elevated beyond physiologic parameters. The belief that deep digital flexor tendon tension must be "slackened" to prevent further coffin bone separation is erroneous. Mathematical equations and structural models indicate that it is primarily the weight of the horse on a coffin joint with higher than normal heels, not deep digital flexor tendon tension, that leads to coffin bone rotation.7 The majority of foundered horses have deformed heels that are already too long. To elevate them even higher is contraindicated and harmful. It robs the horse of the strength and attributes of normal hoof form and is contrary to the normal biomechanics of the hoof. It causes decreased circulation, desensitization, severe hoof contraction, coffin bone deterioration and worsening separation. Surgical transection of the deep digital flexor tendon adds insult to injury, as it needlessly disrupts one of the important anatomical components offering dynamic support in the caudal region of the foot. Foundered horses can be properly managed through respectful sculpting of their hooves and the judicious use of boots and firm, nonconcussive terrain. What the iventors of the EDSS appliances intend, and what the EDSS patients in my practice develop, is wildly different.

Other examples abound, such as horses with typical navicular-type pain at page two, to teenage horses with the more classical 'navicular' syndrome.6 When properly managed barefoot, such affected horses often achieve honest soundness, and this at a time when traditional veterinary care claims no cure for such a condition. Navicular problems are absent in horses that have been trimmed for optimum hoof form and function from day one and allowed freedom of movement. Instead of investigating these shining examples and examining these case histories, most equine practitioners continue to use drugs, special bar shoes and surgical neurectomy to attempt a "cure". All such affected horses can be seen to have obvious deformities of their hooves, yet the drugs and shoes prescribed do nothing to provide these horses with better hoof form. A sad situation exists when large amounts of resources and money are spent on misguided "therapeutic" or "corrective" treatments that are contrary to the physiology of the hoof and only serve to progressively worsen the horse's condition.

The increasing body of evidence about barefoot rehabilitation techniques and the demonstrably convincing performance of barefoot endurance horses is both fascinating and compelling. Other veterinarians that both ride and shoe cite the "impossibilities" of riding barefoot. I can only say that my own and thousands of other horses can and do ride barefoot, for hundreds of miles a week, on rocks, without steel shoes. Clearly, domestic equine hooves can be conditioned beyond a level that is customary in feral horses.

Four short years ago, I lacked the knowledge of proper hoof form and function and, as a result, I was unable to salvage many horses with devastating hoof problems. It was the shoeing and the subsequent progressively debilitating hoof deformities in these horses that brought them to their end. I realized I could not, in good conscience, continue to use steel appliances to bring "healing" to hooves that were deformed due to the use of such appliances in the first place. Now the horses I see with similar problems improve in a short time. The knowledge of normal hoof form and function is powerful. Using it to prevent hoof deformities beats rehabilitating deformed feet any day, and is the key to honest hoof health. Pete Ramey is another enlightened 'former farrier' who no longer uses metal. He writes, "Our goal continues to be for every horse to outperform its former shod self, and the hooves deliver this with shocking consistency that amazes me more every day." 28

Other common but unsound arguments claim that shoes are needed because of the added weight of tack and rider, the harder terrain, and the extreme sports that are expected of the modern-day horse. Each of these arguments can be refuted, in order, on physiological, evolutionary and historical grounds. For example, the feet of pregnant mares comfortably adapt, in the wild, to the increased weight of the gravid uterus. Horses evolved in varied terrains, including desert, where hard terrain is the norm. The 'extreme sport' of cavalry warfare was conducted for c. 2500 years without shoes. For the last two hundred years of this period, horses were carrying the 'added weight' of armor and equipment.

We should recognize that, on weight bearing, steel shoes hold the sole of the hoof in a non-weight-bearing, vaulted position against the descending coffin bone. We misinterpret so-called "stone bruising" of the soles of shod horses as being caused by stones on the ground. This pattern of bruising originates from concussion followed by pressure necrosis of solar corium that cannot escape the blows of the coffin bone above and an unyielding sole beneath. Bruising of the moonsickle points to a pathology at the tip of the coffin bone and originates because of excessive heel height. Another example is the almost 'epidemic' incidence of ringbone among shod horses in my practice. With or without extra weight, shod hooves are disallowed vital flexion and torsion, forcing the proximal interphalangeal and other joints to torque unnaturally.

Add to these stresses the greatly increased concussive forces from the shoe below 7,11,24 and the weight above, and it inevitably follows that nailed-on shoes are a prescription for disease.

The provision of movement is an important factor in a barefoot management program.2,4,7,12,13,24 The ideal is turnout 24/7 with companion horses on terrain that, at least in part, matches the ground on which they have to work. But where movement cannot be provided, such as for horses in more urban environments where turnout space is limited, they are still much better off barefoot than shod. All horses should be provided with dry or well-drained footing whether kept in confinement or on several acres of pasture but firm, dry footing is mandatory for those that are confined. Daily riding or lead exercise is especially critical for the confined horse. Similarly, when confined, frequent trimming of the hooves is essential to prevent the onset of imbalances, cracks, infections and overgrowth. Physical confinement does not necessitate shoeing, but it does necessitate more regular and careful attention to the hooves and, when riding on rough terrain, the use of boots. If the unshod feet of stalled horses are cared for, as outlined, they can remain healthy and sound. To achieve this goal some simple changes in management become necessary.

My own and other barefoot horses have hooves that wear slower than steel shoes over a given period of time. If at first that seems "impossible", stop and appreciate the critical variables that are the allies of the barefoot horse: time, wear, growth, callusing and a dynamic existence. Their "unprotected" hooves grow overnight in response to the wear they receive between daily rides, whereas shod horses are unable to help themselves with hoof growth or balance and are totally dependent on the shoes which transfix heir hooves in a predetermined plane. Other interesting comparisons can be made on the basis of speed, agility and degree of soundness.

Proprioception is significantly impaired in shod horses.7 Through lack of sensory feedback, they pay less attention to where their feet are landing and suffer more trauma from interference, slipping and stumbling on rocky terrain. Having a normal (i.e. highly sensitive) feedback system, barefoot horses are more agile, watch where they are stepping, avoid rocks, and rarely stumble. Due to the superior traction of a yielding hoof, neither do they slip and slide. The result is healthy, but minimal hoof wear and a safer, more enjoyable ride for them and their passengers. Those who ride shod horses on rocky ground know how dangerous it is. Those who have experienced the confidence of a barefoot horse in such terrain are most reluctant to get back on a shod horse.

I have documented a decreased incidence of heart murmurs and lower resting heart rates in my own barefoot horses, as well as in many barefoot endurance horses. Their cardiovascular fitness, as judged by cardiac recovery measurements, is superior compared to shod horses doing similar work.

One of the most compelling examples of the underlying unsoundness of all shod horses is the crippling lameness that quickly follows the loss of a shoe. This becomes a serious problem when miles from home and nails or appropriately sized boots are unavailable. If shod horses suffer no ill effects from their shoes, as many professionals contend, why are they so lame within minutes when walking a short distance without them? Again, the earlier proposed definition of a honestly sound horse comes to mind.

Sound, barefoot horses, when allowed movement over a suitably demanding terrain, often trim their own feet. This is the most ideal trim they can get. But many still need trimming despite having been worked on rough terrain. Though I have mentioned little about how barefoot trimming is performed, the above two sentences provide the key. A barefoot trim sculpts the horse's hoof by mimicking the effects of mileage. If occasions arise in which hoof wear does exceed growth, boots allow the work to get done.

Boots provide an outstanding option for honest hoof protection, being made of dynamic materials that move and recoil to complement a hoof capsule's function.28,29 They are especially helpful in this transition age of hoof care, in which the need to rehabilitate hooves harmed by shoeing is omnipresent. The number of new boot designs that have been marketed in the last five years has tripled, and the demand for new and user-friendly designs is increasing to the point where supply sometimes fails to meet demand. Nevertheless, riders find that the more they work with properly trimmed and conditioned horses, the less are hoof boots needed. "These days", says Pete Ramey, "I have traded in my metal shoes for state of the art hoof boots, and I have learned the awesome power in allowing the 'off season barefoot healing period' to extend throughout the horse's life."28

It is ironic that the iron shoe we once thought offered protection, support and traction is now known to expose the hoof to harm, deprive it of support, and render it incapable of providing proper traction. And these are only a few of the harms that a shoe inflicts.11 There just aren't any good excuses for nailing rigid steel shoes to horses' hooves, recommending their use, or standing idly by while they are used. As veterinarians, we should be advocating what is healthiest for the horses under our care.

Barefoot hoof care works exquisitely well with the natural horsemanship philosophies of today, and the welfare of the horse is enhanced. As in any work with a horse, "asking" instead of "telling" becomes our guide for trimming a hoof. Horses are only too happy to perform with their bodies and spirits intact. That spirit of the horse always keeps us coming back for more. As hoof care specialist Martha Olivo remarks, "Horses and I just 'find' each other.we always have. They have been my best teachers and at many important levels, we keep each other whole."

It is a grave mistake for 'entrenched' veterinarians to comfort themselves with the belief that the barefoot movement is inapplicable to horses in certain situations or no more than a passing fad. It dismisses the fact that this body of knowledge is securely based on a respect for the horse's inherent genetic endowments. If we nurture their physiological inheritance, horses are perfectly able to complete a longer, more fruitful, lifetime of work. Keeping horses barefoot is a phenomenal win-win situation, offering increased vitality and performance. Though I can continue to write about these facts, others must do their own research and use their own observational skills if they wish to arrive at the same understanding.

Championing the barefoot cause allows us to comply with the oath we took on graduation. Barefoot methods of hoof care stand firm on a sound body of knowledge. Farriers and veterinarians are the best men and women to promote this movement as they have the necessary broad training, the clientele, the love for the horse, and the tools. The primary objective is to improve the welfare of the horse by carefully applying barefoot (i.e. physiological) management programs. Happily, this brings its own secondary rewards, as such work is not only more successful and professionally satisfying than the traditional approach but it is physically less strenuous and safer. For the cooperating farrier it actually extends his business, as most owners would prefer not to do their own trimming. The former farrier KC La Pierre tells his audiences that shoeing is not, as claimed, a necessary evil. The evil arises, he says, from our lack of understanding of the hoof. It is this that leads to the belief that shoeing is necessary. Julian Huxley expressed the same thought in five words, "false thinking brings wrong conduct."

The currently divisive spectrum of hoof care will be less polarized in the future. Similarly, organizations can expect sports activities that depend solely on specialized shoeing techniques to wane. Slider shoes that allow for exaggerated sliding stops, gait-altering shoes that interfere with normal hoof flight arcs, racing plates with grabs that increase the incidence of injuries, and other appliances that are used strictly for fashion will be replaced with barefoot trimming techniques and/or boot designs that do no harm.

We are professionals, pledged to advance our knowledge and competence and offer it to people who count on us, without restraints of ego or tradition. Science is a self-correcting system and, though the corrections are often sadly delayed, they do eventually take place. For example, we no longer fight disease by blood-letting: the practice of pin-firing and the use of caustics is on the wane: medial patellar desmotomy is largely a surgery of the past: and we now know that riders can communicate better with their horses if the bit is removed,9,14 metal in the mouth being the cause of over a hundred behavioral and medical problems. Clients will come to us to find out about barefoot hoof care, to discover how their horses can improve their performance, and become less prone to a whole host of problems when barefoot. Veterinarians should be aware that there is a growing dissatisfaction among horse owners with the traditional hoof care options that are currently being offered by the profession. Already the climate of opinion among knowledgeable horse owners is such that an owner whose veterinarian has overlooked, ignored, refused or failed to offer them the barefoot option might construe such an omission as an act of negligence.

All of us want nothing less than faster, more complete healing for our equine patients. We would do well to take seriously the evidence clearly indicating that horses should not be shod. Taking the lead in promoting healthy hooves, educating ourselves, and our veterinary students, is a worthwhile, rewarding project and it is one that we have a responsibility to adopt. Those who resist shouldering this responsibility will soon find themselves corralled by horse owners who have a better understanding of the horse's foot than they do.

Conclusion

The shod and deformed foot is a sad and sorry sight, harmful to the horse. The bare and healthy foot is a joy to behold, and does no harm, of course.

REFERENCES

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[17] Strasser H, Kells S. The hoofcare specialist’s handbook: Hoof orthopedics and holistic lameness rehabilitation. Sabine Kells, PO Box 44, Qualicum Beach, BC, Canada V9K 1S7. 2001.
[18] Jochle W. Use defines shoeing. Journal of Equine Veterinary Science, 2004;24:122–3.
[19] Bowker R. The Growth and Adaptive Capabilities of the Hoof Wall and Sole: Functional Changes in Response to Stress. American Association of Equine Practitioners, Lexington, KY. Available at www.ivis.org/proceed ings/aaep/2003/toc.asp, Internet Publisher: International Veterinary Information Service, Ithaca NY, 2003.
[20] La Pierre KC. The chosen road: Achieving high performance through applied equine podiatry. Naked Greyhound Press Dover DE, 2004.
[21] Bowker R. A New Theory About Equine Foot Physiology. March 6, 1998. Available at http://cvm.msu.edu/news/press/footphy.html.
[22] Ovnicek G. New Hope for Soundness. Wild Horse Publishing, Florence, CO, 2004. Available at http://www.whpublishing.com/store/products.html.
[23] Redden R. Instructions for Redden Modified Ultimates, State of the Art Treatment for Laminitis, 2004. Available at http://www.nanric .com/ULTIMATE.html.
[24] Bowker R.: New Theory May Help Avoid Navicular. March, 1999. Available at http://cvm.msu.edu/news/press/navicular.html.
[25] Ramey P. Making natural hoof care work for you. Star Ridge Publishing, Harrison, AR, 2004.
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[27] Jackson J. Horse owners guide to natural hoof care. Star Ridge Publishing. Harrison, AR, 2002.
[28] Jackson J. Founder: Prevention & cure the natural way. Star Ridge Publishing. Harrison, AR, 2002.
[29] Jackson J. Guide to booting horses for hoof care professionals. Star Ridge Publishing, Harrison, AR, 2004.
[30] Cook WR. On talking horses: barefoot and bit-free. Natural Horse Magazine, 2001:3(19).
[31] Cook WR. On ‘mouth irons’, ‘hoof cramps’, and the dawn of the metal-free horse. Natural Horse Magazine, 2002;4(4).

 

I veterinari equini hanno la responsabilità di studiare l'evidenza che la ferratura è dannosa per il cavallo [1-31]. Nel momento della laurea, noi giuriamo di usare la nostra conoscenza per giovare alla salute animale e accettiamo, come compito per tutta la vita, l'obbligo di migliorare in modo continuo le nostre conoscenze e la nostra competenza.
 

Negli ultimi otto anni, è stato fatto un improvviso balzo in avanti nella comprensione della cura dello zoccolo. Con le parole di una vecchia canzone, la velocità e l'ampiezza di questo balzo ha fatto sentire  molti maniscalchi “bewitched, bothered and bewildered [stregati, infastiditi e disorientati]”. Il risultato è che, ancora per un certo periodo di tempo, esisterà un ventaglio di opinioni professionali molto ampio, ed anche qualche tensione, riguardo a quello che va considerato corretto per la cura dello zoccolo. All'estremità tradizionalista di questo ventaglio ci sono i maniscalchi che combinano la loro conoscenza dell'anatomia dello zoccolo con le competenze da fabbro, per fornire un sistema metallico di protezione dello zoccolo che è stabilmente insediato da più di mille anni. All'estremità opposta, c'è il nuovo paradigma che è emerso per la prima volta negli ultimi anni del 20° secolo. Si tratta dei metodi barefoot di cura dello zoccolo iniziati da due pionieri, una veterinaria, Hiltrud Strasser, e un maniscalco, Jaime Jackson. Sono basati su conoscenze ottenute con la ricerca, con l'osservazione e con la sperimentazione di un pareggio adatto a ottenere un sistema fisiologicamente accettabile, non metallico di cura dello zoccolo [2,4,10,15-17,28-29].
 

Molti maniscalchi, e molti veterinari che avevano prima ottenuto l'abilitazione alla mascalcia, rimangono convinti sostenitori della ferratura. Nonostante condannino la loro attività quando concedono che la ferratura è un male necessario, poi revocano questo cedimento citando la storia millenaria della ferratura, contemporanea a ristrettezze nella gestione che erano imposte da usi diverso dallo svago, come evidenza che i cavalli non hanno subito effetti dannosi da questa pratica [18].
 

I maniscalchi e veterinari stanno lottando come in un'azione di retroguardia per difendere l'estremità del ventaglio di opinioni a favore dei ferri. Sentendo il bisogno di essere leali alla loro prima professione e alle sue tradizioni, si trovano in difficoltà a difendere le loro posizioni di fronte a una crescente armata di  proprietari di cavalli informati, che hanno studiato la cura barefoot dello zoccolo. È facile mettersi nei loro panni. Man mano che un numero crescente di proprietari hanno successo lavorando con cavalli sferrati, anche i maniscalchi e i veterinari  più disattenti si sentiranno sempre più a disagio a restare trincerati a difesa della ferratura. L'utilizzo della conoscenza della forma e della funzione normale dello zoccolo come base per sua cura fa crescere il nostro successo con i cavalli, mentre continuare con un paradigma indifendibile lascia la cura dello zoccolo rivolta al passato.
 

Io ho la fortuna di aver lavorato a entrambe le estremità del ventaglio di opinioni. Essendo cresciuto e avendo lavorato in ranch per il bestiame in Arizona, ho imparato, dalla saggezza di tre generazioni, come ferrare i cavalli per poter lavorare. Sono attività che richiedono lunghe ore di cavalcate tipo cross country, e mi ricordo un coro di voci che diceva che non si trattava di una scelta ma di una necessità. Adesso so che per i cavalli lavorare scalzi non solo è possibile, ma  è anche preferibile, più efficiente, e più sano.
 

Tuttavia, la radicata opinione della gran parte dei maniscalchi e dei veterinari è che i cavalli sono semplicemente incapaci di lavorare senza i ferri. È però più corretto dire che i loro cavalli non possono lavorare sferrati, mentre altri lo possono fare. La loro opinione origina dal mantenimento di un pensiero tradizionale e quindi di pratiche che non sono cambiate in modo significativo nelle ultime decadi. Ci sono quelli che si aggrappano alla tradizione descrivendo la ferratura del giorno d'oggi come "nuovi metodi di ferratura" o anche usando una contraddizione in termini, una ferratura "basata su principi naturali". Ma con la consapevolezza della biodinamica dello zoccolo e di come e perchè i cavalli devono essere pareggiati e gestiti scalzi, queste opinioni sono confutate. Al loro posto emerge un paradigma per la cura dello zoccolo che migliora il benessere del cavallo.
 

Io propongo che ogni accettabile metodo di cura dello zoccolo  dovrebbe assicurare alla capsula dello zoccolo la capacità di:
 

  • Flettersi e torcersi in tutte le direzioni in risposta alle variazioni del terreno
  • Contribuire al movimento del sangue e della linfa attraverso un meccanismo di pompa azionato dal peso
  • Proteggere le strutture sensibili interne dalle variabili fisiche e ambientali
  • Esfoliarsi con un processo che elimina le parti vecchie e stimola una nuova crescita
  • Trasferire informazioni sensoriali sull'ambiente al sistema nervoso centrale
     

Questi criteri sono soddisfatti dal piede libero: una meraviglia di ingegneria che svolge questi compiti in virtù di un progetto saggio ed intelligente. Possiede strutture basate su tre forme molto forti... una muraglia interna de esterna e un osso triangolare a forma di cono, una suola e un osso triangolare a volta, e un fettone e due talloni/barre triangolari [Fig. 3-8]. Questa organizzazione è sana e aiuta il cavallo solo quando lo zoccolo può modellarsi da sè attraverso il movimento o viene scolpito appropriatamente con attrezzi e rimane in uno stato dinamico. Un pareggio inappropriato o l'applicazione di ferri impedisce tutte queste funzioni e, in vario grado, danneggia ogni zoccolo e ogni cavallo.
 

Obbligare il flessibile zoccolo a lavorare mentre è ingabbiato da un ferro rigido è un potente metodo per agevolare il suo deterioramento. Provoca deformità dello zoccolo e dei tessuti vicini, altera profondamente i processi fisiologici, e porta a un pericoloso eccesso della crescita della capsula [Fig. 9-11,22,24]. Questo tipo di pareggio non rispetta la forma che porta lo zoccolo alla sua performance ottimale. Quando il ferro viene tolto, l'eccesso della crescita viene pareggiato con una tecnica adatta al assicurare la stabilità del ferro successivo, piuttosto che accordarsi con la fisiologia dello zoccolo  [Fig. 12,16,18]. Ne consegue un danno ulteriore; perchè questi pareggi non rispettano la forma che porta lo zoccolo alla sua performance ottimale.
 

Nonostante che il ferro, mille anni fa, sia stato utilizzato come materiale di scelta per evitare il consumo degli zoccoli, ora capiamo che gli zoccoli possono essere danneggiati quando immobilizzati tridimensionalmente dalla rigidità del metallo, e immobilizzati temporalmente per il fatto che il materiale cheratinico prodotto non può esfoliarsi. Una revisione delle mie registrazioni relative alla mia pratica veterinaria negli ultimi dieci anni ha evidenziato che l'85% delle malattie degli zoccoli e degli arti è avvenuto nei cavalli ferrati, comprese fratture gravissime degli arti. Tuttavia, nello stesso periodo, la percentuale di cavalli ferrati all'interno della mia clientela è stata solo del 48%. La capsula dello zoccolo è una cute altamente evoluta e specializzata.  L'acciaio non ha qualità compensative come materiale per proteggere la cute.
 

I cavalli ferrati storicamente rappresentavano, nella mia zona e in generale nel mondo dei cavalli,  ciò che era ritenuta una cura dello zoccolo "di livello più elevato", ricevendo inoltre una "migliore" alimentazione, sistemazione e cura giornaliera rispetto ai cavalli sferrati. Tuttavia, nella mia esperienza, l'incidenza di malattie e di traumi agli arti è del 70% più alta nei cavalli ferrati. Gli zoccoli ferrati non possono dissipare adeguatamente le forze di torsione e d'urto. Invece, queste forze danneggiano lo zoccolo e sono anche trasferite all'arto, attaccando altre strutture che non si sono evolute per sopportare questi stress e questi sforzi. Il danno prodotto in tal modo sia ai tessuti molli che alle ossa del cavallo è sia prevedibile che inevitabile.
 

Nella nostra esperienza clinica quotidiana le deformità degli zoccoli sono così comuni che molti veterinari le onsiderano la norma. Ma capsule dello zoccolo cilindrici e verticali; con talloni alti e contratti; punte lunghe; suole ovali e piatte; e linee del pelo relativamente orizzontali costituiscono deformità comuni e severe. Gli zoccoli normali hanno capsule inclinate, coniche; con talloni bassi ed espansibili; punte corte;suole rotonde e concave; e linee del pelo inclinate di 30 gradi [Fig. 1-8]. Molti veterinari attribuiscono la forma e le condizioni di scarsa qualità dei piedi dei cavalli del giorno d'oggi a difetti genetici, concludendo che i ferri sono necessari per prevenire un danno e un deterioramento ulteriori. Ma l'evidenza indica una semplice ragione per i piedi difettosi dei nostri cavalli domestici... una generale carenza di movimento sia del cavallo che dello zoccolo. I puledri, dal momento della nascita, sono spesso confinati su lettiera morbida invece di essere lasciati camminare e correre su suolo duro. I piedi dei puledri non sono modellati dal consumo naturale che dovrebbe cominciare fin dai primissiomi giorni di vita [19]. Nonostante che sappiamo che la massa ossea si accresce fino ai quattro-cinque anni di vita, molti cavalli sono ferrati a uno o due anni. Molti adulti continuano a vivere una vita sedentaria e ricevono un pareggio inappropriato e/o sono regolarmente ferrati. Sviluppano un piede di scarsa qualità, atrofizzato, a causa del pareggio inadeguato, del confinamento, e della ferratura. Le mie osservazioni indicano che i puledri nati da genitori "geneticamente portatori di piede piccolo", con piedi deformati, hanno piedi belli e delle giuste dimensioni quando sono tenuti pareggiati appropriatamente a partire dalla più giovane età, gli viene permesso un movimento adeguato, e sono tenuti sferrati [Fig. 14-15, 17-18].
 

I ferri indeboliscoo la capsula dello zoccolo. La preparazione di no zoccolo per la ferratura dà inizio alprocesso di indebolimento modificando la sua forte forma naturale. Uno zoccolo normale non è piatto in nessun piano, avendo quarti naturalmente arcuati [Fig. 1], e barre e suola incavate [Fig. 4-6]. Ma queste importandti forme sono eliminate per permettere una salda applicazione del ferro [Fig. 12,18]. Un cavallo lasciato sferrato, ma pareggiato per la ferratura, ha una forma dello zoccolo di bassa qualità, un passo scomodo, e una funzione dello zoccolo compromessa. Questo pareggio inappropriato dà al proprietario l'impressione che il loro cavallo "non possa stare sferrato". La pressione anormalmente alta sulla suola e sulle barre danneggia lo zoccolo, oltre che altre parti  degli arti e l'intero cavallo. Dopo l'applicazione del ferro, lo zoccolo subisce un ulteriore danno causato dal contatto del ferro sulla muraglia esterna. La muraglia esterna si è evoluta come una struttura protettiva piuttosto che come una struttura di sostegno del peso. L'aumento degli urti e la costante pressione sulla muraglia esterna causa le solcature e le distorsioni dei tubuli visti così frequentemente [Fig. 9,16], e altera il normale scorrimento della muraglia esterna rispetto a quella interna  [17,20]. I chiodi metallici passano nella parte distale della muraglia interna, trasmettendo a queste zone la forza d'urto eccessiva e pericolosa che proviene dal ferro. Questa breccia sulla superficie esterna causa un'alterazione meccanica cella muraglia, un inevitabile grado di separazione laminare, un'invasione di germi saprofiti e di funghi, e l'esposizione dello zoccolo alle maggiori variazioni di temperatura. Inoltre, il ferro inibisce il sistema di pompa che facilita la circolazione nello zoccolo, riducendo con questo la capacità di assorbire gli urti  [1,21]. È inoltre facilmente comprensibile come l'ischemia interferisca con la crescita ed il metabolismo normali della sostanza cornea. Ne risulta uno stato di congestione, con un accrescimento indeboliti e displastico, che porta alle gravi deformità dello zoccolo e  alle patologie degli arti che vediamo nella nostra pratica clinica quotidiana.
 

I ferri ostacolano al tal punto la sensibilità che la loro presenza automaticamente reclude la possibilità che un cavallo sia dichiarato sound.  Tale definizione dovrebbe imporre che un cavallo sia privo di dolore e che possa camminare, trottare e galoppare con animazione e impulso, da sferrato.
 

Nella mia esperienza, i termini "ferratura terapeutica" e "ferratura correttiva" sono delle contraddizioni in termini. Cinque anni fa, ho osservato e ho dato un riluttante supporto veterinario a un castrone con penetrazione di entrambi i triangolari nelle suole degli anteriori e, a questo punto di malattia avanzata, è stato finalmente avviato a un programma di riabilitazione barefoot. Sette mesi più tardi, questo castrone poteva essere montato, senza aver mai avuto niente inchiodato al suo piede per "sostenerlo" durante questa tremenda prova. Ero abituato a prevedere un tempo di guarigione variabile da un anno e mezzo a due anni quando veniva adottato il protocollo del Equine Digital Support System (EDSS), avendo visto molti maniscalchi di altissimo livello applicarlo in circa cinquanta casi. Avevo notato che i cavalli riformavano quelli che sembravano zoccoli nuovi, ma dopo la rimozione dell'EDSS non erano ancora in grado di camminare. Quando ho imparato qualcosa delle tecniche di pareggio barefoot, ho scoperto il problema. Quando si capisce  che i cavalli sono sono sospesi alle loro capsule piuttosto che sostenuti dalle loro suole, è chiaro che il EDSS e altri protocolli di ferratura incoraggiano una crescita dello zoccolo che rimane fortemente dipendente dal supporto della suola [Fig. 10,24], ignorando la necessità di sviluppare una forte connessione laminare. Ho scoperto rapidamente che le tecniche di pareggio barefoot, le scarpette, ed il rispetto per la normale fisiologia dello zoccolo permette a questi cavalli di far crescere una muraglia durevole con una forte connessione laminare. Era controindicato ferrarli "terapeuticamente". La guarigione in modo naturale riduce al minimo la riparazione tessutale esuberante e gli stress metabolici che il cavallo deve sopportare in caso contrario. In questo modo, i piedi riguadagnano la loro forma e superano in prestazioni quelli ferrati in tempi più brevi, diventando realmente sound.
 

Gli utilizzatori del EDSS e di altri sistemi di ferratura spesso sostengono che i talloni dei cavalli laminitici e sofferenti di rotazione dovrebbero essere sollevati al di sopra della loro altezza fisiologica [22,23]. Io spero che questa riprovevole procedura sia presto abbandonata, perchè le lamine sono sottoposte a un livello di stress e di ischemia ancora maggiore quando i talloni sono sollevati oltre i parametri fisiologici [Fig. 21,24]. La credenza che il tendine digitale flessore profondo debba essere messo fuori tensione per evitare  una ulteriore separazione dell'osso triangolare è erronea. Equazioni matematiche e modelli strutturali indicano che è principalmente il peso del cavallo su un'articolazione del triangolare più alta di quanto succede con talloni normali che causa la rotazione del triangolare [17]. La maggioranza dei cavalli con rotazione del triangolare hanno talloni deformati, già troppo lunghi. Alzarli ulteriormente è controindicato e pericoloso. Sottrae al cavallo la forza e le caratteristiche della forma normale dello zoccolo e si oppone alla normale biomeccanica dello zoccolo. Causa diminuzione della circolazione, deterioramento del triangolare e peggioramento della separazione. La sezione chirurgica del tendine flessore profondo aggiunge danno a danno, perchè senza motivo distrugge una delle strutture anatomiche importanti per offrire un supporto dinamico alla parte posteriore del piede. I cavalli affetti da rotazione possono essere appropriatamente trattati con un rispettoso modellamento dei loro zoccoli e con uso giudizioso di scarpette e di terreno duro, ma non traumatizzante. Quello che si proponevano gli inventori delle applicazioni EDSS, e quello che sviluppano i miei clienti trattati con le EDSS, sono largamente differenti.
Altri esempi abbondano, come cavalli con il tipico dolore di tipo navicolare all'età di due anni, fino a cavalli dai dieci ai vent'anni con la "sindrome navicolare" classica [24]. Quando trattati con appropriata tecnica barefoot, questi cavalli spesso raggiungono una reale soundness, e questo in un'epoca in cui i veterinari tradizionali affermano che non c'è cura per questa condizione. I problemi navicolari sono assenti nei cavalli che sono stati pareggiati ottenendo una forma e una funzione dello zoccolo ottimali e  a cui è  stato consentita libertà di movimento. Invece di studiare questi brillanti casi e di esaminare queste storie cliniche, la maggior parte dei veterinari continuano a usare farmaci, ferri speciali a barra e neurectomia chirurgica per tentare una "cura". Tutti questi cavalli hanno evidenti deformazioni degli zoccoli [Fig 9,11,15,18,20], e tuttavia i farmaci e i ferri prescritti non fanno niente per procurare a questi cavalli una migliore forma dello zoccolo. È una cosa folle spendere grandi risorse e molto denaro per trattamenti "terapeutici" o "correttivi" mal consigliati, che sono in opposizione alla fisiologia dello zoccolo e servono solo a peggiorare progressivamente le condizioni dei cavalli.
 

La crescente mole di evidenza riguardante le tecniche di riabilitazione barefoot e le prestazioni dimostrabilmente convincenti dei cavallo scalzi da endurance sono allo stesso tempo affascinanti e compulsive. Alri veterinari che contemporaneamente montano e ferrano citano l'"impossibilità" di montare un cavallo sferrato. Io posso solo dire che il mio cavallo e migliaia di altri possono andare scalzi e lo fanno, per centinaia di miglia alla settimana, sulle rocce, senza ferri [Fig. 7,23]. Ovviamente, gli zoccoli degli equini domestici possono essere condizionati solo a un livello inferiore di quello usuale nei cavalli selvaggi. Solo quattro anni fa, non conoscevo ancora la forma e la funzione appropriata dello zoccolo, e, di conseguenza, non ero capace di salvare molti cavalli con devastanti problemi agli zoccoli. In quei cavalli erano la ferratura e le conseguenti deformità dello zoccolo, progressivamente debilitanti, che li hanno portati alla fine. Ho capito che non potevo, in coscienza, continuare ad usare ferri per far "guarire" zoccoli che erano deformati in primo luogo dalla loro applicazione. Adesso, i cavalli con problemi simili, che incontro, migliorano in tempi brevi. La conoscenza della forma e della funzione normale dello zoccolo è uno strumento potente. Usarla per prevenire le deformità dello zoccolo si rivela ogni giorno superiore al riabilitare zoccoli deformati, ed è la chiave per ottenere una vera salute dello zoccolo. Pete Ramey è un altro "ex-maniscalco" illuminato che non usa più i ferri. Ha scritto: "Il nostro obiettivo continua ad essere il fatto che ogni cavallo superi le prestazioni che aveva da ferrato, e gli zoccoli ottengono questo risultato con una scioccante regolarità che mi stupisce ogni giorno di più [25].”
 

Altri argomenti comuni ma deboli affermano che i ferri sono necessari per il peso aggiuntivo del cavaliere e dalla bardatura, per i terreni più difficili, e per le prestazioni estreme che si attendono nel cavallo sportivo attuale. Ognuno di questi argomenti può essere confutato, nell'ordine, su base fisiologica e storica. Per esempio, il piede delle cavalle gravide si adatta facilmente, in libertà, al peso aggiuntivo dell'utero gravido. I cavali si sono adattati a diversi tipi di terreno, compreso il deserto, dove un suolo molto duro è la norma. Lo "sport estremo" della cavalleria da  guerra è stata portata avanti per circa 2500 anni senza ferri. Per gli ultimi due secoli di questo periodo, i cavalli erano caricati anche dal peso dell'armatura e delle armi. Dovremmo ammettere che, nel momento del carico, i ferri mantengono la suola dello zoccolo in una posizione inadatta a sostenere il peso, concava, contro il triangolare che scende. Noi interpretiamo erroneamente le cosiddette "sobbattiture" delle suole dei cavalli ferrati attribuendone la causa a sassi sul terreno. Questo tipo di sobbattitura origina dagli urti seguiti dalla necrosi da pressione del corion della suola che non può sfuggire i colpi del sovrastante triangolare da sopra e della suola non caricata da sotto [Fig. 12-13]. La contusione della semiluna (suola della punta) (a) indica una patologia a livello della punta del triangolare e (b) è causata da eccessiva altezza del tallone [Fig. 24]. Un altro esempio è la prevalenza quasi "epidemica" di formelle nei cavalli ferrati che vedo nella mia pratica professionale. Abbiano o no peso aggiuntivo, agli zoccoli ferrati vengono precluse le vitali flessione e torsione, costringendo le articolazione prossimali interfalangee ed altre a torcersi innaturalmente. Aggiungere a questi stress le forze concessive fortemente aumentate provenienti dal ferro da sotto [17,19,26] e dal peso da sopra, e ne segue inevitabilmente che i ferri inchiodati sono una strada obbligata verso la malattia. È ovvio che più uno sport è estremo ed impegnativo, più è importante avere piedi normali, liberi, che funzionano bene per il cavallo e il cavaliere.
 

Consentire movimento è un fattore importante in un programma di gestione barefoot [2,15,17,19,27,28]. L'ideale è una permanenza costante all'aperto, con altri cavalli, su un terreno che, almeno in parte, corrisponda al terreno su cui dovranno lavorare. Ma se il movimento non può essere assicurato, come per i cavalli negli ambienti più urbanizzati dove lo spazio esterno è limitato, i cavalli stanno comunque molto meglio sferrati che ferrati. A tutti i cavalli dovrebbe essere fornito un terreno asciutto o ben drenato, sia che siano tenuti confinati che siano tenuti in un pascolo di molti acri, ma un terreno solido e secco è obbligatorio per quelli che sono confinati. Essere montati o mossi alla corda è particolarmente critico per i cavalli confinati. Analogamente, quando sono confinati, un pareggio frequente degli zoccoli è essenziale per prevenire sbilanciamenti, setole, infezioni ed eccessi di crescita. Il confinamento fisico non obbliga alla ferratura, ma richiede un'attenzione più costante e regolare, e, quando si monta su terreno duro, richiede l'uso di scarpette [Fig. 19]. Se si ha cura dello zoccolo sferrato dei cavalli tenuti in box, come sopra descritto, possono rimanere sani e sound. Per ottenere questo risultato possono essere necessarie delle piccole modifiche nella gestione.
 

Il mio ed altri cavalli scalzi hanno zoccoli che si consumano meno dei ferri metallici in un tempo corrispondente. Se di primo acchito questo sembra "impossibile", fermatevi e considerate le variabili critiche che sono gli alleati del cavallo scalzo: il tempo, il consumo, l'incallimento e un'esistenza dinamica. Il loro zoccolo "indifeso" cresce durante la notte i risposta al consumo che hanno subito nelle cavalcate diurne, mentre i cavalli ferrati non possono aiutarsi con la crescita o con il bilanciamento dello zoccolo, e sono completamente dipendenti dal ferro che attraversa i loro zoccoli lungo un piano determinato. Altri interessanti confronti si possono fare riguardo alla velocità, all'agilità e al grado di soundness.
 

La propriocezione è significativamente compromessa nei cavalli ferrati [17]. A causa della carenza di feedback sensoriale, pongono meno attenzione a dove mettono i piedi e soffrono più traumi per interferenze, scivolate e inciampo sui terreni rocciosi. Avendo un sistema di feedback normale (ossia, altamente sensibile), i cavalli barefoot sono più agili, guardano dove mettono i piedi, evitano i sassi, e raramente inciampano. A causa della maggiore aderenza dello zoccolo sferrato, non scivolano. Il risultato è un consumo dello zoccolo sano, ma minimo, e una monta più sicura e più godibile per loro e per i loro passeggeri. Chi cavalca cavalli ferrati su terreno roccioso sa quanto è pericoloso. Chi ha sperimentato la sicurezza di un cavallo scalzo su questo terreno è estremamente riluttante a tornare al cavallo ferrato.
 

Ho documentato una diminuita incidenza di soffi cardiaci e minori frequenze cardiache a riposo nei miei cavalli sferrati, oltre che in molti cavalli da endurance. Il loro stato di forma cardiaca, a giudicare dalle misurazione del recupero cardiaco, è superiore rispetto a quella di cavalli ferrati che svolgono un lavoro analogo.
 

Uno degli esempi più evidenti della zoppia latente di tutti i cavalli ferrati è la penosa zoppia che segue rapidamente la perdita di un ferro. Ciò diventa un problema serio quando si è a molte miglia da casa e non sono disponibili chiodi o scarpette di misura adatta. Se i cavalli ferrati non subiscono alcun danno dai loro ferri, come molti professionisti dichiarano, perchè sono così zoppi entro pochi minuti, dopo aver camminato per una breve distanza senza ferri? Ancora una volta, ritorna in mente la definizione prima proposta di un cavallo veramente sound.
 

I cavalli scalzi, sound, quando gli viene permesso il movimento su un terreno adeguatamente impegnativo, spesso si autopareggiano. Questo è il pareggio migliore che possono avere. Ma molti hanno bisogno di essere pareggiati nonostante un lavoro su un terreno aspro. Sebbene abbia parlato poco di come viene effettuato un pareggio  barefoot, le due frasi recedenti danno una chiave. Un pareggio barefoot scolpisce lo zoccolo imitando gli effetti del chilometraggio [Fig. 5-6]. Se in certe occasioni il consumo dello zoccolo supera la crescita, le scarpette permettono di completare il lavoro.
 

Le scarpette offrono una eccellente opportunità per una onesta protezione dello zoccolo, essendo fatte di materiali dinamici che si deformano e si adattano per contribuire alla funzione della capsula dello zoccolo [25,29]. Sono particolarmente utili nel periodo di transizione della cura dello zoccolo, durante  il quale il bisogno di riabilitare gli zoccoli danneggiati dalla ferratura è onnipresente. Il numero di nuovi modelli di scarpette che sono sul mercato è triplicato negli ultimi cinque anni, e la richiesta di modelli nuovi e facili da usare sta aumentando al punto che la fornitura talora non riesce a soddisfare la domanda [Fig 19]. Tuttavia, i cavalieri osservano che più lavorano con cavalli adeguatamente pareggiati e condizionati, meno servono le scarpette. "In questo periodo", dice Pete Ramey, "ho barattato i miei ferri con le scarpette più attuali, e ho imparato la sorprendente potenza insita nel lasciare che 'la stagione di riposo senza ferri' si estenda per tutta la vita del cavallo" [25]. È ironico che il ferro, che un tempo pensavamo offrisse protezione, sostegno e aderenza, sia oggi noto per esporre lo zoccolo a danno, per privarlo del sostegno, e lo renda incapace di un'adeguata aderenza. E questi sono solo alcuni dei danni che un ferro di cavallo infligge [11]. Semplicemente non ci sono scuse accettabili per inchiodare agli zoccoli dei cavalli ferri di metallo rigido, per consigliare il loro uso, o per restare indifferenti mentre vengono usati. Come veterinari, dovremmo proporre quello che è più sano per i cavalli di cui abbiamo cura.
 

La gestione barefoot degli zoccoli funziona estremamente bene con le attuali filosofie di natural horsemanship, e il benessere del cavallo aumenta. Come in qualsiasi attività con il cavallo, "chiedere"piuttosto che "ordinare" diventa la nostra guida per pareggiare uno zoccolo. I cavallo sono semplicemente felici di lavorare con il loro corpo e la loro focosità intatti.  Quella vitalità del cavallo ci costringe a non ripensarci più. Come sottolinea la specialista della cura dello zoccolo Martha Olivo "i cavalli ed io semplicemente 'ci troviamo' uno con l'altro... lo abbiamo sempre fatto. Sono stati i miei migliori insegnanti e a molti importanti livelli, ci aiutiamo l'un l'altro".
 

È un grave errore dei veterinari "immobilisti" quello di confortarsi con l'idea che il movimento barefoot è inapplicabile ai cavalli in certe situazioni o che si tratta solo di una moda passeggera. Trascurano il fatto che questo insieme di conoscenze è certamente basato sul rispetto delle caratteristiche intrinseche del genoma equino. Se rispettiamo il loro patrimonio genetico, i cavalli sono perfettamente capaci di completare un vita lavorativa più lunga e più fruttuosa. Tenere i cavalli scalzi è una fenomenale situazione in cui vincono entrambi, offrendo una vitalità e un livello di prestazioni aumentati. Anche se io posso continuare a scrivere su questi argomenti, altri devono svolgere le loro personali ricerche e usare le loro personali capacità di osservazione, se lo desiderano, per arrivare alle stesse conclusioni.
 

Essere paladini della causa barefoot ci permette di obbedire al giuramento che abbiamo fatto al momento della laurea. I metodi barefoot di cura dello zoccolo poggiano stabilmente su un solido bagaglio di conoscenze. I maniscalchi e i veterinari sono i più adatti a promuovere questo movimento poiché loro hanno il necessario addestramento di base, la clientela, l'amore per i cavalli e l'attrezzatura. L'obiettivo primario è di migliorare il benessere del cavallo applicando con cura i programmi di gestione barefoot (ossia, fisiologici). Fortunatamente, questo ci porta ricompense secondarie, poiché questo lavoro non è solo più efficace e professionalmente appagante dell'approccio tradizionale, ma è anche meno faticoso fisicamente e più sicuro. Per il maniscalco che vi aderisce, vi è un incremento dell'attività, perchè la maggioranza dei proprietari preferiranno non pareggiare personalmente i loro cavalli. L'ex maniscalco KC La Pierre dice ai suoi ascoltatori che la ferratura non è, come si afferma, un male necessario. Il male nasce, dice, dalla nostra mancanza di comprensione dello zoccolo. È questo che porta alla credenza che la ferratura è necessaria. Julian Huxley esprime questo concetto in cinque parole: ".. da pensiero erroneo,  condotta sbagliata".
 

L'attuale ventaglio di opinioni sulla cura dello zoccolo sarà meno polarizzato in futuro. Analogamente, le organizzazioni possono prevedere che le attività sportive basate unicamente su tecniche di ferratura specializzate scompariranno. I ferri da slider, che permettono esagerati stop in scivolata, i ferri che alterano le andature interferendo con il normale arco di volo dello zoccolo, i ferri da gara con ramponi che aumentano la frequenza degli incidenti, ed altri marchingegni usati soltanto per moda verranno sostituiti da tecniche di pareggio barefoot o da modelli di scarpette che non causano danno.
 

Siamo professionisti, obbligati a migliorare la nostra cultura e la nostra competenza e di offrirla alle persone che contano su di noi, senza restare vincolati dal proprio ego o dalle tradizioni. La scienza è un sistema che si autocorregge e, nonostante che le correzioni spesso sono gravemente ritardate, alla fine si verificano. Per esempio, non combattiamo più le malattie con il salasso; la pratica della focatura e dell'uso dei vescicanti sta svanendo; la desmotomia patellare mediana è per gran parte un intervento chirurgico del passato; e sappiamo che i cavalieri possono comunicare con il loro cavallo in maniera migliore se eliminano l'imboccatura [30,31], essendo il morso la causa di oltre cento problemi comportamentali e medici. I clienti si rivolgeranno a noi per avere informazioni sulla cura naturale dello zoccolo, per scoprire come i loro cavalli possono avere prestazioni migliori e per essere meno soggetti a un grosso numero di problemi abbandonando i ferri. I veterinari dovrebbero essere consapevoli che c'è una crescente insoddisfazione fra i proprietari di cavalli riguardo le opzioni tradizionali di cura dello zoccolo che vengono correntemente offerte dai professionisti. Ormai il clima delle opinioni tra i proprietari di cavalli informati è tale che un proprietario il cui veterinario ha omesso, ignorato, rifiutato o mancato di offrire loro l'opzione barefoot può interpretare tale omissione come un atto di negligenza.
 

Tutti noi non vogliamo altro che una guarigione più rapida e completa per i nostri pazienti equini. Faremmo bene a prendere seriamente in considerazione l'evidenza che indica chiaramente che i cavalli non dovrebbero essere ferrati. Prendere l'iniziativa nel promuovere la salute degli zoccoli, nell'aggiornare noi stessi e i nostri studenti in veterinaria, è un progetto importante e ricco di soddisfazioni, ed è un progetto che abbiamo il dovere di intraprendere. Quelli che resistono a prendere questa responsabilità sulle spalle si troveranno spesso isolati dai proprietari di cavalli che hanno una comprensione del piede del cavallo migliore della loro.
 


Conclusioni
 

Il piede ferrato e deformato è uno spettacolo  triste e  spiacevole, dannoso per il cavallo.
Il piede scalzo e sano è una gioia per gli occhi, e ovviamente non causa alcun danno.
 

traduzione del dr. Alessandro Brollo


 

FRANCO : in Turchia, Barefoot e cavalli stabulati, una lezione “turca”

 

la marina di Fethiye

                                            
  uno dei "box" perfettamente asciutto e pulito                                                .

 

Partendo per la Turchia, per sferrare e pareggiare cavalli nella provincia di Mugla, non sapevo certo cosa avrei trovato. Nelle mail precedenti alla partenza ho chiesto ai proprietari dei cavalli di provvedersi di aceto, solfato di rame, antibiotici e antifungini nella previsione di trovare animali con fettoni in pessime condizioni.

Con grande sorpresa i fettoni erano in ottima salute nonostante il ricovero notturno dei cavalli in box provvisti di lettiera di truciolo di legno (uno strato di truciolo di circa 10 -20 cm. su base di cemento) e la permanenza diurna in paddock della dimensione di circa 30 metri per 20. I cavalli devono essere chiusi dentro i box la notte per varie ragioni.

Il truciolo di legno si trova gratuitamente in Turchia così come in tanti posti in Italia.

Altri tipi di lettiera sono improponibili per il costo non sostenibile.

Il truciolo è gratuito ma l'impegno che i proprietari dei cavalli profondono giornalmente per il mantenimento quasi maniacale della lettiera e la pulizia esterna dei recinti è degno di rispetto.

Una lezione per coloro che credono o predicano impossibile tenere un cavallo scalzo se non si ha a disposizione un paradiso.

Se il nostro cavallo staziona su un fondo fangoso misto ad escrementi di giorno e su una lettiera putrida di notte non lamentiamoci in chiacchiere sulla necessità di strutture irraggiungibili.  Inutile spendere quattrini nelle farmacie veterinarie.

Rimbocchiamoci le maniche.

Se al cavallo manca il necessario movimento e vive da carcerato è perché non dedichiamo il giusto tempo ad un animale che poco tempo prima credevamo necessario ed insostituibile.

Questi velocissimi cavalli turchi, misto thoroughbred ed arabo, hanno per il resto gli stessi problemi che affliggono i nostri.

Una alimentazione troppo ricca.

Il fieno in Turchia è ben diverso da quello che si può trovare in Europa.

I campi, anche i più piccoli, sono coltivati a foraggio, trifoglio ed erba medica, per l'alimentazione dei caprini e dei bovini in filiera e domestici.

L'approvvigionamento di fieni da pascoli perenni e lontani è difficile, costosissimo e snervante, l'erba medica costituisce l'alimento di base. Nonostante ciò i cavalli hanno piedi che dimostrano distacchi comparabili ai nostri forse grazie alla selezione o forse a causa del fatto che da noi, nonostante la diffusione del messaggio relativo alla pericolosità di una dieta troppo ricca, si continua ad integrare la razione dei cavalli con granaglie, troppa frutta, troppe carote, percentuali di trifoglio e medica eccessive.

I proprietari locali, hanno cominciato ora a ridurre, come possono, ma con la stessa determinazione che dimostrano per il mantenimento della igiene, l'apporto calorico. Cercano di ridurre la percentuale di zuccheri solubili immergendo il fieno di medica nell'acqua per ore.

I cavalli nella foto sono veterani di corsa su pista cui è stata risparmiata la solita triste fine.

Di struttura solida e buona indole hanno ora di fronte a loro lunghi anni di passeggiate sul tormentato e pietrosissimo suolo della loro patria.

                                        
 


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ALBERTO E FRANCO: P. PARADISE

Riporto il botta e risposta su un argomento attuale, la gestione del cavallo in spazi organizzati.

Non ho cancellato nulla. A tratti la passione e l'esuberanza uniti alla volontà di trasmettere le proprie esperienze può far sorridere. Non sottovalutatele e apprezzate la sincerità. Ogni riquadro corrisponde ad un intervento. La discussione è pubblica e verificabile anche dai non iscritti al barefooter forum. Accedendo al forum nella parte “gestione generale ed addestramento” chi è curioso può risalire alla paternità degli interventi.

Mentre ritengo che la costruzione di recinti a forma di corridoio sia utile per far crescere nel cavallo la necessità di movimento sono fermo nel credere che il suo utilizzo sia da limitare alla stagione secca ed agli appezzamenti in qualche modo importanti. Almeno nei paesi con le nostre caratteristiche meteorologiche.

Desidero sottolineare che il confinamento dei cavalli e dei bovini non in produzione nelle aree impervie, strette e povere di foraggio della montagna è comune nelle malghe alpine. Il pascolo più ampio e grasso è , o almeno è stato per secoli , riservato alle vacche. Manze e cavalli nel povero.

Eguale perspicacia hanno da sempre dimostrato i pastori che muovono incessantemente le greggi per mantenere in salute le pecore ed aumentare la produzione di latte.

Una vecchia semplice ma intelligente tecnica.

La migliore gestione nella pratica è determinata dalla disponibilità e capacità di adeguarsi. Corridoi ma anche vasti spazi, piccoli recinti drenati, stalle. Ad ogni situazione e necessità la sua risposta.

Certo sarebbe un sogno se tutti avessero lo spazio ed i soldi di attrezzarsi in questo modo. Ma siamo già così tanti che non c'è poi tanto spazio per gli animali, nemmeno per i selvatici. Per il momento mi basterebbe che fossero eliminate le baraccopoli, le lamiere, il filo spinato, i chiodi e che fosse restituita dignità ai luoghi dove tanti cavalli così come tanti altri animali vengono DE-tenuti.

Felice anno nuovo! Tra tutte le osservazioni ce ne sono sicuramente alcune che faranno risparmiare tempo ed errori.

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Un po’ di anni fa sono apparse le prime giostre per cavalli. Hanno destato molto interesse fin dall’inizio, sembrava proprio fosse la soluzione ottimale: cavallo allenato ed in forma senza doverlo montare. Anche se costosa, moltissimi maneggi se la sono comprata: piccola, grande, enorme, anche 12 cavalli contemporaneamente. Dopo un po’ di tempo sono apparse quelle elettrificate, per un motivo molto semplice, i cavalli tendevano a demolirle. L’elettricità, quella per recinti elettrici ovviamente, serviva egregiamente alla bisogna, li obbligava a rimanere al loro posto e camminare o trottare secondo il programma impostato, senza avvicinarsi alle pareti.
Devo dire che a me l’idea non e’ mai piaciuta, ho sempre avuto dei grossi dubbi, l’ho sempre immaginata alienante, una cosa molto diversa dal girare un cavallo alla corda. Infatti nel nostro centro non l’abbiamo, ci siamo sempre rifiutati di comprarla. Questo perche’, al di la della mia personale diffidenza, eravamo, e siamo, convinti che il cavallo debba essere montato e lavorato, anche alla corda, tutti i giorni e, soprattutto, deve avere il contatto con l'uomo. La voce, lo schiocco di frusta, la carezza, la carota. Se per una ragione qualsiasi cio’ non puo’ essere fatto, deve potersi muovere per conto proprio, in un paddock, o in un maneggio, scosso, pero' portato dall'uomo. Regola che abbiamo sempre osservato. Da noi tutti i cavalli scuderizzati si muovono comunque ogni giorno. In realta’ in questi ultimi tempi la giostra ha perso molto, non e’ stata proprio abbandonata, ma quasi. Ci si e’ resi conto che molto spesso i cavalli hanno problemi, si fanno del male, diventano paranoici, sempre piu’ riottosi ad entrare nella giostra stessa; insomma, alla lunga quella che pareva fosse la soluzione finale ha dimostrato di non esserlo.
Devo dire che nei confronti della “stalla aperta” e del “paddock paradise”, che si stanno diffondendo ultimamente, ho la stessa diffidenza. Molto probabilmente saro’ troppo legato ai vecchi schemi e alla vecchia scuola, ma non mi convincono assolutamente.
Con questi nuovi metodi si e’ cercato di riprodurre lo schema comportamentale del cavallo selvatico, dal profilo alimentare e del movimento, e di applicarlo al cavallo domestico. Il problema, a parer mio, sta nella ossessionante ripetizione dello schema stesso. Nel paddock paradise (a me sembra un po’ pretenziosa come definizione), il cavallo e’ costretto a ripetere infinite volte lo stesso percorso se vuole alimentarsi. E’ vero che questo lo costringe a muoversi, ma non lo fa perche’ spinto dalla “fame specifica” che lo stimola a ricercare le diverse essenze a lui congeniali, lo deve fare perche’ non ha altre alternative, o cosi’ o cosi’ lo stesso ! Questo, credo, non sia proprio il massimo per lui.
Cerco di chiarire meglio il mio pensiero.
Un cavallo in natura si sposta continuamente alla ricerca del cibo, questo e’ assodato. Puo’ fermarsi, riposare, non mangiare se lo vuole. Se e’ all’interno di un gruppo, come normale, segue il gruppo e nel frattempo raccoglie il cibo. Se e’ puledro gioca e scopre la vita che lo circonda, e via cosi’.
Cosa succede nelle strutture previste dall’uomo ? sia nel paddock paradise sia nella stalla attiva il cavallo e’ continuamente stimolato e incalzato ad andare avanti nel percorso stabilito, pero’ non dalla stretta necessita’ di cibo, come succede in natura, ma dai cavalli che gli stanno dietro che, a loro volta, si muovono per la stessa ragione. In piu’ devono farlo in tempi stabiliti e con ritmi altrettanto scadenzati. Se il cavallo ha voglia di fermarsi e schiacciare un pisolino non lo puo’ fare perche’ deve rincorrere il cibo spinto dagli altri cavalli, se lo fa perde il giro.
Come ben sappiamo il cavallo basa la propria salvezza sulla fuga e non ama mettersi in situazioni di pericolo. Se e’ costretto in uno spazio angusto ma e’ minacciato dall’esterno, anche dai suoi consimili, vive una situazione di stress. Se deve assume l’avena che gli compete in quel momento, nella gabbia dove e’ racchiuso, ma all’esterno un dominante lo minaccia semplicemente con la sua presenza, non so fino a quale punto sia una situazione positiva.
Si puo’ obbiettare dicendo che il cavallo si adatta a tutto, e’ vero, vedi la vita passata in un box, ma e’ altrettanto vero che in questo caso non vive situazioni di immediato pericolo.
In pratica sia il paddock paradise sia la stalla attiva “simulano” una parvenza di liberta’, ma non e’ assolutamente la stessa cosa.
Prima di cantare vittoria, vedi la giostra, io aspetterei un po’ !

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Anche a me sono sorti gli stessi dubbi di Alberto!
Inizialmente i concetti di Paddock Paradise e Stalla Attiva mi sono apparsi straordinari ma poi riflettendo sulle innumerevoli automazioni, sistemi a tempo, percorsi obbligati ecc. ho concluso che per quanto siano meglio del vecchio angusto box, per me è troppo.
Concordo su tutto, sopratutto sulla privazione al libero arbitrio del cavallo di mangiare, dormire o giocare quando,come e dove vuole.
Forse per chi può permetterseli (credo siano soluzioni anche abbastanza costose) Paddock Paradise e Stalla Attiva sono più utili e pratici per gli umani che non per i cavalli.
Per i miei 4 quarter ho un po' più di 1/2 ettaro (non molto purtroppo) e in questo spazio ho messo loro a disposizione zone in terra, sassi, sabbia e cemento, una capanna e una vasca con acqua a caduta sempre fresca e pulita per bere, il fieno a disposizione tutto il giorno e l'avena fornita da me in 1 o 2 pasti. Forse non avrò rispettato tutte le norme per la perfetta gestione naturale ma sono soddisfatta perchè la loro salute, energia e serenità mi ripagano degli sforzi.

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Vagabondando per il forum mi sono imbattuto in questo vecchio scambio di idee su un argomento che mi sta molto a cuore: il Paddock Paradise.
In quanto nuovo al mondo dei cavalli ed ammalato di perfezionismo, sono stato affascinato dalle teorie di J. Jackson e mi sono convinto che il suo schema di Paddock Paradise rappresenti il migliore surrogato alla vita naturale per i nostri cavalli, quando non si disponga di qualche migliaio di ettari per tenerceli su.
Leggendo le vostre perplessità in merito, mi sorge il dubbio che non stiamo parlando della stessa cosa.
Consentitemi di sottoporvi in calce una bozza del Paddock Paradise che vorrei realizzare per le mie tre cavalle di recente acquisizione. Non mi sembra contenere alcuna costrizione ad “andare sempre avanti”, visto che lo stimolo al movimento è ricercato solo attraverso la distribuzione di cibo, acqua, fango, corridoi stretti alternati ad aree di riposo/gioco ed altre “attrattive naturali”. Sono inoltre previste aree di pascolo da aprire eventualmente al branco, se e quando riuscirò a capire come gestire opportunamente i pascoli senza arrecare danno alle cavalle.
Jackson dice che i cavalli si muovono normalmente in senso orario, ma non è una regola senza eccezioni; le mie spesso si muovono in senso antiorario lungo il perimetro della proprietà. Nello schema ipotizzato gli animali possono muoversi nel senso che vogliono o sostare quando e dove vogliono. Ebbi occasione di sottoporlo allo stesso Jackson per le dovute rettifiche, ma disse che andava benissimo così.
L’impegno economico per realizzarlo non è indifferente e le vostre opinioni espresse sull’argomento non mi fanno sentire più a mio agio riguardo a questo progetto. Sto forse perdendo di vista qualcosa?



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Scrolling through the Forum topics I bumped into this old discussion of yours on a subject that I much care: the Paddock Paradise.
Being myself new to horses’ world and naturally sick of perfectionism, I was fascinated by J. Jackson theories and convinced that the Paddock Paradise schematised in his book could be the best possible substitute to a natural life for our horses, when not having thousands of hectares to keep then onto.
Reading your opinions, I happen to doubt that we are not talking about the same thing.
Please allow me to bring to your attention a draft of the Paddock Paradise that I am planning for my three mares recently bought (see below, a previous version of the one above, in Italian). I see no constriction in keeping the horses going forward, considering that the stimulus to moving is only focused on the distribution of food, water, mud, alternation between narrow corridors and rest or games areas, and other “natural attractions”. Moreover, some pastures are available to be temporarily open to the herd, if and when I will understand how to correctly mange pastures with no harm for the horses.
Jackson says that horses usually move clockwise, but this not a rule without exceptions; my mares usually move anti-clockwise along the farm borders. In the draft below the horses may move either way, or stop and rest where and when it is more suitable to them. I had the chance to submit it to the same Jackson for his rectification, but he said that it needed none.
The project’s cost and are not nuts, and the doubtful opinions expressed by you about Paddock Paradise make mi feel ill-at-ease about going on with it. Am I missing something?

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sinceramente ritengo che l'estensione del paddock stesso che hanno a disposizione le tue cavalle (7 ettari, corretto?) non richiederebbe il paddock paradise di per sè..
le problematiche che enuncia Alberto e lo scetticismo generale derivano da paddock paradise costruiti in paddock di dimensioni "normali".
faccio un esempio: la mia cavalla vive assieme alla cavalla del mio fidanzato in un paddock di 30x100 metri, ritagliato da un appezzamento totale di 14.000 metri quadrati. al fianco vivono 4 cavalle pensionate che occupano il resto del terreno.
questo è un fianco collinare per cui è presente uno spiazzo di circa 30x20 quasi in piano e il restante è salita con un impianto di noci da legno.
costruire un paddock paradise in una condizione simile comporterebbe un corridoio più volte ripiegato su se stesso che obblighi le cavalle ad andare su e giù (tralasciando il problema che per le condizioni del terreno il cibo viene somministrato a valle assieme all'acqua e alla capannina).. ha senso di per sè? in questo modo le cavalle si muovo come e dove vogliono (ovviamente il fondo valle è molto fangoso in caso di piogge mentre se si sale il terreno resta ghiacciato con neve residua dove le cavalle non vanno volentieri), in estate possono restare al margine dagli alberi dove ci sono meno insetti e restano all'ombra. con una recinzione in mezzo sarebbero obbligate a stare dove non vogliono..
oltre al fatto che data la dimensione (i 30 metri sono la parte pianeggiante, i 100 sono la salita) i corridoi verrebbero stretti con possibili litigi tra le due (che seppur vadano d'accordo risistemano spesso i fastidi tra loro con inseguimenti e scarti)..

prima vivevano nell'intera superficie assieme a due vecchiette e i comportamenti erano gli stessi nel senso che avevano ben definite le zone per ogni cosa, i loro percorsi che sarebbero stati "impossibili" da interrompere se non obbligandole a passare dove loro non volevano andare causa insetti, temperatura, angolo letamaia, ecc..

e stiamo parlando di un paddock che la maggior parte dei cavalli sogna.. abbiamo girato un po' di maneggi e la soluzione più grande che offrivano era un misero 30x30.. cosa si può costruire lì? niente.. solo fastidio..

però siamo in Italia dove l'orografia non aiuta i maneggi (in particolare al nord) e gli interessi sui terreni li rendono quasi inaccessibili a chi voglia acquistare sufficiente terreno per dare spazio ai proprio cavalli..

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Anche io credo che con tutto quello spazio 3 cavalle ci sguazzino tranquillamente senza bisogno di stimoli al movimento.
Mi par di vede che c'è veramente di tutto... invidia!

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Allora non parliamo della stessa cosa.
Per quanto mi risulti, il “Paddock Paradise” è una creatura di Jaime Jackson, che ne ha illustrato egregiamente il fondamento, i concetti e lo schema di realizzazione nel suo libro intitolato, appunto: “Paddock Paradise – A Guide to Natural Horse Boarding” (Star Ridge Publishing, Fayetteville, AR 72703 – U.S.A.).

Pur assicurando che non c’è bisogno di una grande estensione di terra, Jackson specifica che “several acres will do”; se quantifichiamo “several” in minimo tre o quattro acri, avremo come parametro di base una superficie minima tra 12.000 e 16.000 metri quadri. Diciamo fra un ettaro e mezzo e due ettari. Direi quindi che non sia possibile parlare di “Paddock Paradise” su una superficie di 30x100metri.

Purtroppo ho potuto constatare che una grande estensione non è di per sé sufficiente a far muovere i cavalli. Nel mio caso (7 ettari, corretto), se non sposto continuamente il luogo dove somministro loro cibo, rimangono passive per giornate intere dove ritengono che sia la loro “mensa”, soprattutto se alimentate con “fieno a volontà”. D’altro canto, lo stesso Jackson mette in guardia contro questa falsa speranza, poiché anche in un ranch di 20.000 acri (8.000 ettari!) è possibile trovare mandrie di cavalli che vivono una vita sedentaria “off track”, come gli è successo di vedere a Litchfield.

Sarei curioso di sapere che cosa ne pensa Alberto.

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Il problema che sia la giostra, che la stalla attiva, che il Paddock Paradise tentano di risolvere è semplice, e strettamente connesso allo stato ferrato/sferrato, secondo me.
Il cavallo ferrato danneggia - poco o tanto - i suoi zoccoli e il suo sistema osteoarticolare ad ogni passo, soprattutto su terreno duro. Logico quindi limitare, entro certi limiti, il suo movimento,e riservarlo al "minimo possibile". Inoltre, il cavallo ferrato, su terreno vario, che comprenda anche aree sconnesse o dure e lisce, rischia continuamente anche di scivolare (e le brusche scivolate, del tipo che il cavallo ferrato subisce su cemento liscio, asfalto liscio, piastrone NON sono previste dalla sua costituzione fisica), e le scivolate "secche" sono la prima causa di danni acuti articolari e tendinei, secondo il famoso veterinario Rooney. Infine, il cavallo ferrato, in gruppo, non capendo di essere portatore di una vera arma impropria, in caso di scaramucce fa molto,molto male al suo antagonista: di qui la preoccupazione di tenerlo in gruppo.

Per il cavallo sferrato, vale esattamente l'opposto: più fa movimento,meglio è; più il terreno è vario, e anche difficile, meglio è.

Il problema è che misurazioni sul movimento di cavalli in paddock "non Paradise" danno un valore sconsolante di pochissimi chilometri al giorno. Nonostante siano in gruppo. Lo vedo chiaramente nel nostro "paddock" di quasi 4 ettari a Pietrarossa: i cavalli sono quasi sempre fermi. E questo va benissimo per il cavallo ferrato... non per il cavallo sferrato.

Da qui la Statta Attiva, e il Paddock Paradise, o altri paddock "ad anello". Andy Beck propone di ricavare una specie di Paddock Paradise tramezzando (con filo elettrificato) un'area rettangolare e variando i percorsi possibili con opportune aperture in modo da costringere i cavalli ad aguzzare l'ingegno, oltre che a muoversi; ottima idea anche per far riposare il pascolo escludendo ora l'una, ora l'altra area. Inoltre i cavalli possono essere "mossi", su un paddock ad anello, da un solo uomo a cavallo, altra cosa suggerita da Andy Beck.

Certo.... se tutti i cavalli vengono mossi almeno per 20 km al giorno (un'ora di corda + un'ora di sella, o due ore di sella, ogni santo giorno), il movimento necessario lo fanno.... ma diciamo il vero: quanti cavalli sferrati (spesso posseduti da proprietari che non ne fanno affatto un uso agonistico o comunque intensivo) vengono mossi così tanto?

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Il paddock paradise?

Ho delle note al riguardo. Riconosco la genialità dell'idea ma ho delle perplessità sulla realizzabilità in alcune situazioni.

-Ho tenuto cavalli veramente difficili da mantenere confinati , anche in corridoi che il cavallo dovrebbe essere naturalmente portato a percorrere. Con grave disagio e perdita di tempo. Cavalli che passano sotto il filo o semplicemente strappano tutto.
-I corridoi del paradise si sporcano rapidamente, i cavalli non hanno grandi aree da adibire a gabinetto. Con loro grande rammarico. Quindi è necessaria una quasi quotidiana rimozione delle fiande se non si vuole che le calpestino. Ciò è tanto più valido quanto più il perimetro del track è breve. Io provvedo alla rimozione del letame dai miei recinti (minimo 2 ettari) settimanalmente ogni venerdi. Impiego una mattinata.
-E' necessario lo sfalcio dell'erba ripetuto e costante esternamente lungo i track per un più facile contenimento degli animali, almeno quelli tranquilli. Addirittura potrebbe essere necessaria la fresatura della terra esternamente ai track in caso di animali difficili.
-I track si trasformano presto in aree fangose e SCIVOLOSE. E' quindi necessario stabilizzarle. Ciò comporta una spesa non indifferente per il trasporto del materiale,la posa di materiale di diversa granulometria e la sua battitura.
-O si ricorre ad una ditta specializzata(non è facile che muratori specialmente alle nostre latitudini conoscano il significato del drenaggio e la vera posa)o si è contadini attrezzati e con le idee chiare. Pena lavoro inutile, costoso e dannoso. Aggiungo che in molte zone ormai la terra è solo lavorabile. Qualsiasi movimento terra o apporto di materiali è vietato così come qualsiasi costruzione. E le multe fanno piangere.
200 metri quadri di stabilizzazione ,una piccola superficie, a seconda delle condizioni può costare ben più di 1000 euro.
-Una volta che si è provveduto a questo tipo di lavoro di drenaggio l'area o le aree interessate sono sottratte per sempre all'agricoltura se non si provvede a rimuovere tutto il materiale con spesa ancora maggiore ,discarica (dove? e a che prezzo)e acquisto nuova terra.
-La posa del fieno lungo i track è problematica. Bisogna percorrere i track con un mezzo meccanico più volte al giorno altrimenti si debbono fare mucchi grandi che annullano i benefici effetti del paradise.
Se si porta il fieno con la carriola il lavoro è lungo, la mano d'opera costosa, se PIOVE è un vero travaglio. Se lavorate con il trattore quando piove o anche per due o tre giorni dopo (i cavalli hanno il brutto vizio di mangiare lo stesso)fate uno sconquasso.
-Gli animali si trovano intorno ad un mucchietto di fieno in una zona delimitata da due parti. Lo scalciamento, le fughe, vicino ad una recinzione elettrificata magari in concomitanza con un fondo reso scivoloso possono essere disastrose.
-L'introduzione di nuovi elementi direttamente nel paradise è da evitare per questi motivi. Con ulteriori problematiche logistiche e responsabilità nei confronti di proprietari inferociti
-Le spese di recinzione elettrica si raddoppiano.
-Il convincimento dei proprietari ancora più difficile avendo introdotto un altro nuovo elemento di gestione.
-chi dentro il P.P. chi al prato chi nel box. Tutti inc...Un manicomio.
Per i motivi accennati credo che il P.P. sia realizzabile nella pratica in particolari condizioni. Climatiche, grandezza dell'impresa, personale impiegabile, entrate mensili per cavallo e numero dei cavalli,tipo di suolo e area destinabile.
Ho avuto occasione di vedere sistemazioni del genere nel Montana e nel Dakota 20-30 anni fa. Si trattava di aziende enormi dove le parti non utilizzabili per la semina e marginali costituivano corridoi non regolari lunghi anche decine di kilometri di larghezza variabile ma in scala.
in questi corridoi venivano immessi bovini e cavalli viventi allo stato brado.
Le recinzioni costituite da pali di forse 20 cm. di diametro incrociati a formare delle X perpendicolari alla recinzione e posati a terra collegate con altri due pali posti al di sopra ed al di sotto dell'incrocio dei pali ad X.
Roba che qui costerebbe 30-40 euro al metro lineare esclusa la posa.
Senza andare troppo distante alcune malghe alpine sono da secoli strutturate così. Per alcuni mesi c'è l'erba poi viene la neve e copre la cacca. Fine.

La pietra tombale ...( ero proprio perplesso) ..riguardo al P.P. è secondo me la considerazione che il privato lo stesso tempo che impiega per il governo, pulizia ed alimentazione, è meglio che lo passi con il cavallo. A meno che non viva per lui...o abbia uno stalliere
Per le aziende di dimensione nostrana vale quanto ho specificato sopra.

Io vivo in campagna. Con cani,cavalli, e bue. Non in un appartamento a bearmi nella lettura di poetiche interpretazioni del naturale.
Chiunque conosco mi toglierebbe il saluto realizzassi una cosa simile
Se proponete il P.P. ad un campagnolo vero che campa sulla terra, ci penserà un pò poi sarete bersaglio di tutti i rifiuti della fattoria.
E vi proporrà di mandare colui che vi propone e progetta il P.P. a spargere il fieno alle 4 dopo aver rimosso la cacca.
Avessi 1000 ettari o più ci penserei..avrei sicuramente zone idonee e marginali , ne ho solo 14 e 7 in affitto.
I miei cavalli non restano più di 10 minuti nello stesso posto.

Scusate la ormai solita ruvidità.....prendetela in ridere...fa bene.
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http://www.bitlessandbarefoot-studio.com/
Bruno, io non somministro il fieno dove vivono i cavalli di giorno.
Tutto il giorno stanno in grandi recinti , nel mio caso rettangoli di 500X 100 metri. SENZA FIENO. Si arrangiano con quello che c'è. Come i cavalli dei nasi forati ai tempi che furono. se c'è troppa erba la trincio spietatamente, se è poca si attaccano anche alla corteccia degli alberi( leggi il libro sulle guerre indiane del gen. Custer). Mi portano degli scheletri che dopo 3 mesi sembrano torelli.
La notte tornano in un recinto elettrificato di circa due ettari dove c'è il ballone del fieno sotto una ampia tettoia ,così in caso di pioggia mangiano comunque fieno asciutto. Nel campo grande non hanno nemmeno l'acqua.
Fallo anche tu. Ritaglia 1 ettaro notturno. Vedrai che si danno una mossa.
_________________
http://www.bitlessandbarefoot-studio.com/

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Il mio primo intervento riguardava alcune perplessita' sia nei confronti del P.P. sia della Stalla Attiva. Le perplessita' rimangono tali anche se Jackson spiega perfettamente la logica della realizzazione. Nulla da eccepire, anche la Stalla Attiva risolve, con pochissimo spazio a disposizione dei cavalli, il problema. Quello che continuo a chiedermi e' questo: sono soluzioni veramente corrette e sicuramente valide ? ma soprattutto, sono state sufficientemente testate ?
Non voglio fare il bastian contrario, ho solo chiesto un po' di tempo in piu'. Ribadisco, la giostra insegna !!
Leggendo poi l'intervento di Franco ...

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Anche questo mi lascia un po' perplesso. Non dico che sia sbagliato, ci mancherebbe, ma se e' vero, ed e' vero, che il cavallo, in liberta', mangia sempre, obbligarlo a mangiare solo di notte e' comunque un limite importante.
Mi riferisco in modo particolare alla costante presenza degli acidi digestivi nello stomaco. L'unico modo che ha il cavallo per calmierare questa situazione e' di continuare ad ingerire saliva che funge da tampone. Certo che se mangiucchia cortecce o quel poco che trova, mette comunque in moto il meccanismo di produzione della saliva.
Non so, mi rimetto comunque al giudizio di Franco.

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ma no, ma no dai non mi prendere per un aguzzino.
su una estensione così trovano sempre di che mangiare.
e, comunque, lascio sempre una piccola quantità di fieno dentro una mangiatoia di legno come spia. la trovo sempre intatta, non la guardano nemmeno.
così come lascio sempre residui di potatura grossi nel campo di notte perchè rosicchino.
il libro di Custer è veramente interessante a tratti anche se di una crudezza ... i cavalli indiani non avevano praticamente altro in certi momenti dell'inverno che arbusti e rametti. perdevano condizione e passavano l'inverno. spesso anche i cavalli delle giubbe blu.
anche la guerra finiva con l'inverno,se ne riparlava a primavera se non in casi particolari come quello dell'inseguimento di capo Giuseppe(bellissimo il museo dei nasi forati)
è sempre stato così. se leggi Tucidide "la guerra del Peloponneso" non la finivano mai anche per questo.
in Siria nel deserto ho potuto rendermi conto di come il nostro metro di giudizio sul cibo e la sua quantità sul terreno siano distorti, almeno dal punto di vista di un erbivoro. vedi solo ciuffi di roba secca qua e la, acqua chissà dove e greggi di pecore numerosissimi sparsi sul territorio. non sono mica magre! e ti chiedi che cosa mangiano
rinuncio a fare il fieno e mi guardano storto. tengo l'erba bassa,soprattutto in primavera regolo la falce a zero. il cavallo è costretto a camminare perchè non ha mai la bocca piena però mangia e come. molto di più che un asino siriano.
avete mai notato che ,a parte dove fanno la cacca, lasciano intatte le zone di erba alta per brucare su quelle di erba bassa?
se mi porti un cavallo la prima cosa che faccio è vedere come respira, etc e misurargli il giro ..."panza".
lo annoto insieme alle misure dei piedi.
stai tranquillo...
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dimenticavo... il paddock paradise non lo ha inventato Jackson e neanche il forestale cui lui lo attribuisce.
rivendico la sua scoperta ai pastori sardi!
non le fanno stare ferme un minuto le pecore perchè variano l'alimentazione,rimangono sane e producono latte migliore.
da sempre.
osservare per credere
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Grazie a tutti per il tempo che mi avete dedicato e, Franco, non preoccuparti del tuo modo di esprimerti; ognuno ha il suo ed il tuo non ha nulla di sgradevole.

E’ evidente che la questione coinvolge diverse problematiche, molte delle quali sollevate in questo dibattito. Alcune sono di ordine concettuale, altre puramente contingenziali. Comincerò dalle ultime, cercando poi di riportare l’argomento sulla validità o meno del Paddock Paradise in genere. Purtroppo, al riguardo io ho letto solo J. Jackson e potrò fare riferimento solo a lui.

E’ vero, sono convinto anche io che il PP possa essere realizzato validamente solo in determinate condizioni. Nel mio caso specifico le entrate mensili per cavallo sono pari a zero, visto che i miei cavalli sono ad uso familiare.

E’ vero, il costo di realizzazione non è trascurabile ed è il motivo che mi ha spinto a chiedere consiglio ai più esperti. Chiudiamo scherzosamente l’argomento ricordando un detto americano riportato da Joe Camp (“The Soul of a Horse”): “You can have money and you can have horses, but you can’t have them both”.

Non sono invece convinto che costi e tempi di gestione siano superiori alla gestione in box e/o paddock ed i cavalli liberi in azienda a volte complicano le operazioni colturali (l’argomento meriterebbe una trattazione separata), ma la questione diventa irrilevante se vogliamo focalizzare la nostra attenzione esclusivamente sul benessere del cavallo e, da questo, uno zoccolo naturale.

Sembra che neppure il solo movimento su una ventina di chilometri giornalieri sarebbe sufficiente ad assicurare il benessere degli animali, dal momento che questo è solo uno tra i diversi comportamenti naturali perseguiti attraverso il PP. Quindi, anche dedicare al cavallo tutto il tempo che ci assorbirebbe la gestione del PP non ci farebbe forse raggiungere il nostro scopo. Nel mio caso, poi, a 65 anni e cavaliere poco esperto, mal mi vedo a cavallo giornalmente per 20 km moltiplicati per tre.

La soluzione adottata da Franco (alternanza di gestione giorno/notte) può certamente essere una buona idea, ma ho difficoltà ad assimilarla ai concetti del “natural boarding”.

A volte mi sorge il dubbio che mi creo troppi problemi. Un mio cugino ha un solo cavallo sferrato (perché il maniscalco costa, non per filosofia barefoot), libero su un terreno collinare prevalentemente macchioso di circa 4 ettari, a cui dedica poche cure ma che gode ottima salute ed i cui zoccoli riescono a mantenere una forma decente.

Ognuno ha il suo carattere. Quindi mi pongo le stesse domande di Alberto: il PP è una soluzione valida (tralascio “sicuramente”)? E stato sufficientemente testato?

Sembra che Alex lo abbia fatto con risultati deludenti. Far muovere poi i cavalli da un uomo a cavallo risolve il problema del movimento ma non quello del “natural behaviour” e non tutti sono d’accordo (J.J.). Le esperienze descritte sul sito di seguito indicato sembrano invece più incoraggianti: http://paddockparadise.wetpaint.com/page/Paddock+Paradise+Videos. Si direbbe, quindi, che le esperienze di PP siano a volte molto soddisfacenti, a volte addirittura deludenti. Ma possiamo da questo concludere che il fallimento sia legato al concetto di base e non al modo in cui è stato realizzato?

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grazie bruno per l'incoraggiamento.
vorrei contribuire a sfatare un luogo comune.
quello che la gestione in paddock sia più economica della stalla.
lo è nel caso dei recintini fangosi , sporchi e sovraffollati che costellano la realtà dei nostri maneggi e dovrebbero essere il vero obiettivo di una battaglia da condurre per il benessere animale.

considero recintino qualsiasi carico animale superiore ai due capi per ettaro.(mi rendo conto che non tutti possono permettersi di più)
solo in questo caso gli animali hanno comunque sempre qualche cosa da mangiare e necessità di movimento se la gestione è oculata.
il bilanciamento,numero di capi/quantità di erba è fondamentale per assicurare sia alimentazione che movimento. è un sistema fluido che il contadino adatta continuamente.

nel caso di medio grandi estensioni ,circa 10 ettari e una dozzina di animali in media:
-il costo della terra
-la gestione,trincia,pulizia,recinzioni, etc
rendono il mantenimento dei cavalli molto più costoso.
una cosa è raccogliere cacca in un box(io non ne ho) ben altro impegno è mantenere pulita una area vasta. Pulizia necessaria non solo dal punto di vista estetico ma igienico,provvedendo alla rimozione di una gran parte di larve e uova di parassiti intestinali.
la gente,incapace di fare conti, ritiene invece normale pagare di più per la stalla ed è incapace di riconoscere quanto male faccia sia stare in un box maltenuto quanto in un recintino sporco dove il cavallo "prende aria"

le tecniche di gestione del bestiame sono state sperimentate nei secoli.
i cittadini proprietari di cavalli(non intendo essere scortese) cercano soluzioni ma basterebbe che andassero nei campi per trovarle mutuandole da quelle utilizzate per gli animali da reddito e magari adattandole. con umiltà,studio ed osservazione...fare il contadino è una professione.

se viaggiavate per malghe anni fa vi sarebbe potuto capitare di vedere vacche in grandi e belle praterie, le manze ed i cavalli invece confinati in boschi,pietraie.
le vacche dovevano produrre latte!
le manze crescere sane e forti
i cavalli (chi se ne frega ,non fanno nulla e sono dei mangiaauffa)
facevano il bene di tutti
prometto che sto zitto,basta,OK?
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Grazie a te, Franco; le tue informazioni sono preziose.

Forse bisognerebbe inizialmente scindere le due problematiche: la soluzione ideale da un lato, i costi conseguenti dall'altro. Poi, cercare di trovare il compromesso migliore ad ogni situazione individuale. A forza di esperimenti condivisi, magari anche i costi finiranno per rientrare in limiti accettabili. Un po' come avviene nella ricerca tecnologica.

Cercherò nel forum del sito che vi ho segnalato e, se troverò qualche cosa di interessante, ve lo farò sapere. Ma, soprattutto non mantenere la tua promessa! Che senso avrebbe un forum di gente che sta zitta?

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il problema è che quell'estensione è spesso proibitiva e che il movimento servirebbe a quei cavalli che non hanno grandi spazi a disposizione.
sono quelli che per conformazione del paddock, compagnia e stimoli non si muovono che bisogna spostare..
fare dei corridoi in un appezzamento grande stimola sicuramente il cavallo.. ma è una percentuale veramente minima..
personalmente ritengo che bisognerebbe muoversi di più sulle grandi masse composte da piccoli paddock (cosa che la stalla attiva ottiene maggiormente)..
non so.. mi pare un bel controsenso studiare un meccanismo e un concetto per far muovere di più un cavallo in un grosso appezzamento e "ignorare" la problematica quando il terreno a disposizione diminuisce..

o forse un paddock più piccolo offre più stimoli? la maggior possibilità di spargere il cibo, maggiore interazione con altri cavalli, maggiori stimoli dai confini (gente che passeggia, trattori, cani, macchine, ecc) che attirano l'attenzione dei cavalli e li spingono a spostarsi?

non so.. continua a puzzarmi la scarsa fattibilità..
oltre a concordare con i dubbi di franco belmonte..

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Non mi è difficile condividere molte delle tue osservazioni, ma così rischiamo di scivolare “à côté de la plaque”, ovvero uscire fuori tema.

Non è mai facile trovare un’unica soluzione ideale ad un dato problema, quando lo consideriamo in circostanze molto diverse. Ad esempio, se valutassimo il problema di spostarsi in auto da un punto A ad un punto B, sarebbe assurdo ricercare un’auto che potesse consentircelo con altrettanta efficienza sia in un caotico traffico cittadino che su una pista di formula uno.

Analogamente, posto il problema “gestione naturale del cavallo”, non credo che esista la soluzione ideale adattabile a tutte le diverse situazioni, molte delle quali magari lontane dal poter essere definite “ideali”. D’altro lato, se una soluzione è idonea per il caso 1 ma non per il caso 2, ciò non ne diminuisce la validità quando applicata correttamente al caso 1 e mi sembra un po’ forzato dire che “ignora” le problematiche del caso 2.

Quindi il punto è: applicando la “ricetta” PP nel rispetto dei presupposti richiesti e delle regole indicate, si ottengono i risultati sperati oppure no? Nel corso della nostra discussione ho approfondito le mie ricerche sul Web ed il bilancio delle esperienze analizzate sembra essere largamente positivo. La maggior parte delle testimonianze trovate proviene da gente che non sembra porsi il problema economico, d’accordo, ma avevo già suggerito di prescindere da questo aspetto, in questa sede.

In ultima analisi, una volta accettata una teoria, il sistema migliore per valutarne la validità rimane sempre la sperimentazione pratica. Vi prometto che, se mai realizzerò davvero il mio progetto di PP, metterò a vostra disposizione tutti i dati che vorrete, inclusi quelli di ordine economico, e vi autorizzo fin d’ora a ricordarmi “te lo avevo detto io” in caso di insuccesso.

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Io ho realizzato una sorta di paddock paradise per un maschio:
Si tratta di due paddock (che chiamo paddock A e paddock B) di 100x15 (cioè un rettangolo di 100x30 diviso a metà), comunicanti a metà nel lato lungo con una piccola apertura

- Metto il fieno nel lato nord di paddock A e l'aqua di fianco, ma nel paddock B, quindi se sta mangiando e vuole bere deve farsi 100 metri
- A sud di paddock A cè un altro recinto con un castrone
- Mentre nel paddock B a sud ci sono dei gelsi pieni di more ... quindi se sta mangiando le more e vuole andare a trovare il suo amico castrone deve farsi 100 metri

Ne consegue che il cavallo si muove continuamente per andare da una parte all'altra.

Ah dimenticavo, ci sono anche una decina di galline ruspanti che vanno sui suoi escrementi e li ripuliscono e li sparpagliano in giro, quindi non c'è bisogno di rimuovere nulla.

Ogni tanto passo con il trinciaerba per pareggiare tutto e tagliare le sterpaglie presenti ...

Da qualche mese il cavallo è sferrato e praticamente si autopareggia, ho solo tolto le piccole rotture dovute ai chiodi, attenuato qualche slargamento della muraglia e fatto un leggero mustang-roll.

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domanda: la chiusura centrale è una questione di bisogno oppure potrebbe essere sostituita da due pezzi di recinzione sfalsati in modo che il cavallo debba percorrere una S per andare da un capo all'altro?

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Vorrei a distanza di qualche mese richiamare l'attenzione e riprendere il discorso inerente la gestione dei cavalli in semilibertà o semibradi.
Credo sia vitale per coloro che vivendo una vita lontana dai problemi della campagna non li immaginano neppure e una volta realizzato il sogno del pezzo di terra si trovano prima entusiasticamente poi molto meno ad affrontare pioggia,sole cocente,fango,mosche,in una alternanza che sembra ed in effetti non ha, fine.
Chi non lo ha fatto a suo tempo dovrebbe leggere le due pagine di post precedenti. Sarà loro utile se non hanno intenzione di buttare quattrini.
Ammesso di avere sufficiente spazio a disposizione e denaro credo che il PP sia una realizzazione il cui utilizzo deve essere forzatamente periodico e limitato alla stagione estiva nelle zone umide.
Credo che l'alternanza nel posizionamento degli animali lungo i sentieri o all'interno nel cuore del campo sia una soluzione praticabile sia tecnicamente che economicamente.
Tralascio ovvie considerazioni sulla necessaria affidabilità delle recinzioni che, se elettriche, portano con se altre necessità vedi la disponibilità della rete a 220V o di più costosi elettrificatori a 12V e pesanti batterie.
Una considerazione ulteriore riguardo alle recinzioni elettriche:
in caso di temporale è buona norma isolare l'elettrificatore dal recinto affinchè non venga bruciato dalle correnti vaganti. Dopo essermi alzato notti e notti per farlo, i fulmini me ne hanno bruciato due, ho realizzato che è più pratico far andare i cavalli di notte in un recinto vasto da dove non hanno nessun stimolo a uscire avendo correttamente posizionati sia acqua che fieno in mancanza di sufficiente copertura erbosa.
Riguardo alla mia colorita espressione sulla spietata rasatura a zero dell'erba nei campi devo fare una necessaria parentesi per evitare di essere frainteso.
Poiché l'erba immagazzina mattoni per la costruzione di fibra vicino al suolo sotto forma di zuccheri prodotti con la fotosintesi utilizzando ossigeno e acqua l'introduzione di cavalli nei campi va fatta con giudizio.
Per questo è assolutamente necessario che chiunque tiene cavalli in campo aperto legga i lavori pubblicati sul sito di SAFERGRASS.
Se l'erba stressata fa male ai cavalli ( ed è vero se ne hanno a disposizione grande quantità nel contemporaneo stato di quasi immobilità) bisogna dire che siamo veramente nei guai.
Durante l'estate piove poco almeno al centro sud = stress
Durante l'inverno le temperature basse notturne non consentono la trasformazione in fibra degli zuccheri sintetizzati durante le giornate di sole = stress
Durante la primavera e l'estate la crescita violenta rende disponibili grandi quantità di cibo in poco spazio = stress
Quindi bisogna essere cauti e intelligenti amministratori! Che stress!
O forse, sarebbe molto meglio e più semplice, scegliere un cavallo non tra gli easykeeper!
Non un Appalousa per intenderci o un pony shetland, animali selezionati in terre difficili e strutturati per resistere alla mancanza di cibo, conseguentemente esposti ai pericoli della sovralimentazione.
Non credo di uscire fuori tema. Alimentazione e spazio a disposizione, comunque suddiviso, fanno parte dello stesso bandolo della matassa.
I migliori piedi li ho trovati fra i Maremmani. Non hanno sofferto la fame per secoli.. Una coesione tra muraglia e terza falange assolutamente straordinari anche in caso di trascuratezza.

In presenza di capitali e tempo adeguati, partendo dal presupposto che possedere un cavallo ha un fine ed è spesso è quello di servirsene divertendosi insieme a lui forse la soluzione ottimale consiste nell'avere più possibilità. Direte: - bella scoperta!-
1)Un recinto di dimensioni adeguate, ripropongo la superficie minima di un ettaro, da adibire ad area di socializzazione sicura, libero dal fango perchè con aree soggette a maggiore calpestio drenate.
2)Un perimetro intorno in cui immettere i cavalli quando le condizioni climatiche lo consentono
3)Un piccolo recinto, ricavato nel recinto grande e vicino a casa, assolutamente drenato, dove tenere il cavallo quando necessario (problemi metabolici,necessità di cavallo pronto e pulito etc.
Al di là delle polemiche e del disfattismo potere scegliere fa la differenza ed è controproducente
schierarsi contro la novità o sfilare come portabandiera dell'innovazione senza cervello.
Qualsiasi utilizzo e sistemazione della terra non è facile, coloro che non hanno anche esperienza contadina dovrebbero evitare di dare suggerimenti e prescrivere ricette alla moda che stanno tanto bene sui fogli di carta.
C'è un ultimo aspetto riguardante la gestione del cavallo che mi piace ricordare.
Avere un cane dovrebbe significare camminare a lungo con lui e condividere gran parte della giornata. Avere un bel giardino intorno casa spesso si traduce nell'abbandono di questo rapporto.
Lo stesso succede al rapporto con il cavallo.
Forse è più sano e dignitoso , magari possedere un "piccolo" e PULITISSIMO recinto DRENATO privo di baracche, fare cavalcate e/o giocare giornalmente con il nostro amico piuttosto che guardarlo soltanto vagare dentro un parco strutturato del costo di centinaia di migliaia di euro. Passare il tempo a divertirsi con il cavallo in compagnia invece che lavorare per lui. Che ne dite? Tutto il resto viene dopo. Non sarà trendy...
BUON NATALE 2010 !
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....... esperienza di quest'anno che in un certo senso coincide con quanto detto da franco..

paddock di 13.000 metri quadrati, 7 cavalle dentro di età e razze miste (due ultratrentenni, due attorno a 26 anni, una ventenne, la mia 16 anni e quella di Nicola 13), 3 capannine di cui una grossa in legno di 6x3, una 3x3 e un gazebo con 2 lati coperti 3x3. paddock che comprende due zone: una pianeggiante di circa 130 metri x 30 e il restante spazio in salita con piantumazione di noci.

con la pioggia ovviamente la collina ha scolato in fondo valle, ovvero dove c'è la parte pianeggiante e le capannine. seppur queste sono rimaste asciutte (nel limite del possibile con le cavalle che vanno e vengono e con loro portano del fango e dell'umidità) il resto si è trasformato in un paciocco in cui le cavalle sprofondavano fino al nodello.
l'organizzazione del maneggio prevede due pasti di mangime e fieno al giorno (il fieno dura quasi per tutta la giornata) è stata difficoltosa per il posto dove posare il fieno all'asciutto e in un posto comodo alle cavalle per mangiare. la scelta è ricaduta nella zona inerbata attorno agli alberi.
col tempo le cavalle ovviamente hanno creato zone di fango anche lì, ma dove le radici tenevano si sono creati spazi ideali per la profenda.

successivamente al mese di pioggia quotidiana è arrivata una bella ondata di freddo che ha ghiacciato il paddock così com'era..
il risultato è stato che la presenza di buche, terreno totalmente scivoloso e estremamente complesso da interpretare (si fa difficoltà a camminarci sopra) ha portato le cavalle a stazionare dove viene distribuito il cibo (e quindi più pianeggiante) per quasi 2 giorni. non si sono avvicinate all'acqua (100 metri di percorso in diagonale rispetto al piano) e di conseguenza non hanno mangiato.
al secondo pasto in cui i gestori hanno notato lo stesso livello di acqua è scattato l'allarme per cui è stato chiamato un contadino che ha fresato quei pochi cm che riusciva, giusto giusto da togliere le principali creste, che ha consentito alle cavalle di muoversi nuovamente.

ovviamente la situazione ora è rientrata e data la situazione attuale del paddock non dovrebbe manifestarsi nuovamente.
purtroppo non ci sono alternative a questa disposizione, sia come spazi che come posti differenti.
sicuramente ci fosse stata la possibilità di ritirare le cavalle in uno spazio differente e più drenato, allo scopo di preservare maggiormente il fondo del paddock, la situazione non sarebbe degenerata.
stessa questione se il terreno fosse differente (qua è argilla pura il cui drenaggio è molto limitato) o si potessero fare lavori per migliorarlo come tessitura.
di per sè è il primo anno in cui la questione "precipita", ovviamente ha giocato molto il carico di animali molto più in movimento (prima erano solo vecchi cavalli, stanziali), allo stesso tempo se lo spazio fosse stato minore sarebbe stato quasi impensabile tenerli lì.

quindi valutare bene il numero di capi rispetto allo spazio e alle condizioni del terreno. non sottovalutare i danni che fanno gli animali in movimento, strappando le radici della vegetazione, creando buchi dove ristagna l'acqua e scivolando portano via strati compatti di terra predisponendo all'erosione.

inoltre questo è un esempio di come il cibo e l'acqua "razionata" nel senso di gestita da una persona possano essere un campanello d'allarme per qualsiasi cosa.
fossero state presenti le beverine non ci si sarebbe accorti del problema se non per il mancato calo del fieno (che in primis si può imputare a una partita non gradita, quindi ritardando di una somministrazione la causa).
stesso discorso se ci fosse stata una rotoballa: il calo non è di così facile visione e magari la frequenza dei controlli ai cavalli diminuisce con la scusa della libera disposizione degli alimenti..

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Per la prima volta quest'anno ho messo delle pietre nel recinto dove tengo le mie cavalle! Ho trovato delle pietre nel cammino del fiume, sono andato a caricarle e le ho messe attorno al rotoballa che le cavalle hanno a disposizione! Non lo avevo mai fatto prima, personalmente non lo farò mai più! Ho guardato tutte le pietre prima di caricarle per portarle al recinto, le ho riguardate prima di metterle a terra, eppure una bella mattina mi sono ritrovato la puledra zoppa tronca! La tiro dal recinto et voilà la suola aveva una crepa a forma di Y provocata da una pietra con bordo non arrotondato! Le cavalle vivono in recinti, con pietre di tutte le dimensioni, tipo e grandezza eppure non è mai successo di ritrovare una zoppia derivata da pietra, o altri oggetti, hanno acqua e fieno a disposizione, al pomeriggio una manciata di avena e via! Perchè cimentarsi a fare tutte queste procedure che servono solo a complicarsi la vita ed in alcuni casi arrecare danni anche molto seri ai cavalli? Il mio esempio, la puledra è da 20 giorni rinchiusa in box per facilitare la completa guarigione della suola! Se non avessi messo le pietre non sarebbe successo nulla!
Giacomo

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La tua testimonianza e' preziosa. Dei fallimenti e sbagli non si parla volentieri. Grazie.
In effetti ,non so se ne abbiamo parlato precedentemente,le pietre devono essere rotonde e di materiale buono.
Tutto ciò che è vulcanico va evitato. La pietra lavica che si sminuzza in frammenti di varie dimensioni taglienti per ridursi progressivamente in polvere sembra fatta apposta per infilarsi da tutte le parti.
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FRANCO: Autunno e cura dello zoccolo

Quel che segue è un breve passo estratto dalla lunga sequenza di articoli dedicata al fettone scritti dalla veterinaria C.Platz

Spero di non danneggiare nessuno riportandolo. Consiglio vivamente l'abbonamento alla rivista  The Horse's Hoof, News for Barefoot Hoofcare

Con l'approssimarsi dell'inverno, l'aumento dell'umidità ed il fango sono inevitabili. La periodica osservazione e disinfezione dello zoccolo sono la loro migliore assicurazione.

Lo zoccolo non è al sicuro per il solo fatto di essere sferrato.

La pulizia scrupolosa,l'attenzione consapevole differenziano il vero barefooter.

Pur “naturale” la vita dei cavalli domestici è sempre un surrogato di quella di un selvatico.

Le strutture dello zoccolo necessitano della nostra cura alternativa. La “filosofia” del “let it be” e “let him/her alone” lasciano il tempo che trovano e sono una imperdonabile leggerezza.

CON QUESTO CHE COSA VOGLIO SUGGERIRE IN PRATICA?

IL FETTONE DEVE ESSERE ESPLORATO IN OGNI PARTE E CAVITA'. NON DEVE ESSERE RIDOTTO AD UNA ALTEZZA PRESTABILITA MA LASCIATO INCALLIRE GRAZIE ALLA PRESSIONE ESERCITATA SU DI' ESSO PASSO DOPO PASSO DAL PESO DEL CAVALLO. POCHI SONO I CASI OVE E' IN EFFETTI NECESSARIO RIDURNE LA MASSA. OGNI CAVITA' DEVE ESSERE CONTROLLATA PER LA PRESENZA DI FUNGHI E BATTERI E IN CASO POSITIVO PULITA E TRATTATA.   DURANTE LA STAGIONE SECCA NON E' AFFATTO NECESSARIO RITAGLIARE FETTE LUNGO LE LACUNE COLLATERALI PER PERMETTERE UNA MIGLIORE AUTOPULIZIA. QUESTA MISURA PREVENTIVA DOVREBBE ESSERE ADOTTATA SOLAMENTE DURANTE LA STAGIONE UMIDA E SEMPRE TENENDO PRESENTE  CHE OGNI ASPORTAZIONE DI TESSUTO INCALLITO BUONO APRE LA PORTA AL NEMICO. LA CALLOSITA' DEL FETTONE E' LA SUA MIGLIORE PROTEZIONE. TENETE PRESENTE CHE OGNI PREPARATO ATTACCA IL TESSUTO SANO OLTRE A QUELLO INFETTO. PARALLELAMENTE AD OGNI TRATTAMENTO L'ARMA MIGLIORE CONTRO IL "TRUSH" E' IL MOVIMENTO E L'IMPATTO. CON IL MOVIMENTO E LA STIMOLAZIONE DEL DERMA DEL FETTONE E QUINDI LA CRESCITA  SI PUO' COMBATTERE EFFICACEMENTE LA DIGESTIONE DEL FETTONE DA PARTE DI FUNGHI E BATTERI SUPERANDOLI SEMPLICEMENTE IN VELOCITA'. LA FUNZIONE ABRASIVA DEL TERRENO FA IL RESTO. NEOSPORINA(UNA ASSOCIAZIONE DI ANTIBIOTICI) E  UN ANTIMICOTICO ES. CLOTRIMAZOLO MISCELATI 50/50 POSSONO ESSERE UTILIZZATI PER I TRATTAMENTI GIORNALIERI. CON UNA GROSSA SIRINGA SI POSSONO RAGGIUNGERE E TRATTARE LE CAVITA' PIU' PROFONDE. QUESTO E' UN SISTEMA LARGAMENTE UTILIZZATO NEGLI USA E DIFFUSO DA PETE RAMEY. I FARMACI,UTILIZZATI IN MEDICINA UMANA COSTANO CONSIDEREVOLMENTE MENO DEGLI STESSI FARMACI UTILIZZATI IN MEDICINA VETERINARIA COMMERCIALIZZATI CON NOMI DIFFERENTI.

 

Why Do Horses Get Frog Disease?

Pathogens are ubiquitous in the horse’s environment.

Those that prefer anaerobic living conditions probably cause most frog infections, but the great variety in how the disease presents, progresses and responds to treatment suggests that a number of different organisms, as well as mixed infections, may invade the foot. Because of their tiny size, pathogens do not need a visible defect to gain access, but colonization is facilitated by flaps, layers, slits and cavities, which provide a moist anaerobic environment. Persisting deep in the tissue, disease can be difficult to detect, both in the early stages, and after superficial areas appear healed. Signs may not be apparent until the infection

is well established or re-established.

The living conditions of domestic horses encourage and sustain frog disease. Unstabled confined horses tend to cluster around water sources, feed areas and shelter, resulting in prolonged exposure of their hooves to urine and manure. Ammonia in these wastes damages hoof and frog horn, facilitating invasion by harmful organisms. Stabled horses may also suffer prolonged exposure to ammonia from bedding soiled with manure and urine.

Moisture in lush pastures, damp bedding or mud softens horn, making it more friable and thus vulnerable to invasion by pathogens.

Rubber mats, especially when used without bedding, seem to promote re-infection. In many cases, the ground beneath the mats provides an ideal location for fungal growth, as is known by every groom who had to strip and disinfect a dirt stall.

Fortunately these areas can be disinfected. If not scrupulously clean, bedding can also promote disease, not only by retaining moisture and ammonia, but also becoming a reservoir of organic material to support microbial growth. Classic thrush is often associated with standing in dirty stalls.

Dry conditions do not guarantee frog health. The function and physiology of the horse’s hoof evolved in response to the demands of constant travel over long distances and rough terrain. Under most natural (not pasture or induced exercise) conditions, frog horn grows approximately as fast as it is worn away, so trimming is unnecessary, and excess horn is not available to provide a haven for infection. Since most domestic horses do not have the opportunity to adequately self-trim, human intervention including trimming is necessary to accommodate the discrepancy between the lifestyle the frog was designed for and its modern circumstances.

Optimal horn growth and development are dependent on circulation of blood and lymph, which in turn is dependent on movement, i.e. Repeatedly loading and unloading of the foot. Even in large pastures, domestic horses rarely approach the distances traveled by wild horses. Stabled horses with periodic or daily turnout do not even come close, especially those who have no companion with whom to play. Because most domestic horses do not get enough exercise for optimum foot health, their frog horn is not as tough and resistant to invasion as that of unconfined horses in true natural conditions.

Systemic health is intimately related to the health of the equine foot, so any factor which affects overall health including nutrition, stress, and chronic or acute disease has an effect on frog health, as well. Metabolically-challenged horses are at increased risk for infection. Cushing’s disease, insulin resistance, obesity and other maladies of the modern horse can all compromise foot health. Genetics undoubtedly play a role; full siblings living in a group showed similar susceptibility to hoof problems, while herd mates responded differently to the same management conditions.

...

Frog trimming is a controversial topic in hoof care circles. Recommendations range from radical excision to a complete hands-off policy. Current popular theories include “only take what would come off by itself,” “the frog has its own wisdom and is capable of self-maintenance” and “never touch the collateral grooves because they are too sensitive.”

The first two theories may be appropriate for populations of healthy free-ranging horses whose social and nutritional circumstances dictate continuous and unlimited movement over abrasive varied terrain. Since this is not the case for most domestic horses, their foot care protocol must be adjusted accordingly. Years of experience using judicious technique to address infection in collateral grooves have shown that trimming, cleaning and treating them has not been damaging. While it may be true that infected collateral grooves can be quite sensitive, eliminating disease in the collateral grooves eliminates this sensitivity. It also improves the health of the white lines by removing a constant source of infection. Several horses who suffered years of chronic, repeated and extensive foot abscesses were healed by treating occult disease in the collateral grooves after other approaches, including corrective shoeing and trimming by highly qualified practitioners, scrupulous diet and environmental management, rehabilitative exercise and recommendations by a regional referral clinic, all failed to help.

...

By interfering with the natural expansion of the hoof capsule, decreasing frog/ground contact , and altering hoof mechanics, shoeing can contribute to the development of frog disease. If the caudal extent of the collateral grooves is covered by the heel of the shoe, it cannot be adequately cleaned.

...

In summary, frog disease is largely a condition of domestication. The demands of living in the human world are often in conflict with equine physiology, as it evolved over time. While the philosophy of “natural horse keeping” is admirable, caretakers must be realistic and honest with themselves about the unavoidable negative impact of modern life on the horse’s health. The conscientious owner or equine professional must

be responsible for taking steps to do what they can to recognize, treat and prevent the damage that horses inevitably suffer due to human management.

Frog care, including management practices which discourage disease, as well as daily maintenance and treatment when infection occurs, are relatively easy and inexpensive ways to improve the quality of life for modern horses and those who care about them.


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FRANCO:

LA MIA SCELTA DEL CAVALLO

Non è facile trovare il cavallo “giusto” da tenere sferrato o ferrato. Un animale robusto e ben conformato può dare grandi soddisfazioni se lasciato scalzo, vivere a lungo ed in buona salute. Lo stesso animale se ferrato sopporterà la ferratura ed i guai indotti da essa più a lungo.

Spesso si spendono parecchi soldi nell'acquisto di un cavallo senza essere capaci di valutarne gli zoccoli, per coloro che vogliono risparmiare o per chi è sensibile la ricerca si conclude spesso con il salvataggio di uno dei tanti cavalli che passati di mano in mano sembrano avviati verso una triste fine.

Tutti questi cavalli, regalati o acquistatati , ferrati da sempre e/o  regolarmente riferrati per anni ad intervalli economici rappresentano una incognita.

Una incognita da tutti i punti di vista, salute generale, comportamento....

E' nobile soccorrere un animale in pericolo ma pericoloso accollarsene il mantenimento e cura senza averne valutato l'onere e integrità. Io stesso sono stato sensibile ma poco accorto tradizionalmente parlando.

Quando comperai a peso Funny e Schnappi sapevo che se prendevo uno l'altro sarebbe stato macellato e viceversa. Fatti Fatti allora i miei “due conti”, valutato lo spazio a disposizione e considerate  le aspettative decisi di portarmeli a casaa tutti e due.

Aspettative? Disponibilità ? Spazio,tempo?.....un cavallo a seconda dei casi ha una aspettativa di vita assai più lunga della nostra!

Una scelta avveduta non può prescindere da queste come da altre considerazioni.

Quale sarà la riuscita sul campo di un piede già ferrato? Se il cavallo ferrato è in buona salute e "sound" l'aspettativa è favorevole. Se "zoppo" la sferratura è di dovere, la condizione migliorerà ma il risultato, dal punto di vista del proprietario rimane una incognita.

La valutazione dello zoccolo non è nemmeno alla portata di molti "professionisti". I piedi buoni non sono così diffusi, l'abitudine a trattare ferrati può sottrarre gli “occhiali giusti” e far venire a mancare considerazioni essenziali, l'avviamento alla riproduzione purtroppo non tiene conto della capacità dell'animale ad adattarsi ai vari terreni senza “protezione”. -Gli faccio fare un puledro!- è l'ultima considerazione utilitaristica ed irresponsabile del proprietario quando una cavalla è scarsa o inutilizzabile. Si trasmettono caratteri deboli che affliggeranno un altro cavallo domani. Il puledro, di piedi sani e ben conformati, ferrato in giovanissima età, difficilmente raggiungerà la soundness che lo avrebbe caratterizzato se fosse stato lasciato senza ferri almeno fino a tre anni e regolarmente pareggiato nel frattempo.

La maturazione delle strutture del piede è impedita. Il cuscinetto digitale pare rimanga in gran parte adiposo e non fibro-cartilagineo (Bowker), le misure diverse, etc.

Mentre il cuscinetto digitale necessita della continua variazione di pressione trasferita dal fettone attivo (in contatto con il terreno ) le cartilagini alari si irrobustiscono e vengono vascolarizzate grazie alla continua torsione cui sono sottoposte su terreni scoscesi o a causa delle variazioni di direzione dell'animale.

Il cavallo già ferrato, giovane, maturo o vecchio che sia, necessita quindi  di più di una veloce occhiatina allo zoccolo e solo dopo alcuni mesi dalla sferratura (e dall'acquisto)si può fare un bilancio iniziale.

Dando per scontata la gestione (spazio, movimento, socialità, alimentazione, varietà di terreni) ogni cavallo risponderà a suo modo.

Apro una parentesi trascrivendo un passo del dr. John Steward (UK): Breed differences

 Whether it is just tubule distribution or whether it is just the different thickness of the hoof wall, the "breed differences" in hoof shape depends, most significantly, on the hoof wall strength. It is virtually impossible for a farrier/trimmer to get the thin-walled thoroughbred foot to be upright, and likewise it is virtually impossible for the thick-walled Welsh Cob or Lusitana to have a collapsed foot. There are quite a few breeds that have this strong hoof horn with the foot developing with this upright shape but, even though some of the heavy horses have strong horn, it is sometimes insufficient to cope with the weight of the horse and the feet may well "collapse" and spread.The strong hoof deforms, under stress, differently from the mid-strength hoof and these differently from the weak-walled foot, and it is possible to identify the changes and thus predict better how they are likely to respond to different remedial work.

Ricordate la parabola dei talenti? Gesù creò la genetica e la capacità di adattamento! Il cavallo di piede robusto e ben conformato sfrutterà appieno la nuova favorevole condizione, il malaticcio vi sarà grato ma incapace di ricompensarvi come forse speravate.

Dal punto di vista pratico e per non essere un incubo ad ogni pareggio uno zoccolo deve essere ben strutturato, forte, naturalmente bilanciato.

Naturalmente uno zoccolo mai  ferrato in precedenza che dimostra di volare diritto su terra, erba e pietre è quanto di meglio possiamo sperare di trovare, rende l'indagine elementare e dona aspettative di tranquillità.

Di conseguenza il puledro è giocoforza una alternativa che oggi rivaluto. Contro ogni luogo comune. Non una iena rampante da lasciare ad Edwin Wittwer sei mesi in rieducazione, non un cucciolo appena nato che non si sa se avrà zampe diritte.

Magari un puledrone rustico, di buon carattere, vissuto nei boschi,  di piccola o media taglia. Sottoposto a regolari e periodici (mensili) interventi tecnici di pareggio specialistico per puledri che permettono al potenziale del cavallo di esprimersi. Il pareggio di mantenimento del puledro è una dei compiti più importanti per l'allevatore.

Un animale che risponda alla esigenza di scampagnate, da affidare alla nipote,da attaccare al carretto, da sellare,da pareggiare con facilità, che non impressioni gli altri componenti della famiglia, facilmente governabile ma anche da poter avviare allo sport se la si imbrocca.

Ogni volta che pareggio Schnappi che pesa 900 kg. penso a quanto sono stato fesso consolandomi per il fatto di essere buono. Scherzo e non lo cederei mai. Ma che fatica!

Pensa che ti ripensa (la moglie paurosetta e la nipote sono una realtà vera così come la mia schiena) ed avendo pareggiato forse ogni tipo di cavallo mi rivolgerei ad un Bardigiano, un Camargue, un Haflinger. Altre esigenze possono far orientare la scelta verso un Maremmano, un robusto cavallo polacco, un olandese. Ma sempre cavalli con  buoni piedi, da osservare e valutare con cura.

Tra i ponetti l'haflinger ormai è quasi un arabo biondo, il Camargue è lontano.

Un paio di anni fa ebbi l'occasione di vedere molti bardigiani tutti insieme al centro “Il Cinghio” a Parma dove due volte l'anno gli allevatori portano decine di puledri affinchè vengano montati ed attaccati in vista della presentazione al pubblico. Una bella vetrina.

Ne fui impressionato e guardando più che altro i piedi ... pensavo a moglie, nipotina e alla mia schiena....

Peccato che molti bardigiani così come tanti altri cavalli con “difetti” di mantello vengano  scartati dagli acquirenti. Se coloro che cercano un cavallo si rendessero conto che sono in basso e ben  altre le caratteristiche che fanno grande anche un cavallo piccolo, gli allevatori potrebbero guidare meglio e con meno frustrazione le loro selezioni.

Non sono balzane troppo alte o macchie bianche che dovrebbero distogliere dalla scelta ma le misure di piedi troppo piccoli o non ben conformati.

Piedi conici e bassi, muraglie robuste, fettoni grandi e sani, talloni larghi, suole con corretta concavità. Zoccoli già sottoposti a pareggi regolari non invasivi e tecnici, rispetto assoluto della parte “di sotto” dello zoccolo. Callosità della suola, fettoni, barre, da ritenere sacri. La teoria e la tecnica si sono sviluppate, non c'è alcun motivo per "rimanere indietro" trascurando di riconoscere gli aspetti selettivi adottati.

Fortunatamente cominciano ad intravedersi persone che desiderano un buon cavallo da mantenere scalzo. Ed aumentano, consapevoli dei danni della ferratura e delle alternative di protezione a disposizione.

Sceglierei un cavallo sereno e robusto, giovane e mai ferrato. Seguito dall'allevatore con discrezione e cura.

La consapevolezza riduce rischi e difficoltà . Se non altro ciò che si conosce si affronta e sopporta meglio.

 

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FRANCO:

PARASSITOSI, UN INTERESSANTE ARTICOLO SUL CONTROLLO DELL'INFESTAZIONE.

LA SOMMINISTRAZIONE STAGIONALE O ADDIRITTURA BIMESTRALE DI ANTIELMINTICI INDUCE RESISTENZA, I FARMACI INTERVENGONO NEGATIVAMENTE SONO CAUSA DI STRESS E CONCORRONO, SECONDO JACKSON, CONTRIBUISCONO A CREARE LE CONDIZIONI PER IL PROGRESSIVO DETERIORAMENTO DELLE STRUTTURE DELLO ZOCCOLO.

LA PULIZIA DEI PASCOLI ( CHI LA FA? ) E DELLE STALLE, LA ROTAZIONE DEI PASCOLI, IL PASCOLO MISTO CAVALLI, BOVINI, ETC CONTRIBUISCE ALLA LIMITAZIONE DELL'INFESTAZIONE.

LA IDENTIFICAZIONE E LA CONTA DEI PARASSITI E' ESSENZIALE AL CORRETTO UTILIZZO DEGLI ANTIELMINTICI ALTRIMENTI INDISCRIMINATO E CIECO.

IL SITO DELLA FARM A FONDO PAGINA E' SIMPATICO E PIACERA' A CHI AMMIRA IL MUSTANG.

 

Grass-Roots Parasite Control

by: George Lager, PhD

Anthelmintic resistance is recognized globally as a serious problem in equine internal parasite control. Fecal egg count reduction tests indicate that on many farms, certain drug classes are no longer effective, or egg reappearance periods have shortened significantly. Drug-resistant parasite emergence is related primarily to anthelmintic overuse and the lack of "evidence-based" deworming strategies.

When we started our small farm in south-central Indiana, we decided to base our parasite control program on a rigorous management plan, which involved frequently removing all fecal matter from pastures (about 5 acres), corrals, and stalls. We do not deworm until fecal egg counts (FECs) reach a predetermined target value. This is a labor-intensive approach, but it's more sustainable than traditional protocols because it limits anthelmintic use and delays drug resistance. In addition, horses carry a small worm burden that helps build immunity to more serious parasite infections.

Beginning with the adoption of our first BLM mustang, we collected all feces manually from pastures three times/week and from corrals and from stalls twice daily. We tracked FECs of two mustangs at one- to three-month intervals over a period of about two years (2-year-old colt at adoption on Aug. 3, 2007, named Nevada) and about one year (1-year-old colt at adoption on March 11, 2008, named Mesteño).

We dewormed both mustangs with ivermectin-praziquantel at the time of adoption and quarantined them for one month before release to pasture. Within one to two months of adoption, we used either pyrantel/piperazine or piperazine to treat for any remaining strongyles and/or large roundworms (Parascaris equorum). The Corydon Animal Hospital determined strongyle and large roundworm FECs, or we made the counts in a small laboratory at our farm using the McMaster egg counting technique.

The pastures, which we developed during our first year at the farm, had not been grazed by equines within the last 40 years. For the first two years, these two horses were the only ones on the farm. They usually had 24/7 access to the pastures, unless precipitation was significantly above or below normal for extended periods. In these cases we took them off pasture until the grazing conditions improved. Whenever possible, pastures were cross-grazed with a small goat herd to control the equine parasites that might inhabit the taller grasses and nongrassy vegetation. We dewormed the horses when strongyle egg counts reached 200 eggs per gram (EPG), a relatively low target count that does not increase the occurrence of colic or result in serious pasture contamination.

The target egg count was reached without intervening treatments after about 21 and about 12 months for Nevada and Mes-teño, respectively. Because there are only two horses involved and no control group for comparisons, this result is of more educational than scientific value. Therefore, no conclusive statements can be made about our plan's effect on parasite burdens. Nevertheless, the length of time between treatments is unusual for horses in this age group. Five months after deworming, FECs for both horses are less than 100 EPG.

Other than Nevada's initial FEC at the time of adoption, no roundworm eggs were observed for either horse. The hygienic conditions on the farm and the development of new, "virgin" pastures might explain the absence of roundworm eggs, which can persist for years in soils under temperature extremes.

There is some anecdotal evidence that mustangs have developed good immunity to parasites. In the wild, herds migrate over large areas, naturally limiting parasite transmission. Unfortunately, without a control group and a larger sample population, it's difficult to assess whether the low egg output is related to genetic makeup, management practices, or a combination of factors, including local weather variability.

In spite of the limited data set, this grass-roots approach shows what an owner on a newly developed farm can do to address parasite drug resistance. The only requirements are time and a small investment in basic lab equipment to determine FECs. Field studies with a good scientific design would be required to determine if our practices would produce similar results on other, more established farms with "domestic" horses. The raw data and a plot of FECs versus time can be obtained at www.mitchellplainfarm.com.

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FRANCO:

I “livelli “nel pareggio

Frequentando appassionati e proprietari di cavalli ho constatato l'esistenza di un po' di confusione . Meglio questo o quello? Credi più opportuna una linea o l'altra? Di che cosa si tratta?Le differenze in sostanza? Quanto? Come? Perchè? Potrei?

Qui identifico schematicamente vari interventi che nomino liberamente.

1- quello cui è sottoposto l'animale libero, il “D”

2- quello del maniscalco detto da pascolo

3- il naturale barefoot

4- il fisiologico

5- il “d”

Per pareggio “D” intendo quello cui va incontro l'animale che vive in modo selvatico, senza limitazioni di spazio, sottoposto alla pressione continua della selezione naturale.

Questo pareggio,nell'animale che sopravvive e si riproduce, è il migliore possibile.

L'azione continua degli elementi,il movimento,il “sudore della fronte”necessario a mettere insieme cibo ed acqua fanno si che alla sua perfezione meccanica sia lecito e nobile cercare di avvicinarsi senza pretendere di poterne eguagliare il risultato in termini di efficienza.

Al numero 2 metto il pareggio del maniscalco quando non intende riferrare un cavallo che verrà lasciato al pascolo. Meno invasivo di quello che precede la ferratura si propone di togliere velocemente l'eccesso di crescita, magari con la sola tenaglia.

L'idea è quella di fare il meno possibile, risparmiare.

Al numero 3 inserisco il pareggio naturale. Eseguito ad intervalli più o meno regolari non vuole sostituirsi alla natura ma integrarsi con essa. Ciò che viene tolto è ciò che si pensa sarebbe stato eliminato dagli elementi se l'animale non fosse confinato prendendo a modello gli animali rinselvatichiti che Jackson ha così lungamente con metodo scientifico osservato.

Non si modificano piani ed allineamenti già corretti, facendo solo il necessario perpetuiamo una situazione che si è dimostrata favorevole.

Questo pareggio su un cavallo, asino o mulo di proprietà e ben conosciuto non necessita particolare preparazione specialmente se già pareggiato professionalmente magari ad intervalli stagionali.

Come ho descritto nella home page servono comunque la tecnica per l'utilizzo degli attrezzi,una infarinatura teorica e tanta pazienza in assenza delle quali anche il più affrettato pareggio da pascolo è tante volte meglio. In una parola, è necessario essere “hands on”. Aggiungo che è necessario limitarsi modestamente a quello che si sa fare e mantenere un canale di verifica.

Arrivando al 4 chiamo fisiologico il lavoro che si compie sullo zoccolo di un cavallo che è difettoso o per svariati motivi è stato lungamente trascurato e ha reagito all'incuria in due modi differenti. Apparendo scombinato ed irriconoscibile a prima vista ma con un ordine celato e rapporti mantenuti fra le varie strutture o, invece, deformandosi.

Se è possibile con alcuni colpi di coltello aprire le varie scatole che racchiudono il primo e trovare per incanto uno zoccolo bello ed integro, le deformazioni richiedono tempo e possono essere il risultato della trascuratezza del proprietario, come della ferratura in se stessa, della ferratura ad intervalli “economici”, della malattia.

Gli interventi, nel secondo caso,da concertare coinvolgendo veterinario e pareggiatore (trimmer)non possono essere eseguiti da chi che non conosce il significato di asse digitale, di distribuzione delle forze, di bilanciamento dello zoccolo ed i modi di ottenerlo senza arrecare ulteriori danni.

L'azione intende integrarsi anche qui non sostituirsi all'ambiente che , solo, non sarebbe più in grado di rettifica.

In un caso o nell'altro sono interventi fuori dalla portata del dilettante presupponendo conoscenze conseguibili solo con il tempo, studio e pratica.

Intendo qui professionista , con licenza lessicale, non colui che esercita dietro retribuzione ma chi vuole migliorare continuamente tramite lo studio e la ricerca personali.

Per ultimo chiamo in causa il pareggio che chiamo“d”.

Con la “d” minuscola chiamo il lavoro di pareggio dello zoccolo e le tecniche acceleratrici che indeboliscono strutture , provocano sensibilità nella ricerca ossessiva di parametri,misure, angoli.

Questo sia nel cavallo sound che nello zoppo.

Sensibilità è la parola dietro la quale mascheriamo spesso una altra parola dal significato inequivocabile : dolore.

Con la nostra tipica arroganza sottoponiamo il cavallo alla ferratura perchè non accettiamo l'eventuale limite barefoot, lo soggioghiamo con l'imboccatura per rifiutare un ipotetico limite di controllo o l'accettazione della nostra incapacità, ne facciamo un animale dolorante per la fretta con la quale imponiamo anche un “tempo di guarigione”o una forma determinata.

Pur ammettendo che alcune di queste tecniche favoriscano il risultato in determinate situazioni patologiche, la loro applicazione malamente copiata e magari priva di reale motivazione, la mancanza di strutture idonee alla riabilitazione fanno più danno del male.

Si assiste spesso alla “sensibilizzazione” di cavalli barefoot che fanno onestamente il loro lavoro solo perchè il loro piede non “piace”.

La sottovalutazione della “sensibilità” comporta l'instaurarsi di posture scorrette che a loro volta possono indurre deformazione della struttura plastica della capsula dello zoccolo.

Ciò è gravissimo quando il danno è prodotto dalla ortodossa e superficiale ricerca di forme, misure ed angoli universali.

Non sono un amante dei livelli e delle certificazioni patacca, lo sapete. Siate indulgenti quindi se ho voluto usare la parola “livelli” nel titolo.

 

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FRANCO:

L'articolo che segue è stato pubblicato sul secondo numero di questo anno (2010) sul Notiziario delle redine lunghe a cura del Gruppo Italiano Attacchi

STORIE DI CAVALLI : FUNNY E SCHNAPPI

Chi di voi ha letto il  racconto pubblicato sul notiziario n°2 del 2009 ha già un' idea della mia vita con i cavalli.

Acquistati che avevano solo sei mesi, non avrebbero potuto "esserepresiedattaccati"

Mentre crescevano ho avuto tempo e modo di instaurare con loro un rapporto fatto di nulla se non stare insieme, movimenti, dialoghi tramite il linguaggio del corpo in attesa che arrivasse il momento di metterli davanti ad una carrozza. Pur pesanti come sono diventati, otto e nove quintali, sanno essere veloci ed eleganti nei movimenti e mi piace osservarli quando trottano fieri con passo rilevato.

Forse perchè sarebbe come andare con un trattore in autostrada (colorita espressione dell'amico Arcioni) mi limito a fare passeggiate ed escursioni in campagna invece di dedicarmi a gimkane e coni. Almeno per ora.

Le mie passeggiate...sono limitate purtroppo dalla condizione delle strade della regione e dalla trascuratezza di noi italiani capaci di trasformare in piccole discariche tutto ciò che non è delimitato con ringhioso filo spinato.

Pazienza, questo non ci ha impedito di fare una ricerca che è in corso e tentare una specializzazione.

Lasciatemi introdurre alcuni passi della prefazione di “La montagna a modo mio” di R. Messner e di commentarli brevemente . Riuscirò più facilmente a illustrarvi il mio modo di attaccare e andare a spasso con i cavalli.

Non intendo paragonarmi....ho trovato analogie sulla quali mi sono fermato a pensare.

Il passo seguente è suo.

... se attraverso un deserto mi manca l'acqua, se affronto il mare polare in inverno mi manca la luce, se scelgo l'Antartide devo patire il freddo, se vado nella giungla mi manca l'orientamento... l'uomo è un essere carente... che costruendo intorno a se una rete di protezione costituita da aerei, elicotteri e tecnologie sofisticate riduce l'ambiente ai propri bisogni rinunciando alla ricerca dei propri limiti”...

Messner non ritiene avventura quella vissuta in maniera tale da nascondere le incapacità, eliminare il rischio e la scomodità. Il rischio in una impresa aumenta man mano che l'esposizione cresce ed intende come maggiore esposizione la maggiore fragilità degli equilibri cui si affida l'uomo quando affronta la natura nudo.

Considera  avventura un'impresa spaziale nonostante l'estrema pianificazione ma non  viaggiare da Milano a Roma con una macchina mezza scassata. Si rischia solo di arrivare tardi. Non è avventura sorvolare il Borneo con un bireattore!

Di qui la sua rinuncia ai mezzi meccanici, agli “AIUTI” di ogni genere per trovare il proprio limite. Meglio rinunciare ad una ascensione piuttosto che barare con la montagna tramite il ricorso a mezzi artificiali. Intendiamoci, non ricerca del limite per sciocca ebbrezza del pericolo ma allenamento e metodo per vincere il limite e spostarlo ogni giorno un po' più in la.

Allora rinuncia ai chiodi ad espansione o ,tornando ai cavalli ,rinuncia ad un finimento contenitivo. Rinuncia alla bombola di ossigeno come agli zoccoli ferrati, ad un ricevitore satellitare come ad un Liverpool. Per lui la rinuncia ad un compagno di viaggio in cambio della solitudine e per me a quella dei freni.

I miei cavalli non sono ferrati, unica salvaguardia occasionale sono le scarpette di gomma per gli zoccoli anteriori.

Non hanno imboccatura. Indossano una briglia del dr. Cook, una capezza specializzata.

Non hanno paraocchi. Possono integrare i loro sensi e vedere dove mettono i piedi ma spaventarsi per una cabina elettrica appena installata.

Non porto la frusta. Mi affido alla voce ed alle redini che tramite la capezza esercitano una innocua pressione sul muso.

E' con questa filosofia nell'affrontare le cose in un modo “inutilmente pericoloso” che vado in carrozza. Certo non posso andare ovunque vorrei, devo scegliere a volte una strada più lunga ma praticabile per gli zoccoli dei miei cavalli sferrati. Sono costretto a cercare una via. Non la trovo bella pronta, tracciata, diritta, magari corta.

A volte sono gli animali che mi fanno capire che non è giornata.

Sono limitato.

Tuttavia appagato da ciò che diventa via via possibile. Con cavalli più sereni e sani senza la bocca ed i piedi offesi dal ferro.

Nel rapporto stretto  alla pari, di fiducia estrema nell'animale, trovo la soddisfazione di compiere ancora gesti diventati inutili con i cavalli .

Gesti che hanno perso il senso che avevano, in un mondo che non si muove a cavallo e che riconosce come unità di misura il KW.

Ecco un passo del grande Reinhold :

...mi sono sforzato di assumere un atteggiamento di estrema modestia e rispetto. E' così che ho cominciato a conoscere il linguaggio del corpo, ho cominciato a esprimere ciò che pensavo e a sperimentare il mondo alla velocità del pedone ... procedendo alla velocità di chi cammina, in salita o in piano..”

Sembra scritto per noi.


dr.Franco Belmonte

biologo, cultore del pareggio fisiologico dello zoccolo del cavallo

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Franco: Crioterapia

Questo mio passo è destinato principalmente a coloro che hanno la sventura di avere un cavallo laminitico o che ha sofferto di attacchi ed alla proposta di trattamenti crioterapici in parallelo a quelle tradizionali.

La crioterapia è argomento attuale di studio. Ne vengono proposte svariate applicazioni.

La più chiacchierata è quella per la cura e/o la prevenzione della laminite.

Nonostante questo sia un argomento estremamente specialistico, ritengo utile parlarne per focalizzare l'attenzione del lettore su ciò che ritengo naturale e corretto e quali ritengo essere le priorità nella gestione del cavallo senza il rispetto delle quali qualsiasi altro intervento diventa inutile ed anacronistico. Oltre a rappresentare una spesa considerevole.

E' patrimonio comune la conoscenza del comportamento del cavallo durante la fase acuta di un attacco laminitico. La postura, atta a scaricare peso dalle punte, la ricerca di una superficie piana e libera da ostacoli, la sosta prolungata su terreni cedevoli e fangosi se disponibili.

Una superficie bagnata perde calore a causa del passaggio di stato dell'acqua da liquido a vapore.

Il cavallo nell'acqua o nel fango cerca di ridurre la temperatura dei suoi zoccoli.

Non interessa a colui che non fa ricerca di base sapere se la temperatura di uno zoccolo malato aumenta o diminuisce, di quanto o per quanto tempo.

Interessa invece il comportamento del cavallo e assecondarlo. Se egli ritiene che il raffreddamento sia utile aiutiamolo.

Con un sito umido a disposizione, con una camera d'aria riempita di ghiaccio tritato etc ,solo la fantasia è un limite.

Cosa abbiamo fatto fino a quel momento, prima della manifestazione della malattia? In quali condizioni vive, lavora, si alimenta il cavallo?

Se vive segregato, in box, senza la possibilità di vivere la sua vita da animale gregario ed in perenne movimento (almeno parte del giorno e dell'anno) alimentandosi naturalmente ed escludendo cibi ad alto contenuto calorico inidonei alla sua specie qualsiasi intervento crioterapico proposto lascerà il tempo che trova o sarà comunque di beneficio temporaneo senza escludere il rischio di ricaduta.

Non ci sono alternative alla libertà di movimento e di relazione, all'alimentazione.

La restrizione della scuderia, specialmente se prolungata nel tempo non può essere invocata e avvallata come soluzione per impedire traumi ed incidenti ad un animale costoso.

Il proprietario dovrebbe essere istruito sulle problematiche che il box può indurre ed essere informato sul miglioramento generale che comporta la vita all'aperto in un ambiente protetto.

Non solo. Dovrebbe essere diffusa la consapevolezza di quanto più tempo deve essere dedicato al cavallo stallato per compensare le ore di inattività passate nel box.

E' con delusione che vedo invece propagandare marchingegni “miracolosi” che non tengono in considerazione l'animale e le sue necessità con l'intenzione di sostituirsi alla natura.

L'uscita dal tunnel rappresentato dalla laminite o la sua prevenzione è offerta al cavallo ed al suo proprietario dal cambio di gestione.

Spazio aperto contro confinamento, socialità contro segregazione, barefoot contro ferratura, alimentazione prevalentemente secca contro verde soprattutto in primavera.

Non esiste una scorciatoia crioterapica per la soluzione di una malattia metabolica.

La crioterapia è la benvenuta ma le altre condizioni sono state soddisfatte?

Laminitis: Cryotherapy Treatment in the Real World

From a layman's perspective, cryotherapy (use of cold for treatment) for horses at risk of or just beginning the acute phase of laminitis just makes sense. The laminae are inflamed, the hooves are hot to the touch, so let's cool them down and keep them cold. Researchers get that, too. But there are still some questions on how this method works, and there are some issues when it comes to real-world applications.

Two factors have emerged as crucial to the success of this method: early intervention and duration of treatment.

Chris Pollitt, BVSc, PhD, head of the Australian Equine Laminitis Research Unit at the University of Queensland, shared some ideas on the function and uses of cryotherapy at the fourth annual Promoting Excellence Symposium of the Florida Association of Equine Practitioners (FAEP), held Sept. 25-27, 2008, in San Juan, Puerto Rico.

Pollitt said two factors in clinical trials have emerged as crucial to the success of this method: early intervention and duration of treatment. The earlier an at-risk horse can start cooling and the longer he can remain cooled seem to be paramount to the effectiveness of the treatment.

Pollitt said an at-risk horse should undergo cryotherapy as soon as possible--definitely before clinical signs of laminitis manifest. These can include heat in the feet, a bounding digital pulse, and favoring the affected limb, sometimes even "pointing" it in discomfort.

Trials using horses with laminitis induced just prior to and in the midst of therapy have demonstrated the method to be effective in preventing clinical signs and permanent damage. However, questions about whether cryotherapy can slow or halt the damage once it's started have not been answered.

In a horse with strong digital pulses, "If you use cryotherapy, you're chasing the shadow of the damage that's been done," Pollitt said. Exposed to cryotherapy, these horses might stabilize and not get worse, but the outcome mainly depends on what structural damage occurred.

As for duration of treatment, trials have shown that horses can tolerate cryotherapy over sustained periods. According to studies Pollitt cited, horses can stand in ice water for hours or days without the frostbite or other complications that make this approach dangerous for human patients.

"There's no real limit on the application of cryotherapy," Pollitt said, citing one study in which the horses remained in constant cryotherapy without damage for seven days. "I have no problem with leaving it on for as long as you think the horse is at risk from disease in other areas of its body."

In summary, the earlier you can intervene in a potential laminitis case, and the longer you can maintain treatment, the more likely you will succeed in preventing laminitis or reducing its damage.

The methods used for cryotherapy have varied, depending on who is applying it. Some have tried boots. Other opt for large tubs. Ice water slushies, sometimes in tire innertubes (tied off on one end, open at the other for the horse to step in), are also used. Either way, it's important to cool to the distal limb (from the carpus or tarsus down), to maintain constant low temperature, and to manage waste, in the case of the tub approach.

It's not easy--the horse must be maintained, perhaps for days, with water available and food, if it can be tolerated. A horse recovering from colic surgery or severe illness might not want (or might not be able) to stand in a cryotherapy tub.

"We need somebody to develop a really good cryotherapy boot or wrap application," he summarized.

While the kinks are still being worked out, research into this method continues to demonstrate its potential.

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Resistant Parasites: Predatory Fungus Could Aid Control

 

Ecco qualche cosa di interessante che è stato finora celato e osteggiato. Pensate agli interessi dell'industria farmaceutica che vende paste antielmintiche.

E' di molti anni fa la sua sperimentazione in Svezia, speriamo sia la volta buona. Si tratta di somministrare ai cavalli nella dieta spore di funghi che depositate con le feci nei pascoli provvedono a sviluppare una rete atta a digerire le larve dei parassiti.

Predatory fungus Duddingtonia flagrans might be a viable option for the biological control of infective larvae of small strongyles, researchers noted in a recent study.

Adult small strongyles residing in a horse's large intestine and cecum lay eggs that are passed in the feces. The eggs hatch and larvae develop on pasture. Horses become infected when they ingest the third stage larvae (L3) while grazing.

Administration of deworming drugs, called anthelmintics, is the most common method employed for controlling internal parasites in horses; however, resistance to chemical wormers is a major problem. Small strongyles are already resistant to both of the benzimidazoles (oxibendazole and fenbendazole) and also pyrantel pamoate. There is also evidence suggesting that resistance is developing against ivermectin.

"Alternatives are required to help reduce the continued use of the same anthelmintic class," noted the Brazilian research group in their recent study. "Biological control is among these alternatives, using natural nematode antagonistic fungi."

To evaluate the predatory activity of D. flagrans on L3 small strongyles, researchers incubated the fungus in Petri dishes containing a water-agar combination with or without L3s. The plates were examined microscopically every 24 hours for seven days and researchers counted non-predated L3s.

A significant reduction (93.64%) in the recovered L3s was noted, suggesting that D. flagrans is a potential candidate for the biological control of horses cyathostomin L3.

Martin Krarup Nielsen, DVM, PhD, an assistant professor at the University of Copenhagen in Denmark, commented on the study.

"This is not new," Nielsen said. "This fungus has been tested in cattle, sheep and horses with good, but variable results.

"The fungal spores may not be as efficient as a dewormer, but they will be an excellent alternative. In fact, they will be very suitable for controlling resistant worms and prevent further development of anthelmintic resistance," said Nielsen.

Field studies have been successfully conducted on D. flagrans; however, more research is likely needed before this technique will become available.

"The product was patented in Denmark in the 1990s, but meanwhile the patent has expired and was never exploited," Nielsen said. "I'm still hoping that someone would launch a product--the equine industry needs it!"

The study, "Predatory activity of the Nematophagous fungus Duddingtonia flagrans on horse cyathostomin infective larvae," is scheduled to be published in an upcoming edition of the journal Tropical Animal Health and Production. The abstract is currently available on PubMed

http://cnia.inta.gov.ar/helminto/pdf%20alternativos/DUDDINGTONIA%20AGAINST%20LARVAE%20OF%20HAEMONCHUS%20CONTORTUS.PDF

una pubblicazione sul controllo della parassitosi

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ALBERTO:

LA LEGGENDA DEL FIOCCO

 
Il termine fioccatura si applica alle granaglie che vengono schiacciate per laminazione dopo aver subito un trattamento termico.

Il processo fu massicciamente adottato negli anni ’70 per la nutrizione del vitello a carne bianca, molto di moda in quel tempo. Questo avveniva per evitare l’arrossamento delle carni, caratteristica del passaggio da monogastrico, il vitello, a poligastrico, il manzo.

Con il diffondersi di questo tipo di allevamento, alle linee di fioccatura aziendali, che usavano i cereali prodotti direttamente, mais, orzo, frumento, avena, segale, triticale, ecc. ecc., si sostituirono le linee di produzione dei mangimisti che fornivano il prodotto finito.

Nel tempo, per fortuna, questo tipo di allevamento fu abbandonato. Il consumo lasciò questo alimento in favore di altri.

I mangimisti, si trovarono le costose linee di fioccatura praticamente ferme e dovettero inventarsi qualche cosa di sostitutivo.

Una caratteristica negativa del fioccato e’ la deperibilità molto elevata, mancando la protezione del tegumento esterno della granella. Il fioccato inizia a deperire nel momento stesso in cui viene prodotto.

Considerando appunto le caratteristiche di instabilità e deperibilità del fioccato, scelsero un mercato non particolarmente tecnico, quindi facilmente influenzabile, molto frazionato, uno, due capi al massimo, e con buone possibilità economiche.

Il mondo del cavallo era l’ideale, ecco la brillante idea ! Soddisfava tutte le caratteristiche richieste.
Una buona pubblicità mirata, accattivanti confezioni, poca preparazione veterinaria nel settore specifico dell’alimentazione, almeno all'inizio, poca attenzione e informazione da parte dei proprietari di cavalli, e la trappola scattò.

Purtroppo, con l’intervento dell’industria, nascono subito alcuni problemi:

• nessun controllo diretto sulla qualità della granaglia, qualsiasi derrata contenente muffe o grane spaccate, striminzite, mondiglie, ecc., può diventare apparentemente un buon fioccato.

• La decorticatura o la degerminatura vengono praticamente abbandonate, con immediato decadimento della qualita’ del prodotto finale.

• La conservazione prolungata, i mangimisti forzano per fornirne grandi quantità, in sacchi o in silos, non potendolo fornire giornalmente come si dovrebbe, genera una forte diminuzione della qualità.

• Il fiocco non favorisce la masticazione, i cavalli si abituano ad ingerirlo con rapidità, essendo molle, e non irrorano la massa con la giusta quantità di saliva (anche 40 litri al giorno) preferendo ingerire acqua.
L'effetto finale parrebbe lo stesso, ma, di fatto, vi sono scompensi a livello digestivo, soprattutto a carico dello stomaco che non è più protetto dalla saliva. L'alimento molle, fioccato e mangime in pellets, è adatto ai ruminanti che hanno la masticazione differita rispetto all'ingestione. Il cavallo, monogastrico erbivoro, deve masticare a lungo e bene prima di ingerire l'alimento.

• Con i fioccati la miscelazione con sali minerali e vitamine non può essere fatta a livello meccanico, soprattutto per il diverso peso specifico degli elementi, la manipolazione dei sacchi porta ad una scissione delle parti più pesanti rispetto a quelle leggere, la stessa cosa avviene nei sili, per le vibrazioni dovute al passaggio dei mezzi. Le integrazioni devono essere quindi somministrate a parte.

Tutte le manipolazioni che portano ad una raffinazione del cibo ottengono come risultato la malnutrizione sottoforma di calorie "nude" o "vuote".

Praticamente alimentazione spazzatura.

S
ono assolutamente da escludere dall’alimentazione del cavallo !

 

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